Taccuino Liberale. “And the key, as well, is very cool”

Parola di Sir Lewis Hamilton

Si potrebbe condensare in queste parole il motivo per cui Ferrari, nel giorno in cui ha presentato Luce, ha registrato un tonfo in borsa di circa l’8 per cento, scendendo sotto la soglia dei 290 euro, e ha quindi perso circa 5 miliardi di capitalizzazione. Ha recuperato nei giorni successivi, facendo tornare il titolo sui 310-315 euro, molto lontano dal prezzo massimo storico raggiunto dalle azioni Ferrari, pari a 492,80 euro, toccato a febbraio 2025.

Scemata la bagarre mediatica iniziale che si è sollevata all’arrivo sul mercato della nuova nata in casa Ferrari, vogliamo offrire qualche appunto preso sul Taccuino, per provare a capire, un po’ a mente fredda, se è tutta Luce quello che brilla a Maranello.

La Luce dunque è solo una questione di prodotto? Ai posteri l’ardua sentenza, ma da tifosi, da italiani, da appassionati del Cavallino rampante, ipotizzare la discesa dall’Olimpo automobilistico della Ferrari, con tutto quello che peraltro ne potrebbe conseguire a livello economico ed industriale. L’Ad di Ferrari Benedetto Vigna ha affermato che stanno arrivando ordini. Quanti, da quali mercati, non è dato sapere, e, questa mancanza di informazione precisa, non lascia dormire sogni sereni.

In Italia abbiamo visto la fine che hanno fatto i marchi che sono appartenuti al gruppo automobilistico di proprietà degli Agnelli, e dunque stante la carestia di successi della Ferrari, incrociamo le dita perché almeno le vendite rimangano a livelli alti e tali da garantire la permanenza sul mercato del marchio, ma da leader.

Circolava tanti anni fa una storiella, in cui Mr. Ford, al cospetto di Dio, chiedeva quanto gli avesse dato Agnelli per far introdurre la parola Fiat nelle sacre scritture e nelle preghiere.

Sarà per questo che dopo parole e numeri diventati iconici che hanno dato il nome a tante Ferrari, da sempre desiderio (spesso proibitivo più che proibito) di clienti amanti del bello, del lusso, della perfezione, di un suono del motore unico, è stata scelta la parola Luce per aprire quella che sembra voler essere presentata come una nuova era, in casa del cavallino rampante.

Hanno ragione Montezemolo e Briatore, che hanno sostenuto che almeno la nuova Ferrari non verrà copiata, e che andrebbe tolto il cavallino dalla vettura, o avranno ragione i designer Apple che hanno voluto dare un deciso cambio di passo stilistico alle supercar Made in Maranello?

Chissà Giorgetto Giugiaro e Sergio Pininfarina lassù come stanno guardando il Drake, cercando di cogliere l’imperscrutabile sguardo dietro gli irrinunciabili occhiali neri?

Per un attimo, è sembrato di rivederlo, Enzo Ferrari; invece era il figlio, che munito dello stesso modello di occhiali del padre presentava la Luce al presidente della Repubblica.

La nuova supercar Ferrari rischia di incarnare la parabola della maison automobilistica, anticipata lungamente da quella della scuderia corse, che vuole dimostrare cambi di paradigma nel mondo automobilistico, conscia dell’eredità che porta sulle spalle, ma nel panorama mondiale sembra proprio non riuscire a mantenere quello che il nome promette, come certi studenti che nonostante gli impegni sono sempre sotto le loro capacità e quindi hanno risultati piuttosto scarsi.

A Monaco, la crisi sembra aver raggiunto un livello molto profondo, tanto da indurre Leclerc a dare la colpa ai freni, e la Brembo, in cui c’è quel Mario Almondo che, lo ricordiamo, è stato l’ultimo direttore tecnico italiano vincente, nonché il più giovane direttore tecnico (42 anni) a vincere entrambi i campionati del mondo di F1 in Ferrari, ha rispedito al mittente le accuse ricevute post gara.

In attesa dell’analisi dei dati, Brembo non ha inteso fare da capro espiatorio, e prendersi tutta la colpa di un insuccesso costante che la Ferrari sembra non riuscire a scrollarsi di dosso, mentre assiste all’ascesa di un pilota italiano talentuosissimo in una scuderia concorrente, dopo averlo rifiutato “perché troppo piccolo”.

E sì, perché Andrea Kimi Antonelli, a 11 anni era stato notato dal responsabile della Ferrari Driver Academy dell’epoca, ma Maurizio Arrivabene, che guidava anche il reparto corse, lo riteneva troppo giovane ed inesperto per poter entrare in Ferrari. Mercedes ringrazia.

Chissà se qualcuno oggi, ritiene ancora che a meno di 20 anni si è troppo giovani per vincere 5 GP di fila ed essere primo in classifica mondiale piloti. Se ne dovrà fare una ragione, perché i dati sono dati, e quelli che riguardano certi brand, certe realtà imprenditoriali, dovrebbero aiutare a raggiungere eccellenza e successo sempre, a rimanere nell’Olimpo, non a scendere tra i comuni mortali, ad essere liberi di esprimere il meglio del pensiero, a formare idee nuove, non a rincorrere gli altri sulle medesime idee. Lo ha ricordato Brembo a Ferrari, lo ricordiamo a

noi stessi come italiani.

Un po’ come in politica. Se vuoi vincere non devi rincorrere, devi pensare ad esprimere il meglio, ben sapendo che non è solo una questione di freni.

Ma questa è un’altra storia, di cui parleremo un’altra volta.

 

Aggiornato il 12 giugno 2026 alle ore 13:46