“Volevo nascere scema”, come molti di noi

In quanti di noi avrebbero voluto “nascere scemi”, per non pagare nella loro vita il pegno dei saggi, o di coloro che hanno occhi per vedere le ingiustizie del mondo e voce per denunciarle, non rifiutandosi di conseguenza di chiuderli e tacere? Un bel titolo, decisamente, in questo regno multimediatico delle tre scimmiette (non vedo-non sento-non­ parlo), quello scelto dalla brava e simpaticissima attrice comica napoletana Barbara Foria, eccezionale protagonista unica del suo spettacolo, attualmente in scena alla Sala Umberto fino al 29 maggio, dal titolo: Volevo nascere scema… per non andare in guerra!, per la regia di Claudio Insegno.

Sì, ma quale “guerra”, dato che le persone oltre una certa età, uomini o donne (a meno di non essere ucraine e curde) che siano, vengono escluse persino dai riservisti? Ce lo dice in una smagliante tuta mimetica di sartoria la stessa Foria in un’ora e mezzo di appassionante conversazione interattiva con il pubblico, alla moda del più classico teatro edoardiano. Tantissimi i temi affrontati alla Flaiano, in base al motto sempiterno da sempre valido qui in Italia, per cui “la cosa è grave ma non seria!”. Così i figli di mammà, smidollati, insicuri e dipendenti (anche in età che vanno molto oltre l’adolescenza) da madri, fidanzate, amanti e mogli, vengono fustigati impietosamente e analizzati dalla nostra mattatrice (così abile da mettere ali di farfalla al tempo e allo spazio scenico disponibili) come altrettanti insetti rari, visti sotto la lente dell’entomologo e descritti attraverso acutissime, sferzanti battute e commenti sui loro più frequenti atteggiamenti psico-comportamentali.

Gesti e parole del maschio sempre più in difficoltà, legati spesso agli aspetti gruppali, quando l’animale “non-alfa” si muove in branco, sia virtualmente (assieme a tanti leoni da tastiera come lui) sia fisicamente. In quest’ultimo caso, magari si produce in una banale molestia del “toccata-fuga”, come tastare fugacemente il posteriore a una bella donna stagionata (milf, in inglese) che, per l’occasione potrebbe inseguirlo per chiedergli il numero di telefono double-use, sia per denunciarlo, sia per accettarne le scuse e (qualora lui sia piuttosto “bono” e seducente) con un invito del tipo: “Venga a prendere il caffè da me”. Poi, se dovesse, lasciamo pure che le cose piacevoli tra di noi accadano tranquillamente.

Passando all’Amarcord, la Foria si produce in un lungo diversivo sulle stagioni della vita che si ricordano con più piacere, come quelle spensierate dell’adolescenza e della gioventù, quando gli ormoni vanno fuori giro e ti faresti accarezzare anche da quello più cretino, che sarà pure il primo della classe, ma rimane sempre uno zero affettivamente. Dato che, sibilando frasi semi incomprensibili attraverso la sua macchinetta dentale, invece di allungare la mano dove a te farebbe più piacere, continua imperterrito a parlarti della fotosintesi clorofilliana. E lì, in quel bellissimo periodo della vita, per le bruttine l’esistenza si rivelava davvero dura, a meno che si disponesse di un’amichetta dragamine, molto bella già a dodici anni e che lo sarebbe restata anche in età matura (malgrado le pesanti rassicurazioni in napoletano verace di mammà), con la sua pelle di pesca e la voce flautata.

Lei, la fascinosa nata, che tirandosi dietro torme di maschietti aveva il vezzo di lamentarsi in continuazione, con il suo atteggiamento perennemente sdegnoso (tipo: “Ma questi che vogliono da me?” come se non fosse già chiarissimo!), in modo che qualche briciola di attenzione maschile residuale scivolasse da quella tavola sempre imbandita di fascino, a beneficio dell’assoluta maggioranza delle “bruttine”. Non mancano poi sagaci riferimenti alla maternità, in cui le donne si danno consigli che, per la loro vastità e contraddittorietà, sono come venti impetuosi che si vanno a infilare in una vela già tesa al massimo, con l’effetto sicuro di portarti a te, potenziale tarda primipara, fuori rotta e a commettere benissimo i tuoi errori da sola. Ma, l’accenno più osè è rappresentato da un delicato sgambetto (per non farsi troppo male) al Politically correct imperante, per cui le serie tivù di Netflix che durano un tempo infinito costituiscono una sorta di narcotico sessuale, facendo sì che gli uomini non cerchino più in modo sano le donne.

I maschi, cioè, come falene stregate dai 48 pollici, spariscono dall’orizzonte urbano, per rinchiudersi nelle tane casalinghe dei mega schermi o, ancora peggio, dei videogiochi in cui il tuo sfidante sta in qualsiasi parte del mondo. La funzione narcotica è affidata a certe serie televisive, adorate dal macho pantofolaio, sottotitolate in inglese con voce originale in coreano, tanto stucchevoli quanto soporifere. Però se tu, incauta convivente semisconosciuta da quindici anni, solo provi a cambiare canale lui, che russa profondamente accanto a te sul divano, si sveglia di colpo e se ne accorge immediatamente, abituato alla tipica ninna-nanna di una lingua misteriosa ed esotica.

E qui, si innestano commenti allusivi e metaforici sulla scomparsa della virilità del maschio del XXI secolo. Il che è vero: per i Baby boomers, uomini nati negli anni Cinquanta l’eccitazione era davvero al massimo quando le gonne sotto al ginocchio salivano cinque centimetri più su; o il vento sollevava alla Marilyn Monroe le ampie gonne plissettate, scatenando a posteriori nell’involontario voyeur tutte le pratiche più onaniste possibili nei bagni angusti delle case popolari dell’epoca.

Questa visione erotica (castissima, in fondo) bastava e avanzava, nel senso che non serviva nemmeno che so, un Playboy, un fumetto porno primitivo di contrabbando per sognare un tocco fugace su quelle belle gambe affusolate, o il miraggio di un bacio sulle labbra. Ma, all’epoca, non c’era nessun bisogno dell’assurdità del #MeToo: se una donna ti diceva di “No” in modo reciso, te ne andavi a cercare tranquillamente partito altrove, senza più dare alcun disturbo. Allora, per la verità, padri, fratelli e cugini e amici di lei erano una vera minaccia alla tua incolumità, se tu avessi osato andare oltre certi limiti.

Ecco, la Foria ci fa piegare in due parlando di quegli uccelli che, come le rondini, hanno preso il volo e perduto definitivamente l’orientamento, per cui non tornano: ma proprio non tornano. Frutto dell’iperstimolazione narcotizzante causata dall’abbondanza di milioni di vidoclip porno a portata di click, dall’infanzia fino alla terza età. Vogliamo parlare poi delle chat tra madri e maestre per dare il martirio ai propri figli piccoli, e seminare zizzania a orizzonte pieno per i genitori di tutta la classe? Insomma, chi non va a vedere lo spettacolo di Barbara Foria, diceva un famoso mattatore: “Peste lo colga!”.