La verifica democratica dei fatti

Senza entrare nei complessi dettagli della vicenda, il salvataggio di Banca Carige, ancora piuttosto in alto mare, segnala per l’ennesima volta che il caos e l’approssimazione regnano sovrani all’interno del Governo giallo-verde, con il vice premier Luigi Di Maio a far da mattatore sul piano di un vero e proprio delirio finanziario. Delirio esposto dallo stesso ministro del Lavoro in un decalogo pubblicato su Facebook, e nel quale, come ci spiega con dovizia di particolari Mario Seminerio sul suo blog, egli cerca maldestramente di convincere il proprio popolo di creduloni che tale salvataggio sarà completamente diverso rispetto a quanto fatto in passato nei confronti di altre perfide banche.

Al grido “nazionalizzazione”, il Giggino per antonomasia pensa di superare di slancio le enormi criticità poste dal salvataggio di un altro carrozzone bancario afflitto da costi insostenibili, pieno di debiti e praticamente privo di capitali. In piccolo, per così dire, una situazione molto simile a quella dello Stato italiano, sempre in ballottaggio per perdere l’accesso ai mercati.

Ora, sebbene la vicenda dimostri che quanto raccontato sulle banche in campagna elettorale dai geni ora al timone era una sostanziale macedonia di balle e propaganda, è assai difficile che l’uomo della strada che ancora simpatizza per l’attuale maggioranza sia in grado di capirlo, modificando per questo il suo orientamento politico. Quest’ultimo, mediamente privo delle nozioni di base sul piano economico-finanziario, così come si è bevuto tutto d’un fiato la panzana di un presunto complotto tra politica e banche, con la regia occulta della cattiva Europa, anche oggi non farà molta fatica a credere ai salvataggi differenti raccontati dal buon Luigi Di Maio. Ci vuole ben altro per rendere profondamente edotti gli acritici sostenitori del cambiamento a 5 Stelle circa il disastro sistemico verso cui i loro impresentabili paladini stanno conducendo il Paese.

Quando, e a quel punto sarà probabilmente troppo tardi, gli stessi cittadini si troveranno con le “tasche” drammaticamente vuote, soprattutto dal lato delle prospettive, allora essi finalmente capiranno fino in fondo il grande abbaglio in cui sono occorsi. Evidentemente abbiamo raggiunto un livello tale di analfabetismo funzionale che solo sperimentando sulla propria pelle la catastrofe politica che ci siamo scelti è possibile valutarne l’effettiva portata. Ciò, in definitiva, costituisce l’unica possibile verifica democratica dei fatti. Nel frattempo, a scopo precauzionale, non ci resta che indossare l’elmetto.