Queste riflessioni vogliono essere anche un omaggio a Leone XIV, figlio illustre dell’ordine Agostiniano. Agostino è una delle personalità più importanti non solo della storia cristiana, ma anche della cultura e della letteratura europea. Della sua sterminata produzione, due opere si sono imposte all’attenzione dei secoli: la Città di Dio e le Confessioni. Con la prima viene elaborata una grandiosa trattazione della storia universale e proposta una visione provvidenzialistica del processo storico; inoltre, viene superata la visione ciclica della storia della filosofia greco-latina e affermata una visione lineare di essa.
Un capolavoro assoluto sono le Confessioni: nel latino classico “confessio” ha il significato di ammissione, confessione di un delitto, di una colpa. Il significato di lode di Dio deriva dalle traduzioni latine della Bibbia. Esse rapresentano una novità nell’ambito della letteratura classica sia greca sia latina, poichè sono la prima espressione del genere autobiografico. L’opera è composta di tredici libri; nei primi nove lo scrittore ripercorre le strade importanti della sua vita che culminano nella sua conversione. Gli ultimi quattro libri affrontano i grandi temi dell’uomo e di Dio raggiungendo spesso i vertici del pensiero umano come il libro XI, in cui , secondo il folosofo Bertrand Russell c’è tutto quanto si può dire a tale proposito.
Grande è stato l’influsso dell’agostinismo nella storia del pensiero umano. Sue tracce profonde si rilevano in tutta la filosofica patristica, in Boezio, in Cassiodoro e su tutte le filosofie cristiane medioevali. Della dottrina del vescovo di Ippona si propongono all’attenzione il programma del “Proslogion” di Anselmo d’Aosta. Più evidente l’influsso sul pensiero di San Bonaventura nel suo “itinerarium mentis in deum”; altrettanto evidente è l’influsso su Tommaso D’Aquino, risalgono all’ispirazione agostiniana soprattutto la gnoseologia e la dottrina della verità e la pedagogia con l’idea del maestro interiore.
L’Umanesimo e il Rinascimento riprendono molti temi dell’agostinismo; il pensiero pessimistico della riforma luterana si rifà a Sant’Agostino. Anche Pascal e Vico trovano ispirazione nell’ipponate. Nella filosofia contemporanea, sono tornati a fiorire gli studi su Agostino grazie al lavoro di Antonio Rosmini. Al grande vescovo si ispirano Soren Kierkegaard, lo spiritualismo di Michele Federico Sciacca e l’esistenzialismo sia laico sia cristiano. Sul valore letterario delle Confessioni, Girolamo scrive “sei conosciuto in tutto il mondo”. Dante riporta in altre parole la celebre affermazione “ inquietum est cor nostrun donec requiescat in te”, quando fa dire a Piccarda Donati “e’n la sua volontade è nostra pace”. Qualche anno dopo Petrarca nel “Secretum” si rivolge direttamente ad Agostino quando sottopone la sua vita ad un esame rigoroso della coscienza.
Agostino ispira le meditazioni di Teresa d’Avila: “Come cominciai a leggere le confessioni mi ci vidi io stessa cominciai a raccomandarmi a quel santo”. Un appassionato lettore delle Confessioni fu Montaigne. Nel XVII secolo Blaise Pascal è lo spirito più vicino all’Agostino delle Confessioni, che nel Settecento divengono il modello di un nuovo genere letterario come in Jean -Jacques Rousseau, Francois-Renè de Chateaubriand nel suo suo “genio del cristianesimo”. Influssi di Agostino si trovano anche nell’opera di Alfred de Musset.
Sulla fine dell’Ottocento l’eco delle Confessioni ritorna nell’opera di Paul Verlaine; le istanze intimistiche trovano grande posto nell’opera di Marcel Proust. Il grande vescovo sarà presente finch’è l’uomo continuerà a interrogarsi sul significato della vita, sui rapporti dell’anima con Dio, sul problema del bene e del male e della giustizia.
Aggiornato il 20 ottobre 2026 alle ore 17:19
