Tra i grandi scrittori del nostro tempo Daniel Pennac ha il pregio e la caratteristica di raccontare storie sempre significative e interessanti con uno stile ed una scrittura, improntate alla eleganza ed alla leggerezza, che riescono a coinvolgere ed emozionare il lettore. Questo suo ultimo libro, profondo e indimenticabile, intitolato "Storia di un corpo" edito dalla Feltrinelli, colpisce per la sua singolare e particolare forma letteraria. Infatti si tratta di un diario scritto da un uomo, l’io narrante, vissuto nel periodo storico che va dalla fine della prima guerra mondiale fino ai nostri giorni, segnati dalla mondializzazione della economia internazionale. Lison, la figlia dell’uomo che ha redatto e vergato le righe del suo diario durante la sua esistenza terrena, appena ritorna a casa, dopo la celebrazione del funerale, viene in possesso di questo testo.

In questa prima parte della narrazione è evidente l’idea sottesa al racconto dispiegato nel diario, secondo cui solo la scrittura sopravvive alla nostra condizione mortale e conserva per sempre la traccia della nostra presenza nella storia umana. Lison, leggendo il diario del padre, si accorge e scopre che la narrazione consiste ed è basata sulla registrazione precisa e puntuale della percezioni del reale, che suo padre ha potuto cogliere mediante i cinque sensi. Nella prima parte vi è una descrizione dell’ambiente familiare in cui l’io narrante ha vissuto la sua infanzia ed adolescenza. Il padre, reduce dalla prima guerra mondiale, sopravvissuto al conflitto aspro e terribile di Verdun, è un uomo provato e sofferente. Infatti i gas delle esplosioni, avvenuti durante la guerra di trincea, hanno devastato i suoi polmoni e privato il suo corpo di ogni forma di vitalità. Mentre l’io narrante mantiene un atteggiamento distaccato verso sua madre, donna autoritaria ed anaffettiva, con suo padre instaura un rapporto di grande complicità.

Il padre, che ha attraversato e provato l’esperienza della guerra, instilla nell’animo del figlio l’ideale della pace e del rispetto verso il prossimo. Per educarlo gli recita massime e frasi tratte dalla grandi opere della cultura occidentale, come quelle di Montaigne, Hobbes, Pascal, la Fontaine. Nel libro sono delicate e struggenti le pagine che descrivono il legame tra un padre, sofferente e privato della possibilità di vivere, ed il figlio che ne riceve gli insegnamenti morali, e in tal modo si forma dal punto di vista umano ed intellettuale. La tata Violette, una donna vissuta nella campagna francese, si occupa del bambino dandogli l’affetto e assicurandogli le attenzioni che non ha ricevuto dalla madre naturale, donna fredda e incapace di amare. Proprio durante le vacanze estive, nei pressi di un fiume, l’io narrante assiste impotente alla morte di Violette, e scopre, in preda al terrore, il vuoto che la morte lascia in chi ha amato una persona scomparsa. Questo lutto conduce l’io narrante a riflettere sulla brevità e fugacità della vita umana.

Divenuto adulto, durante il periodo della seconda guerra mondiale, mentre la Francia è divisa ed il meridione è soggetto al regime collaborazionista di Vichy a capo del quale vi è il maresciallo Petain, l’io narrante decide di entrare nella resistenza. La caratteristica di questo libro, di godibile lettura, consiste nel rappresentare in modo simmetrico la vicenda individuale del protagonista e quella collettiva del suo Paese, la Francia, a cui appartiene. Nella resistenza, ascoltando le menzogne pronunciate dal Maresciallo Petain, l’io narrante ci accorge e diviene consapevole che in politica esiste il rischio di confondere le menzogne diffuse dalla propaganda con la verità, a cui gli uomini liberi ed onesti aspirano. Dopo la conclusione della guerra, l’io narrante diviene un importante manager di una azienda e si afferma nel mondo del lavoro. Negli anni della vita adulta, dopo il suo matrimonio con Mona, donna da lui amata, si manifestano le prime forme di vulnerabilità del suo corpo e della sua mente. Infatti tutto il suo diario è rivolto ad indagare i rapporti tra il corpo e la mente, tra la fisicità e la immaginazione umana. In primo luogo, a rendergli la vita in alcuni momenti difficili e malinconica, vi è la presenza della ansia e dell’angoscia esistenziale.

Citando una frase di Hobbes il protagonista del libro confessa ed ammette che la paura è stata l’unica vera passione della sua vita. Con l’avanzare della età, la nascita dei figli, si manifestano le prima malattie, che impongono al protagonista il ricovero in ospedale ed un intervento chirurgico delicato al cervello per fermare una emorragia. In questa parte del libro, per chiarire le reazioni che il declino fisico provoca in ognuno di noi, il protagonista cita ampi brani dei saggi bellissimi di Michel de Montaigne. Con la vecchiaia e l’arrivo inesorabile della maturità l’io narrante assiste alla morte improvvisa di suo nipote Gregorie, un giovane medico a cui era legato e che stimava moltissimo. Proprio questo dolore inconsolabile ed improvviso induce l’io narrante a meditare sulla circostanza che la morte ci priva della reciprocità, in quanto scompaiono le persone amate, mentre la memoria compensa questa perdita grazie ai ricordi, che affiorano dal passato. Molto belle sono le pagine nel libro in cui l’io narrante, mentre la sua mente con l’età perde vigore e la memoria comincia ad avere dei vuoti improvvisi, riflette sulla anatomia della malinconia, titolo del celebre libro di Robert Burton. Prima della sua morte, in un giardino di Parigi l’io narrante incontra Fanche, la donna con cui aveva combattuto nella resistenza contro l’occupante nazista.

Ripensando alla sua esistenza, la donna ricorda che loro, durante la lotta della resistenza contro l’occupante nazista, avevano elevato a valore costituzionale il diritto di ciascuno di provvedere ai bisogni della propria famiglia. Nel nostro tempo, ammette con amarezza la donna anziana, questo diritto è pericolosamente minacciato. Sono lucide e belle le pagine finali del diario con cui l’io narrante affronta la malattia e la dipartita dal mondo terreno. Un libro unico nel panorama letterario del nostro tempo.

Aggiornato il 08 ottobre 2017 alle ore 18:22