Film, “El nido” è una fiaba dai toni cupi

El Nido è un’opera prima a metà strada tra l’horror e la fantascienza. Il lungometraggio d’esordio di Mattia Temponi è concepito come una fiaba dai toni cupi che mette in scena atmosfere tristemente attuali, tra pandemia, mascherine e protocolli di cura. Poi vira sul più classico dei contagi letali tipico del genere, quello di una misteriosa piaga che trasforma in creature simili agli zombie. Il film, interpretato da un’intensa Blu Yoshimi (Sara) e dall’attore argentino Luciano Cáceres (Ivan) è distribuito in esclusiva da Minerva Pictures sulle piattaforme digitali: Sky Primafila, Chili, Rakuten, Google Play, Amazon, Apple Tv. “L’apocalisse non fa paura se la trascorri in un nido”, è il claim di lancio dello spot che introduce il luogo centrale, incrocio tra un rifugio antiatomico e un’area di reclusione, capace di offrire sia salvezza che prigionia.

“Il mio obiettivo – sottolinea Temponi – è comporre un racconto emotivo che metta il pubblico nei panni della vittima, lo manipoli, lo faccia empatizzare con lei mostrando quanto è facile cadere in una trappola emotiva. Un racconto che si giochi soprattutto sulla tensione psicologica, la suspense, il non mostrato, l’inquietudine per qualcosa che sai che sta per accadere, e che utilizzi la violenza più grafica come rapidi flash di contrappunto allo spartito principale”. Un racconto a più livelli che vuole essere anche “una riflessione attorno alla nostra contemporaneità e “la tossicità di alcuni rapporti donna-uomo”.

Sara, studentessa ribelle di buona famiglia, un giorno si risveglia prigioniera in uno dei “nidi” sotto la sorveglianza 24 ore su 24 del riservato e attento Ivan (Caceres), uno dei volontari che hanno deciso di dedicarsi alla gestione dei “contagiati”. Alla ragazza che non accetta il suo destino, Ivan fa un regalo inaspettato, quando decide di non seguire il protocollo ufficiale, che prevederebbe la sua eliminazione. Il volontario tenta di curarla con una dedizione che li avvicina sempre di più, mentre il mondo fuori sembra sempre più in preda al caos. Una realtà molto più complessa di quanto sembri. 

(*) Foto di Emanuela Scarpa