Leggi speciali, decreti d’urgenza, politica da salotto, incoerenza e ipocrisia a cambiarsi di abito ogni volta, alla bisogna. Intanto un altro numero è andato a farsi benedire, un’altra cosa ha smesso di avere una sua dignità, un altro oggetto malandato è stato spintonato dritto dritto alla discarica delle responsabilità negate. Un altro morto ammazzato è rimasto impigliato tra indifferenza e nuove colonie di politicanti “fasso tutto mi”, proprio per non fare niente, peggio, tutti ben intruppati in avanti per imbrattare di commiserazione l’allarme sul numero dei suicidi in carcere. Come se la galera non fosse un pezzo di società, come se in quelle celle, riempite all’inverosimile di carne da macello, non vi siano situazioni personali particolarmente segnate da fragilità che possono aggravarsi nel contesto carcerario.
Ogni volta che il pallottoliere scandisce la fine misera di una storia, quest’anno siamo giunti a oltre 50 strangolati malamente, a me viene da pensare non tanto e non soltanto allo sfascio feudale della rieducazione, neppure alla voluta ben triste condizione dell’edilizia intramuraria, bensì alla strisciante e irresponsabile estraneità al valore della vita umana.
In carcere non vivono, ma sono costretti a sopravvivere giovanissimi, adulti, vecchi, uomini e donne, innocenti e colpevoli. Persone che intendono scontare la propria pena ma non gli è concesso di poterlo fare con dignità e un soffio di progettualità. Un alto morto ammazzato tra social armati di parole inebetenti e comunicazioni immediate senza alcuna necessaria riflessione, confermano il male che circonda il carcere, la sua violenza, l’illegalità, l’ingiustizia, per coprire l’inadempienza del suo scopo-utilità di riconsegnare alla collettività persone migliori di quando sono entrate.
Mi convinco sempre di più che, finché all’interno di un penitenziario non ci saranno sistemi veri ed effettivi, non solamente scarabocchiati sulla carta straccia, di una possibile accoglienza e di supporto solido e reale, la tendenza a cui è destinato il carcere italiano è una prosecuzione drammatica dell’indifferenza del silenzio colpevole di una politica che tutto svolge, tutto promette, ma invece tutto è opposto e contrario al fare servizio, persino nei riguardi di chi ha sbagliato ma intende ritornare a fare parte del consorzio sociale.
Aggiornato il 27 ottobre 2026 alle ore 13:45
