Oggi, domani e dopodomani ritorna in 150 sale il film che ha segnato il folgorante esordio di Carlo Verdone. Un sacco bello, il capolavoro comico scritto, diretto e interpretato dal regista romano, approda nuovamente al cinema. A 46 anni dal debutto, il film affronta, ancora una volta, la sfida del grande schermo, grazie alla Cineteca di Bologna, con il suo progetto Il cinema ritrovato. Al cinema, in collaborazione con Rti e Mediaset Infinity, Minerva Pictures e Siae (Società italiana autori ed editori), con la realizzazione del laboratorio L’Immagine ritrovata. Il lungometraggio, prodotto da Sergio Leone, assurto nel tempo a un autentico oggetto di culto, ritrae una galleria di personaggi leggendari, con quelle battute che i fan dell’attore, e non solo, serbano scolpite nella memoria. Si tratta di una nuova versione restaurata sotto la supervisione dello stesso autore. Dopo l’uscita nei cinema, la versione restaurata del film sarà disponibile su Mediaset Infinity. In un’intervista a Repubblica, Carlo Verdone ammette la propria commozione nel rivedere il film. “Mi ha colpito”, sottolinea.
“Era una commedia piccola – racconta – ma molto rivoluzionaria. Raccontava tre ragazzi pieni di solitudine, di incertezze, di smarrimento. Un mondo diverso da quello dei grandi colonnelli della risata, Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi. Qui c’erano maschi sperduti, fragili, spesso disarmati davanti a donne più forti. L’esperienza del femminismo negli anni Settanta aveva rovesciato i rapporti e io sentivo che lì c’era qualcosa da raccontare. E c’era l’ultima immagine di una Roma che aveva ancora un tessuto sociale: la gente che si parlava dalle finestre, il ferramenta, il vetraio, il silenzio dell’estate interrotto dalle cicale, qualche motorino smarmittante. Oggi senti solo i trolley, i pullman, la folla. Quella Roma la posso riavere solo in quel film”. L’attore-regista non era per niente consapevole delle reazioni dopo la visione. “Alla prima proiezione per i critici – ricorda – nella sede di Medusa, Sergio Leone mi vede nervoso, stringe il pugno e dice: Io sto film lo tengo così. Stai in buone mani. Che fortuna avere accanto un gigante come lui, che ha avuto fiducia di un giovane”.

Verdone ricorda che il grande Leone scelse anche la bella Marisol, interpretata dall’attrice cilena Veronica Miriel. “Io stavo male, avevo una flebite seria. Leone andò a Barcellona, tornò con tre fotografie. Io ne indicai una e dissi: È questa. Era Veronica Miriel. Lui: Facciamola venire. Sbrigati a guarire. Lei capì il personaggio, materna, misericordiosa verso il povero Leo. L’ultimo giorno di riprese mi dice: Portami a Piazza Navona. Davanti alla fontana, si alza la maglietta, si toglie i pantaloni, resta in mutande e si butta nell’acqua. Io urlavo: Esci, arrivano i vigili, ci fanno la multa. Lei Roma è meravigliosa. Esce e si rimette la t-shirt bagnata e trasparente, fuggiamo in lambretta inseguiti dai coattoni in scooter”. Altra interpretazione memorabile è quella di Mario Brega. “Nei film di Leone – racconta Verdone – menava e basta, non diceva battute. Sono a casa di Sergio quando entra Brega con le cassette di frutta, lavorava ancora con amici dei mercati generali di via Ostiense. Lo sento parlare e dico: Questo è il padre perfetto del figlio dei fiori. Leone è perplesso, facciamo un provino e Mario, quando capisce che farà il film, m’abbraccia così forte che mi stritola le braccia”. Un fatto è certo: per Carlo Verdone, “quello che c’è in Un sacco bello, in un modo o nell’altro, l’abbiamo visto tutti. Solo che spesso siamo distratti e non ci fermiamo sui dettagli”.
(*) La prima foto ritrae Carlo Verdone e Mario Brega
Aggiornato il 27 aprile 2026 alle ore 18:08
