Per una cultura del primo soccorso
Il dottor Scirocco con Papa Leone XIV © Riproduzione riservata

Ogni anno l’arresto cardiaco colpisce migliaia di persone e, come ci ricorda il progetto Cardiosecurity Italia, non possiamo limitarci ad aspettare l’arrivo dei soccorsi: conoscere le manovre di rianimazione cardiopolmonare e saper utilizzare un defibrillatore può trasformare un semplice cittadino in un vero first responder.

Ne parliamo con il dottor Fabio Costantino Scirocco, medico-chirurgo specialista in malattie dell’apparato cardiovascolare e ideatore di Cardiosecurity Italia, una rete nata per diffondere la cultura del primo soccorso e costruire vere e proprie comunità capaci di intervenire tempestivamente.

Dalla prevenzione alla tecnologia, dall’importanza del DAE fino alla responsabilità condivisa: perché, davanti a un arresto cardiaco, anche pochi minuti possono fare la differenza.

Dottor Costantino, partiamo da Cardiosecurity: da dove nasce l’idea e quale problema vuole affrontare?

Ogni giorno in Italia muoiono circa 180 persone per arresto cardiaco. 1 ogni 8 minuti. Per fare un raffronto e dare l’idea della proporzione sono circa 9 (nove) le vittime giornaliere causate da incidenti stradali. Venti volte di più. Allora non dobbiamo e non possiamo permetterci di assumere un atteggiamento attendista.

Cardiosecurity Italia nasce da un’idea del Sottoscritto ad ottobre 2023. È una rete d’impatto sociale specializzata nell’ingegnerizzazione di progetti di cardioprotezione e cardioformazione territoriale, nella diffusione della cultura del primo soccorso e nella trasformazione dei cittadini e dei lavoratori in vera e propria “comunità di primo intervento” capaci di riconoscere l’arresto cardiaco e utilizzare un defibrillatore (“First Responder”).

E dal punto di vista legislativo non vi è alcun intoppo. Quindi il cittadino “non ha più scusanti”. Si applica infatti l’articolo 54 del Codice penale “a colui che, non essendo in possesso dei predetti requisiti, nel tentativo di prestare soccorso a una vittima di sospetto arresto cardiaco, utilizza un defibrillatore DAE o procede alla rianimazione cardiopolmonare”.

Le malattie cardiovascolari continuano a essere una delle principali cause di morte. Quanto conta oggi la prevenzione?

Purtroppo (e da cardiologo lo dico con ulteriore rammarico) le malattie cardiovascolari ancora oggi nel 2026 detengono il primato tra le cause di morte nel mondo occidentale. Senza ombra di dubbio la prevenzione sia primaria che secondaria è Fondamentale. Infatti, secondo i dati ufficiali dell’Oms e dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) fino all’80 per cento dei decessi per malattie cardiache (infarto del miocardio in primis) e cerebrali (ictus in primis) è prevenibile modificando i fattori di rischio comportamentali e seguendo uno stile di vita corretto.

Cardiosecurity punta anche sulla tempestività: quanto può fare la differenza intervenire nei primi minuti di un’emergenza cardiaca?

“Il tempo è muscolo” diciamo noi cardiologi proprio per rimarcare questo concetto essenziale di tempo-dipendenza soprattutto nelle malattie cardio-cerebro-vascolari.

Pensi che ogni minuto che passa con il cuore fermo diminuisce di circa il 10 per cento la probabilità di sopravvivenza. E se non si interviene entro i primi 5 minuti tutto il lavoro che viene svolto successivamente da noi medici ed infermieri in ospedale non conta nulla. È inutile.

La sopravvivenza media in Italia si attesta intorno al 6,5-8 per cento, contro una media europea di poco superiore; nella metà dei casi (50 per cento circa) il paziente muore prima ancora di raggiungere l’ospedale. Ogni anno, in Europa e negli Stati Uniti, rispettivamente 400.000 e 350.000 persone hanno un arresto cardiaco extra-ospedaliero e il 90 per cento non sopravvive. La rianimazione cardiopolmonare (RCP) precoce può raddoppiare o triplicare i tassi di sopravvivenza. Ecco che il ruolo del cittadino in questo setting diventa “vitale” rappresentando l’anello trainante di quella che noi operatori sanitari chiamiamo la “catena della sopravvivenza”.

Quali sono i principali segnali che non dovremmo mai sottovalutare?

Questa condizione clinica rappresenta l’emergenza delle emergenze ed è il “tallone d’Achille” di  noi cardiologi perché l’arresto cardiaco o morte cardiaca improvvisa, purtroppo, è un evento non prevedibile perché inatteso e quindi inaspettato per definizione. Ovviamente la prevenzione primaria come ho detto poc’anzi è l’unico “strumento” che abbiamo a disposizione per prevenire un evento così tragico.

In linea generale, comunque, i sintomi da non sottovalutare mai sono: senso di costrizione al giugulo quando di cammina o si fanno sforzi. Angina/fastidio di tipo “oppressivo” al torace (che si irradia al braccio sinistro o destro) sia a riposo che sotto sforzo fisico. Affanno o dispnea da sforzo e/o vertigini non presenti in precedenza. Palpitazioni o “cardiopalmo” frequenti.

Quanto è importante saper utilizzare un defibrillatore e, soprattutto, quanto siamo ancora impreparati di fronte a un arresto cardiaco?

Oggigiorno saper utilizzare il defibrillatore o DAE è Fondamentale per chiunque ovvero per i laici (i “non sanitari”), anche senza una preparazione sanitaria adeguata. Basta seguire le istruzioni vocali che questo “device salvavita” pronuncia in modo chiaro e sequenziale una volta applicate le piastre adesive sul torace del paziente.

Purtroppo, ancora oggi il DAE viene utilizzato pochissimo da chi è testimone di un arresto cardiaco. La percentuale media europea, infatti, è di circa il 28 per cento. Dobbiamo fare cultura e sensibilizzare adeguatamente il cittadino riguardo la prima causa di morte al mondo. Quindi informare e poi formare.

Pensi che lo scorso 26 agosto è stato possibile salvare una persona in arresto cardiaco davanti ad una farmacia attraverso una videochiamata a più di 1000 km di distanza (Massa - Pietrapaola) in cui il Sottoscritto ha guidato un amico presente sul luogo dell’emergenza che a sua volta coordinava gli altri astanti a praticare la corretta RCP utilizzando il DAE (che ha erogato in totale 3 shock elettrici). Il cuore di Carmine ha ripreso a battere prima che arrivassero i soccorsi e successivamente, attraverso l’elisoccorso, lo hanno trasportato all’Ospedale di Crotone dove ha risolto la causa sottostante l’arresto cardiaco ovvero l’infarto del miocardio (infatti la coronaropatia è la causa più frequente di arresto cardiaco). Ho voluto portare questa testimonianza per far capire che non serve essere medici o sanitari in generale per riuscire a salvare una persona in difficoltà. Basta dimostrare una “responsabilità condivisa”.

La tecnologia può diventare uno strumento concreto di prevenzione e sicurezza cardiovascolare? In che modo?

Non esiste “futuro roseo” senza la tecnologia. La buona tecnologia. Ad esempio, U-CARE (Universal CPR AI Assistance and Response Engine) offre una soluzione economica per “democratizzare” la formazione di alta qualità sulla RCP ed il supporto in tempo reale colmando infine il divario nella RCP praticata dai testimoni dell’evento e migliorando la sopravvivenza all’arresto cardiaco extra-ospedaliero (OHCA). In pratica U-CARE dimostra la fattibilità di un sistema multimodale basato su smartphone per fornire feedback sulla RCP e assistenza operativa, sia in situazioni di emergenza che nell’ambito della formazione. E questo modello noi di Cardiosecurity Italia lo stiamo proponendo e realizzando soprattutto con i giovani.

Esistono categorie di persone che dovrebbero prestare particolare attenzione alla salute del cuore anche in assenza di sintomi?

È chiaro che, come in tutte le patologie, esistono persone dove porre maggiore attenzione e cautela poiché considerate “soggetti a rischio cardiovascolare alto o molto alto”. Essi sono rappresentati da chi ha avuto familiari “stretti” con cardiopatie note; chi ha il diabete mellito, chi fuma, chi ha livelli di colesterolo LDL particolarmente elevati; chi ha problematiche di tipo renale e/o pneumologico; chi già ha avuto eventi cardio-cerebrovascolari. Inoltre, devono essere “sorvegliati” attentamente tutti coloro che svolgono un lavoro a servizio della comunità ovvero i piloti di aeromobili, gli autotrasportatori, gli autisti di scuolabus ed ambulanze, le forze dell’ordine, etc etc.

Stile di vita, alimentazione, attività fisica e stress: qual è oggi il fattore più sottovalutato nella prevenzione cardiovascolare?

Il fattore più sottovalutato è e rimane uno solo: la prevenzione tutta! E per diffondere e sensibilizzare su larga scala tale “dogma” dobbiamo “fare cultura”. Solo così è possibile migliorarci.

Mi viene in mente a tal proposito una frase storica pronunciata durante il discorso d’insediamento dell’allora 43enne John Fitzgerald Kennedy che il 20 gennaio 1961 a Washington, subito dopo aver prestato giuramento come 35º presidente degli Stati Uniti parlò del bisogno di tutti gli statunitensi di essere cittadini attivi. Egli disse: “Non chiedete cosa può fare il vostro paese per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro paese”. Aveva ragione.

E soprattutto in questo setting è arrivato il momento storico di un necessario “salto culturale” quando ci troviamo di fronte ad una persona in arresto cardiaco. Questo è il futuro. Ed il futuro non è qualcosa che si aspetta ma quello che si costruisce. Se non cambia la cultura e la mentalità non cambieranno mai le cose.

Avete avuto l’opportunità di presentare il progetto Cardiosecurity a Papa Leone XIV: che significato ha avuto per voi questo incontro e quale messaggio avete voluto portare?

Avere avuto la possibilità e il dono di poter incontrare il Santo Padre durante l’udienza giubilare del 6 dicembre scorso a Piazza San Pietro è stato semplicemente Fantastico oltre che Unico.

Il senso di quella giornata culminata con la consegna simbolica di un defibrillatore da parte del Sottoscritto è il seguente partendo dal principio che non possiamo più rimanere spettatori passivi perché magari queste tragedie non capitano a noi o ad un nostro familiare (figli, coniuge o compagna/o, genitori) o amico. Ognuno di noi deve fare la propria parte ed aiutare chi ha bisogno. Si tratta di essere cittadini “attivi” proprio per salvaguardare la collettività e quindi la comunità stessa.

E come ha più volte affermato, ricordando i Principi della dottrina sociale della Chiesa, il Nostro Primo Sostenitore S.E. Card. Antonio Tagle, Pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione: “Ogni essere umano porta in sé una dignità inviolabile ed il diritto alla Vita è il Primo e Fondamentale. E quando educhiamo le persone ad agire prontamente con competenza e cuore, Noi difendiamo questa Sacra dignità. E la conoscenza, quando è guidata dall’Amore diventa Servizio”.

Solo la Passione e l’Amore per la Vita possono cambiare il mondo. Non a caso il Santo Padre nella sua prima enciclica “Magnifica Humanitas” ha parlato di “costruire una civiltà dell’amore”. Prima di tutto lo dobbiamo ai nostri figli.

Cara Claudia, ringraziandoti per la vicinanza e sensibilità che hai sempre dimostrato verso noi di Cardiosecurity termino questa breve intervista con una frase di Colui che mi ha sempre spronato ad andare avanti e credere nel giusto con un’attenzione particolare verso i più “fragili”. Quella persona è mio padre Nicola che ovunque sia sorriderà con un pizzico di orgoglio: “Ciò che sta in alto dimora in basso. È saggio colui che corre senza alzare polvere. Ma lasceranno nitide orme per coloro che seguiranno”. Grazie ancora per la tua disponibilità Claudia e mi raccomando: “Più Formi, Più Salvi”.

Aggiornato il 28 settembre 2026 alle ore 16:01