Il calcio italiano ha una nuova realtà. E non arriva da Milano, Torino o Napoli. Arriva dal lago di Como, da una società che fino a pochi anni fa lottava lontano dai riflettori e che oggi si ritrova tra le grandi d’Europa. Il Como di Cesc Fàbregas ha chiuso il campionato al quarto posto, conquistando una storica qualificazione alla prossima Champions League e firmando una delle imprese più sorprendenti della storia recente della Serie A. Non è stato un miracolo improvviso, né una semplice stagione fortunata. È stato il risultato di un progetto costruito con idee chiare, coraggio e una visione moderna del calcio. Fàbregas, alla sua prima vera esperienza da allenatore ad alti livelli, ha dato identità a una squadra giovane, tecnica e spavalda, capace di giocarsela contro chiunque senza rinunciare mai al proprio stile. Fin dall’inizio della stagione il Como ha mostrato qualcosa di diverso. Non solo entusiasmo, ma organizzazione, qualità e personalità. La squadra lariana ha affrontato ogni partita con un calcio offensivo e propositivo, cercando sempre il controllo del gioco attraverso il possesso palla e l’intensità senza palla. Un’idea europea, quasi rivoluzionaria per una neopromossa. Fàbregas ha trasmesso alla squadra la mentalità che aveva da calciatore: niente paura, pressione alta e fiducia nei propri mezzi. Il Como non ha mai avuto l’atteggiamento della piccola provinciale. Anche contro le big ha sempre cercato di imporre il proprio ritmo, sorprendendo avversari spesso più forti sulla carta ma meno preparati ad affrontare una squadra così organizzata. Il quarto posto è arrivato grazie alla continuità.
Mentre alcune grandi del campionato hanno alternato momenti brillanti a crolli improvvisi, il Como ha mantenuto equilibrio e fame fino all’ultima giornata. E così, settimana dopo settimana, quella che sembrava una semplice favola ha iniziato a trasformarsi in una concreta candidatura europea. Determinante è stata anche la crescita di diversi giocatori valorizzati dal lavoro dell’allenatore spagnolo. Giovani talenti, acquisti intelligenti e calciatori considerati “di sistema” hanno trovato nel Como il contesto perfetto per esplodere. La forza della squadra, però, non è mai stata il singolo: è stato il collettivo. Ogni giocatore sapeva cosa fare, come muoversi e come aiutare i compagni. L’entusiasmo della città ha fatto il resto. Como si è riscoperta innamorata del calcio, trascinata da una squadra che ha restituito orgoglio e ambizione a un ambiente storicamente lontano dai grandi palcoscenici. Lo stadio pieno, l’atmosfera sulle rive del lago e il senso di appartenenza creato attorno al club hanno accompagnato una cavalcata diventata via via sempre più incredibile.
Ora arriva la parte più affascinante: la Champions League. Per la prima volta nella sua storia recente, il Como si prepara ad affrontare le grandi d’Europa. E se questa stagione ha insegnato qualcosa, è che sottovalutare la squadra di Fàbregas potrebbe essere un errore enorme. Perché il Como non è più soltanto una favola romantica. È una realtà costruita con idee moderne, competenza e coraggio. E il capolavoro di Fàbregas potrebbe essere soltanto all’inizio.
Aggiornato il 27 maggio 2026 alle ore 10:15
