Nazionale: ennesimo anno zero

Sono iniziate le dimissioni a cascata. Dopo aver mancato per la terza volta consecutiva la qualificazione ai Mondiali, la Nazionale italiana si prepara a un “anno zero”. Il presidente della Figc Gabriele Gravina ha lasciato il suo incarico; probabilmente seguiranno il commissario tecnico Gennaro Gattuso e il capo delegazione Gianluigi Buffon. Non sono andate giù a nessuno le dichiarazioni di Gravina in conferenza stampa, con l’Italia fresca di sconfitta alla Finale playoff contro la Bosnia. Tant’è che anche 40 senatori hanno chiesto a Giorgia Meloni, con una lettera, le dimissioni del capo della Figc. Anche il ministro dello Sport Andrea Abodi ha auspicato il passo indietro di Gravina. Oggi si è riunito il consiglio federale per decidere la linea da seguire: il governo spinge per una decisione drastica come il commissariamento della Figc. Lo statuto del Coni lo prevede, ma solo per “gravi violazioni”. Secondo fonti informate, Gravina avrebbe preparato un “piano b” per rimanere dietro le quinte della Federazione. L’attuale presidente si dimetterebbe per lanciare la nomina di Giancarlo Abete, suo fedelissimo e già presidente della Figc fino al 2014. Ma il calcio italiano ha bisogno di una cesura drastica con l’establishment dell’ultimo decennio.

Si iniziano a valutare i possibili scenari per il dopo Gattuso. Tra i nomi che circolano con maggiore insistenza c’è quello di Antonio Conte. Il tecnico salentino rappresenterebbe il profilo del rifondatore: un allenatore capace di imporre disciplina tattica e identità immediata. La sua esperienza alla guida dell’Italia tra il 2014 e il 2016, culminata in un Europeo disputato oltre le aspettative, resta un precedente significativo. A rafforzarne la candidatura contribuisce anche il suo percorso recente nei club, con lo scudetto conquistato con l’Inter e il titolo ottenuto con il Napoli, che lo ha reso il primo allenatore capace di vincere la Serie A con tre squadre diverse. Il suo marchio di fabbrica è chiaro: organizzazione maniacale, sistema di gioco spesso basato sul 3-5-2 e richiesta di totale adesione mentale da parte del gruppo. Una formula che potrebbe restituire rapidamente competitività a una Nazionale ferita, ma che porta con sé anche il rischio di frizioni con l’apparato federale e di un progetto fortemente centrato sulla figura dell’allenatore.

Un’altra ipotesi riguarda il ritorno di Roberto Mancini, l’uomo che ha guidato l’Italia alla vittoria dell’Uefa Euro 2020, disputato nel 2021. Mancini rappresenta la continuità con il periodo più brillante dell’ultimo decennio: conosce l’ambiente federale, ha dimostrato di saper costruire un gruppo competitivo anche senza un parco di fuoriclasse assoluti e propone un calcio di possesso e palleggio che ha ridato identità agli azzurri. Tuttavia, un suo ritorno riaprirebbe inevitabilmente il capitolo della mancata qualificazione al Coppa del mondo Fifa 2022, tema ancora sensibile negli ambienti federali. Più suggestive, ma non del tutto escluse, le opzioni internazionali. Tra i nomi evocati figurano quelli di Pep Guardiola e José Mourinho. Guardiola rappresenterebbe una scelta di rottura totale: un tecnico simbolo del calcio europeo contemporaneo, protagonista di cicli vincenti con il Barcellona e il Manchester City, e più volte interessato all’idea di guidare una nazionale. La sua eventuale nomina trasformerebbe la Nazionale in un vero laboratorio tattico, con un enorme impatto mediatico e commerciale, ma anche con interrogativi sui costi, sui tempi di lavoro tipici delle selezioni nazionali e sulla compatibilità con l’attuale struttura del movimento calcistico italiano. Il nome di Mourinho, invece, è emerso in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera dal presidente del Senato Ignazio La Russa. “Perché il Brasile può avere un grande allenatore straniero come Carlo Ancelotti e non possiamo averlo noi un Mourinho?”, ha chiesto retoricamente alla giornalista Paola Di Caro.

Aggiornato il 02 aprile 2026 alle ore 15:25