Per il lettore è una grande emozione leggere La Montagna Magica di Thomas Mann, capolavoro della letteratura del Novecento, tradotto in modo magistrale da Renata Colorni, con il commento e le note a cura di Luca Crescenzi, libro che fa parte della prestigiosa collana i Meridiani Mondadori.

Nella parte iniziale del libro, una vasta narrazione, compare Hans Castorp, l’ingegnere che lascia la città di Amburgo per recarsi a Davos Platz, dove sorge il sanatorio di Berghof in cui si trova suo cugino Joachim. Hans Castorp, il protagonista di questo grande libro, è orfano, visto che ha perduto i genitori quando era bambino e, di recente, il nonno Hans Coreuz Castorp. Il console Tieneppal è stato nominato suo tutore. Appena giunto nel sanatorio, dove si trovano persone provenienti da tutto il mondo in cura per la tubercolosi, Hans Castorp intuisce che vi è una differenza sostanziale e profonda tra il luogo di cura, in cui il tempo scorre lentamente, e la vita in pianura, consacrata alla economia, al lavoro, alla produzione di ricchezza. Nel sanatorio, dove pensa di restare per tre settimane, il giovane ingegnere incontra il Dottore Behrens, che cura i polmoni delle persone colpite dalla tubercolosi, e il Dottore Krokowski, che, invece, si occupa di analizzare la psiche degli ammalati. Krokowski, che è un medico colto, rimane meravigliato quando apprende che Hans Castorp non è ammalato. Infatti, osserva che lui, nel corso degli anni in cui ha esercitato la sua attività professionale, non ha mai conosciuto una persona completamente sana. Hans Castorp, decide di seguire lo stile di vita del sanatorio, scandito dai pasti abbondanti nel ristorante, dalle lunghe passeggiate per i boschi con il cugino Joachim, dal riposo sulla veranda di fronte alle montagne maestose e innevate, dove rimane avvolto per molto tempo in due coperte di cammello.

Con Joachim, mentre passeggia, incontra e conosce la figura affascinante di Ludovico Settembrini, l’umanista membro della lega in favore del progresso umano, che sostiene che la critica discende dalla ragione e rappresenta lo spirito del progresso e il fondamento della cultura illuministica. Settembrini è impegnato a redigere un volume sulle opere letterarie dove è indagata la sofferenza umana. Crede, il letterato italiano che è stato allievo di Carducci, che vi sia un intimo legame tra la pedagogia e l’umanesimo, per favorire la educazione dei giovani.

Hans Castorp nota che una bella signora, dallo sguardo seducente, ogni qual volta entra nella sala da pranzo del sanatorio, il cui nome è Claudia Chauchat, di origini russe, lascia sbattere e tintinnare la porta centrale. Il giovane ingegnere è attratto e innamorato di questa donna. Hans Castorp, sottoposto ad una radiografica, risulta malato e da ospite diviene un paziente del sanatorio di Davoz. Il Dottore Krokowski, proprio quando Castorp è angosciato e in preda al dolore per l’amore che prova per Claudia Chauchat, tiene, ogni quattordici giorni, delle conferenze sull’amore e sulla sua potenza primordiale. Per Krokowski il timore, il senso della decenza e il terribile bisogno di purezza hanno tenuto l’amore in ombra, rendendo le persone infelici. Settembrini, durante una delle conversazioni che ha con il giovane ingegnere, osserva che il perfezionamento morale della umanità è necessario, poiché è vero che l’uomo proviene dall’odio, dal timore, e dalle tenebre. Tuttavia, grazie al pensiero che deriva dalla cultura umanistica, la condizione umana può progredire verso la felicità, la chiarezza interiore, la bontà e la felicità.

Mentre Hans Castorp passeggia con Joachim per i boschi per caso incontra il Dottore Behrens che nella sua abitazione gli mostra il ritratto che ha dipinto di Claudia Chauchat. Il Dottore Behrens viene colto da una improvvisa malinconia e chiede di essere lasciato da solo. Anche lui ha perso la moglie da pochi anni. Sono dolorose e intense le descrizioni che nel sanatorio mostrano Hans Castorp che, spinto dalla compassione cristiana, si reca nelle stanze dove i pazienti, alcuni molto giovani, sono in procinto di morire. Settembrini, notando il turbamento del giovane ingegnere, dà una definizione della morte memorabile, definendola come la parte sacra della condizione umana. Si chiede Hans Castorp cosa sia la vita, e come la materia diventi cosciente di sé stessa, anche se non si comprende da dove abbia origine la vita cosciente.

In questo periodo, disteso sul loggiato del sanatorio, avvolto nelle coperte di cammello, Hans Castorp inizia a leggere i testi di medicina per conoscere come sia avvenuto il passaggio dall’inorganico all’organico, dall’immateriale al materiale, e il concepimento della materia da quello che materia non è. Joachim, impaziente di lasciare il sanatorio, per raggiungere la pianura e arruolarsi, appare inquieto, fino a quando, contro il parere dei medici lascia il sanatorio. Nel libro molto belle sono le pagine dove si riflette intorno al rapporto tra il tempo, il movimento e lo spazio. Settembrini, dopo avere lasciato il sanatorio, va a vivere in una stanza in affitto nella casa del sarto per signore Lukacek, dove condivide la casa con il coinquilino Naphta, un gesuita e un professore di latino.

Da questo momento, nella seconda parte di questo grande classico del Novecento, si sviluppa un dibattito intellettuale tra Settembrini e il gesuita Naphta. Per Settembrini non è ammissibile deplorare quella che Naphta chiama con disprezzo la affermazione borghese della vita, una forza ideale che è presente nella storia per favorire le idee di libertà, della morale, della ragione, e del perfezionamento umano. Naphta, nel rispondere alla osservazione di Settembrini, nota che l’idillio illuministico deriva da un imbarbarimento razionalistico della dottrina ecclesiastica che postula la libertà originaria dell’uomo dalla società e dal peccato. Se Naphta, citando Plotino, si interroga sul rapporto tra la materia e lo spirito, Settembrini esalta la eredità greco romana, la forma, la bellezza, il classicismo e il primato della ragione. Naphta è un seguace della scolastica, sicché la divinità, per lui, è trascendente e vi è l’antitesi tra dio e il mondo, così come l’uomo è un essere dualistico, sospeso tra il sensibile e il sovrasensibile, per la presenza dell’anima immortale.

Nel libro la personalità dell’umanista e quella del gesuita sono delineate e descritte in modo straordinario. Con gli sci Hans Castorp raggiunge le vette della montagna. Durante la bufera, con la neve che cade in modo incessante, si addormenta e fa un sogno che ha valore simbolico. Grazie al sogno comprende che le antitesi sono fondamentali nella condizione umana. Infatti, è l’amore, e non la ragione, che si oppone alla morte. Joachim rientra in sanatorio, e, ammalatosi gravemente, muore. Claudia Chauchat ritorna nel luogo di cura con un compagno di viaggio, Mynheer Peeperkorn, che diventa amico di Hans Castorp. Per Peeperkorn si ha la sconfitta del sentimento al cospetto della vita, quando non si è capaci di apprezzare i doni naturali e semplici della vita che derivano da Dio e dal creatore.

La conclusione di questo libro sorprenderà il lettore. Le citazioni presenti nel libro derivano dalle opere di Goethe, Nietzsche, Schopenhauer, Kierkegaard, Wagner, autori su cui Thomas Mann ha scritto saggi fondamentali. Un grande capolavoro della letteratura moderna.

(*) La Montagna Magica, Thomas Mann, traduzione di Renata Colorni, Mondadori, 2026, 912 pagine, 16 euro.

Aggiornato il 08 gennaio 2026 alle ore 12:26