Quello che sta accadendo da mesi nel basket femminile americano racconta perfettamente il cortocircuito in atto nelle società occidentali. La storia inizia con Caitlin Clark, la giocatrice alla quale viene attribuito il merito di aver portato milioni di spettatori ad appassionarsi al basket femminile.
Già a livello universitario, Clark diventa un fenomeno che supera i confini dello sport femminile: record di pubblico, ascolti televisivi eccezionali e un’enorme capacità di generare attenzione sui media e sui social.
Con il suo ingresso nella WNBA nel 2024 come prima scelta assoluta delle Indiana Fever, l’effetto continua. Il Draft raggiunge 2,45 milioni di spettatori medi e le partite delle Fever diventano tra gli eventi WNBA più seguiti. Clark porta nuovi spettatori, sponsor, vendite di biglietti e attenzione mediatica al punto che il fenomeno viene chiamato “Clark Effect”.
Ma l’aumento esponenziale dell’attenzione produce anche un discreto malumore nelle altre giocatrici; Clark subisce un gioco fisico particolarmente duro nella totale indifferenza degli arbitri e diversi episodi con le avversarie diventano virali.
E qui entra in gioco la sua compagna Sophie Cunningham che oggi, se possibile, ha superato Clark in visibilità.
Cunningham assume pubblicamente il ruolo di compagna pronta a difendere Clark. Alcuni suoi scontri con le avversarie e le sue reazioni in campo diventano meme e video virali (vedi la foto con il dito puntato, ripreso anche – e questa è la sua vera colpa – dal presidente Usa Donald Trump).
La sua crescente notorietà viene strumentalizzata sia a destra che a sinistra per parlare di politica e della delicatissima questione relativa alla partecipazione delle donne transgender allo sport femminile.
Quando Cunningham dichiara di voler “proteggere le ragazze negli spogliatoi, le ragazze nello sport: non dovrebbero giocare contro uomini biologici”, scoppia il putiferio tra chi la accusa di transfobia e chi vorrebbe trasformarla in un simbolo di destra per la difesa dello sport femminile.
Lei, dal canto suo, pur ribadendo le proprie idee nell’ambito sportivo, respinge categoricamente l’accusa di ostilità verso le persone transgender, ribadendo di non aver mai detto di odiare le persone trans e affermando di voler “trasmettere amore”.
A questo punto entra in scena l’ex giocatore NBA Enes Kanter Freedom, già noto per le sue battaglie politiche contro Erdoğan e per le sue critiche alla Cina. Freedom appoggia apertamente Cunningham, che definisce successivamente “un’eroina americana” e addirittura un “tesoro nazionale”.
Individua poi un’apparente lacuna nella formulazione delle regole WNBA. L’Articolo XIII del contratto collettivo stabilisce che “solo le giocatrici che sono donne possono giocare nella WNBA”, senza però fornire, secondo quanto riportato da Sportico, un’ulteriore definizione del termine woman (donna).
Kanter decide quindi di portare il ragionamento alle estreme conseguenze: dichiara di identificarsi come donna e sostiene di essere eleggibile per il Draft WNBA 2027. Una provocazione analoga viene portata avanti anche dall’ex NBA Royce White.
L’obiettivo politico della provocazione è evidente: costringere la WNBA a chiarire se il semplice fatto di identificarsi come donna sia sufficiente per poter essere considerati eleggibili oppure se debbano esistere criteri ulteriori.
La Lega, infatti, si guarda bene dal dirimere questa questione, Anzi. Da sempre fortemente pro-Lgbt, come molte giocatrici, non ha mai sottoscritto le regole Fiba che precisano l’impossibilità di ammettere giocatrici trans che abbiano vissuto l’adolescenza maschile.
Il 23 agosto, durante Chicago Sky-Indiana Fever alla Wintrust Arena, Kanter siede a bordo campo indossando una maglietta con la scritta: “WOMAN, noun. Adult human female.” (“Donna, sostantivo. Essere umano adulto di sesso femminile”): tanto basta per far scoppiare il finimondo.
Durante il terzo quarto nasce uno scambio verbale con la giocatrice delle Chicago Sky Natasha Cloud.
Le versioni sulla dinamica diventano determinanti. Kanter sostiene che Cloud gli abbia rivolto espressioni volgari e abbia fatto riferimento a Cunningham dicendo che non sarebbe andata a letto con lui. Kanter afferma di aver risposto tranquillamente di non essere lì per questo, ma “per proteggere i miei amici” e sostenere Cunningham.
L’episodio del 23 agosto diventa successivamente una questione giudiziaria.
Kanter cita in giudizio Chicago Sky, City of Chicago e altri soggetti, sostenendo di essere stato non soltanto espulso quella sera, ma anche bandito a tempo indeterminato dalla Wintrust Arena mentre Cloud non è stata sospesa, multata né sottoposta pubblicamente ad altre sanzioni.
Secondo Kanter la sua espulsione è stata la conseguenza delle proprie opinioni e della maglietta e, quindi, sarebbe stata violata la libertà di espressione tutelata dal Primo Emendamento.
La questione è giuridicamente complessa perché la Wintrust Arena appartiene alla Metropolitan Pier and Exposition Authority, un ente pubblico, mentre Chicago Sky, WNBA e il gestore Oak View Group sono soggetti privati.
Le Sky possono inoltre sostenere che Kanter sia stato allontanato non per ciò che pensava o per la maglietta, ma per il comportamento tenuto durante l’interazione con una giocatrice. Il proprietario delle Sky Michael Alter ha infatti definito la causa “meritless and frivolous” (priva di fondamento e frivola) e sostiene che l’espulsione sia stata determinata dalla condotta di Kanter.
Ma a questo punto la domanda naturale sarebbe: oltre ad aver indossato una maglietta provocatoria per la sensibilità woke, cosa ci sarebbe stato di sconveniente nella condotta di Kanter? E perché una giocatrice ha avuto uno scambio verbale con lui durante una partita, tirando in ballo questioni che nulla avevano a che vedere con il gioco?
La causa, con molta probabilità, tirerà in ballo il codice di condotta dei tifosi della WNBA dove, oltre a pretendere un comportamento rispettoso e di astenersi da qualsiasi “comportamento molesto” − espressione che comprende, senza limitarsi a questi casi, “linguaggio volgare o offensivo e gesti osceni” −, viene stabilito che nelle partite WNBA non vi sia “spazio per l’odio” (No Space for Hate) e vieta ai possessori dei biglietti di esporre “cartelli o indumenti” contenenti “messaggi offensivi”.
Ma quale messaggio offensivo c’era sulla maglietta indossata da Karter? Non esprimeva odio verso nessuno, non conteneva né oscenità né minacce. Era provocatoria, ma perché? Perché oggi non si può più dire una ovvietà biologica: ci saranno sempre delle differenze fisiche tra chi nasce con i cromosomi XX e chi con i cromosomi XY. E le persone transgender dovrebbero pretendere che queste differenze venissero valorizzate piuttosto che pretendere di cancellare una realtà biologica incontrovertibile.
D’altra parte, se la medicina di genere ha avuto successo è proprio perché a livello biologico e fisiologico queste differenze influenzano il modo stesso in cui un corpo viene curato in caso malattia.
Nessuno vuole negare alle persone transgender di partecipare al mondo dello sport. Ma perché, in nome di una teorica inclusione e tolleranza, si pretende di cancellare le donne non trans?
Tra l’altro, la politica di condotta della lega richiede che “giocatrici e tifosi si rispettino e si apprezzino reciprocamente”: ma cosa c’è di rispettoso nella Cloud che tira in ballo ipotetiche relazioni sessuali tra Cunningham e Kanter?
Il caso è stato assegnato alla giudice federale Elaine E. Bucklo, che presiederà una conferenza per definire il calendario processuale l’8 dicembre.
Sebbene la possibilità teorica che donne transgender possano giocare nella WNBA al momento non corrisponde a una controversia concreta effettivamente presente nella lega, la questione rimane più aperta che mai.
Da quando Trump, a poche settimane dall’insediamento, ha firmato l’ordine esecutivo n.14201 dal titolo “Mantenere gli uomini fuori dagli sport femminili” la questione ha travalicato il confine sportivo e del buon senso per sfociare in aperto scontro ideologico e politico. Che andrà avanti almeno fino alle Olimpiadi di Los Angel 2028.
Aggiornato il 15 settembre 2026 alle ore 11:42
