Onu a perdere

Era un altro mondo. Parliamo del 1945 e del sogno dei coniugi Roosevelt di costruire un arbitro mondiale, l’Onu, per evitare i conflitti internazionali e con essi le terribili mattanze del XX secolo. A che punto siamo dopo 70 anni? A un “Dead walking man”: un morto che cammina. Un organismo cioè completamente impotente a evitare massacri e genocidi, fame e guerre (oggi “a pezzetti”, ma che messe assieme fanno un conflitto mondiale ininterrotto da decenni!). Un ingombrante, gigantesco elefante. Un’idra vorace con mille teste sparse nel mondo, organizzate in una struttura burocratica ipertrofica e inefficiente. Una fabbrica di posti al sole inflazionata da organici inutili retribuiti con faraonici stipendi esentasse per funzionari e collaboratori, per i quali l’Onu spende ben due terzi del suo budget annuale! Ovviamente, il suo “Consiglio di amministrazione”, o di “Sicurezza” è un condominio dalle decisioni bloccate o impossibili, grazie al diritto di veto dei suoi componenti. Ma di tutto ciò, dei suoi peccati mortali, della sua corruzione epocale, delle sue istanze salmodianti e vuote di efficacia si è discusso in tutte le sede qualificate e nelle accademie di tutto il mondo. Senza venire mai a capo di nulla, senza mai uscire dalla paralisi di sempre, senza aver mai apportato alcuna riforma incisiva.

Così si assiste all’assegnazione di presidenze di Comitati per i diritti civili e per l’intervento umanitario a rappresentanti di regimi dispotici, che non hanno alcun rispetto per i diritti umani e non si riconoscono in uno stato di diritto. Nessuno mai che abbia osato denunciare le nefandezze di regimi islamici che applicano la Sharia, con relativo portato di sessismo, disuguaglianza di genere, divieti e persecuzioni per la repressione delle libertà di stampa e di opinione. La maggior parte degli Stati arabi mediorientali (ai quali è stata pur affidata la titolarità di delicati organismi onusiani) non aderisce alla Convenzione di Ginevra sui rifugiati e, di fatto, applica indiscriminatamente i respingimenti alle sue frontiere. Eppure, i responsabili Onu sono prontissimi a denunciare supposte violazioni dei diritti umani in Occidente e in Israele, senza mai mettere in discussione certe pratiche genocidiare nei confronti delle minoranze religiose mediorientali e cristiane in particolare. Questo perché altrimenti verrebbero a mancare importanti risorse finanziare donate dalle petromonarchie e dagli Stati arabi in generale. Per non parlare dei responsabili africani di Paesi membri le cui condotte criminali sono causa diretta delle migrazioni epocali che originano dal Continente nero.

Si parla di schiavismo senza mai denunciare le vere responsabilità dei funzionari di stato che si arricchiscono con i traffici di esseri umani, di cui gli schiavisti rappresentano soltanto degli intermediari parassiti, piuttosto che i veri promotori del traffico. Bisognerebbe che l’Occidente avesse il coraggio di ricominciare daccapo, svuotando le sue rappresentanze all’interno del Palazzo di Vetro per poi costituire un nuovo “core” di Paesi il più possibile omogenei, per quanto riguarda la forma democratica dello stato di diritto, la separazione dei poteri e le rappresentanze parlamentari. Del resto, questa parte del mondo libero contribuisce per l’80 per cento al bilancio Onu, per ottenere in cambio paralisi decisionale e vuote dichiarazioni d’intenti, per le quali non si hanno né mezzi, né risorse proprie per la relativa implementazione. Penso che il vero confronto debba avvenire a partire dalle piattaforme continentali, fisiche e politiche, di Europa, America, Asia e Russia in cui siano chiari il confronto e i conflitti di interessi di cui si chiede a livello planetario la mediazione e la risoluzione.