Purtroppo, sta nell’ordine delle cose. L’epopea del rock che ha visto il suo periodo più travolgente e stravolgente negli anni Sessanta e Settanta, aveva come protagonisti i ventenni di allora, diventati icone e punti di riferimento per intere generazioni, che ai giorni nostri inevitabilmente ci lasciano.

David Crosby è stato uno di loro: con i suoi baffi e i capelli lunghi ha incarnato il concetto stesso di rivoluzione: ecologista, anti nucleare, sostenitore e praticante del libero amore, assuntore di svariate sostanze, per cinque mesi detenuto nelle patrie galere, animatore e creatore di quel luogo geografico, Laurel Canyon, che finì per essere identificato con il concetto stesso di Controcultura, un quartiere di Hollywood a Los Angeles dove vivevano oltre a tutti coloro che gravitavano attorno a Crosby Still, Nash e Young. Come i Byrds e i Buffalo Springfield, ma anche artisti del calibro di Frank Zappa, Jim Morrison, James Taylor, Carole King, Peter Fonda, Joni Mitchell e via dicendo.

L’intuizione di David Crosby fu quella di mescolare il folk americano della West Coast con le chitarre elettriche e con le influenze che arrivavano dall’Inghilterra dei Beatles. Inserito due volte nella Rock and Roll Hall of Fame, prima con i Byrds e poi con i Crosby, Stills & Nash, durante la sua lunga carriera Croz ha fondato e disfatto gruppi con grande disinvoltura applicando anche alla musica le sue scelte di vita affettiva a sessuale. Anche questo, in fondo, è un atteggiamento coerente con la sua idea di libertà.

David Crosby nacque nel 1941 a Los Angeles, figlio di un premio Oscar per la fotografia, lasciò presto l’idea di una carriera cinematografica per dedicarsi alla musica. Nel 1964 fondò i Byrds che, con una versione di Mr. Tambourine Man di Bob Dylan, scalarono il primo posto delle classifiche statunitensi.

Abbandonò i Byrds nel 1967 e nel 1969 i Crosby, Stills & Nash pubblicarono il loro album omonimo considerato un disco epocale nella storia del rock. Sempre nel 1969 si unì al gruppo Neil Young e i Crosby, Stills, Nash & Young pubblicarono “Déjà Vu” subito primo nelle classifiche di vendita.

Il primo album solista di David Crosby, “If I Could Remeber My Name”, uscì nel 1971 con numerosi ospiti: oltre a Graham Nash e Neil Young anche Joni Mitchell, i Jefferson Airplane, Grateful Dead e Carlos Santana. Una curiosità su quest’album: l’Osservatore Romano nel 2010 lo colloca al secondo posto degli album più meritevoli di essere ascoltati dopo “Revolver” dei Beatles.

Nei primi anni settanta Crosby ebbe un figlio che però dette in adozione alla nascita. Lo ritrovò negli anni Novanta e nel frattempo era diventato un ottimo pianista e compositore. Con James Raymond, questo è il suo nome, fondò i Crosby, Pevar & Raymond e pubblicò due album in studio e due live tra il 1998 e il 2001.

Nel 2014 Crosby tornò a realizzare album di inediti da solista, ne ha pubblicati ben sei fino al 2021. In tutti questi sei album ha sempre collaborato con il figlio James Raymond. In una recente intervista a proposito del figlio ha detto: “Alcune delle cose che ho fatto di recente con Becca (Stevens), Michelle (Willis) e Michael League con la Lighthouse Band sono davvero incredibili, ma non credo di aver mai avuto una chimica migliore che con James, francamente, è maturato. Ho pensato che fosse fantastico quando l’ho incontrato, ma in questo disco (“For Free”, pubblicato nel luglio 2021, ndr), penso che sia un autore bravo quanto me, se non migliore”.

Ciao Croz; a noi ora rimane la tua musica ma anche la triste sensazione che il mondo di oggi è davvero lontano dai sogni di quella rivoluzione culturale e musicale che hai rappresentato e vissuto sulla tua pelle.