Eurispes: "La Repubblica del nì"

Aula Magna dell’Università di Roma stracolma, come al solito, di persone per assistere alla presentazione del XXI Rapporto Italia di Eurispes 2019 titolato “La Repubblica dei ‘nì’ e l’ascesa della qualipatia”. Un documento di studio che si impernia sulla nozione di “qualità”. Pur riconoscendo che l'Italia ha avuto un profondo cambiamento nella sua connotazione rappresentativa di base, il Presidente di Eurispes Gian Maria Fara ha affermato che oggi “c'è avversione e rifiuto per tutto ciò che richiama la qualità”. Una patologia che finisce per “archiviare l’essere e santificare l'apparire” e che “esalta il contenitore a discapito del contenuto”.

Così tutta la vita del Belpaese è affrontata con superficialità e con un’assurda improvvisazione, entrambe dettate dalla tempistica del nuovo modo di comunicare: laddove un tweet sopravanza il ragionamento pacato, profondo, che ha bisogno di una tempistica tutt'affatto diversa. L'aver considerato, poi, i cosiddetti “corpi intermedi” (tanto nel campo economico, quanto in quello sociale e politico) come delle “anticaglie del passato” e l'aver trasferito logiche di tensione muscolare a criteri di dibattito, mediazione e ricerca dei compromessi fattibili, completa il quadro di una politica del tutto incapace nell'attivare tensioni costruttive. Tutto, in questo quadro, si prospetta con luci e ombre.

Così, se solamente il 26% degli italiani ritiene che questo esecutivo sia capace di risanare i conti pubblici, il 33,2% è speranzoso che le politiche “del cambiamento” adottate concorreranno a rilanciare i consumi; laddove poco più di 3 italiani su 10 credono che si riuscirà a combattere efficacemente la disoccupazione, nel mentre il 30,8% è convinto che questo governo riuscirà a dare delle prospettive ai nostri giovani.

La capacità dell'esecutivo di tenere alta l'immagine dell'Italia nel contesto mondiale convince il 31,4% delle persone, mentre solamente il 28,6% rimane convinto che saranno attivate delle concrete politiche a sostegno delle famiglie. Solamente un misero 44,6% concorda sulla necessità della istituzione del reddito di cittadinanza: di fatto delegittimando un Parlamento che su questa misura ha riposto molta della sua attesa. Un'altra tematica che “capovolge” la vulgata -tuttora persistente in Parlamento- attiene la tematica della presenza dell'Italia in Europa, una dimensione che gode la fiducia per il 60,9% degli italiani, nonostante tutto…

Che dire, in conclusione ? Innovando rispetto il passato, il Presidente Fara ha chiuso il suo intervento con tre auspici: uno di proposta, un altro di raccomandazione e uno, finale, in cui ha rivolto l'appello ad amare il Paese, che è la “casa comune” di tutti.

Ha riconosciuto infine come in Italia vi siano stati, a tutt'oggi, solamente due momenti storici: quello che - con Cavour - sostituì la Monarchia e quello - con De Gasperi - che sostituì il regime fascista. Tutto il resto è stato solo un normale alternarsi di momenti alti e bassi.