Medicina km 0. Il futuro delle allergie:
non possiamo più considerarle soltanto un problema stagionale

Le allergie sono sempre più presenti nella nostra vita quotidiana. Bambini e adulti si trovano a fare i conti con pollini, asma, riniti, allergie alimentari, da puntura di insetto o da medicinali e, nei casi più gravi, con il rischio di anafilassi. Un fenomeno che non riguarda soltanto la medicina, ma che coinvolge la scuola, le famiglie, l’ambiente e persino le politiche di prevenzione.

Ne abbiamo parlato con il professor Gennaro D’Amato, allergologo e pneumologo, Chairman della Commissione ambiente e salute respiratoria e allergologica della World Allergy Organization (WAO), esperto AIPO - ITS/ETS (Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri), docente di Malattie Allergiche Respiratorie nella Scuola di Specializzazione in Malattie Respiratorie della prima e seconda Università di Napoli, già primario di Malattie Respiratorie e Allergiche dell'Ospedale Cardarelli di Napoli, esperto di fama internazionale nel campo delle malattie respiratorie e allergiche e da anni impegnato nello studio del rapporto tra cambiamenti climatici, inquinamento atmosferico, pollini e allergie.

La sua attività scientifica ha affrontato proprio il legame tra modificazioni climatiche e aumento delle patologie allergiche respiratorie. 

Il tema è particolarmente attuale. L’aumento delle temperature e le modificazioni climatiche possono influenzare la durata e l’intensità delle stagioni polliniche, mentre l'inquinamento atmosferico può contribuire a peggiorare le manifestazioni respiratorie. Il professor D’Amato studia questi fenomeni da molti anni, sostenendo l’importanza di comprendere sempre meglio l’interazione tra ambiente, clima e salute. 

Ma l’intervista non si è limitata a scandagliare le sole allergie respiratorie. Stanno aumentando le allergie alimentari. Alcuni alimenti possono provocare reazioni potenzialmente gravissime in alcuni soggetti. Quanto siamo preparati a riconoscere e affrontare un'anafilassi? L’adrenalina può essere decisiva nei casi di reazione allergica grave, ma resta una domanda fondamentale: cosa accade quando l’emergenza si verifica lontano da casa? E qui entra in gioco la scuola. Un bambino con una grave allergia alimentare può trascorrere molte ore della giornata lontano dai propri genitori. Al punto che la scuola viene definita domicilio dal punto di vista sanitario, se necessario. Ma gli insegnanti e il personale scolastico non è detto che sappiano riconoscere un’anafilassi, che sappiano come comportarsi in caso ci sia un’emergenza medica anche se hanno fatto il corso di somministrazione del farmaco, che non comporta comunque l'obbligo della somministrazione. E comunque c'è sempre il fattore "panico" da considerare. Sono adeguatamente formati i docenti e il personale della scuola per utilizzare un autoiniettore di adrenalinaLa formazione deve essere obbligatoria e uniforme in tutte le scuole italiane. Queste possibilità vanno oltre la dimensione strettamente sanitaria e chiamano in causa responsabilità, organizzazione e prevenzione.

Durante la video intervista all’interno di questo articolo, abbiamo chiesto al professor D’Amato quale sia oggi il ruolo delle nuove terapie per le allergie, dall’immunoterapia alle più recenti strategie terapeutiche, e se siamo finalmente entrati in una fase nella quale alcune allergie possono essere affrontate non soltanto attraverso l’evitamento dell’allergene, ma anche attraverso trattamenti capaci di modificare la risposta dell'organismo. 

E poi c’è il futuro. Che cosa succederà alle allergie nei prossimi dieci o vent’anni? Il professor D’Amato ha dedicato una parte importante della propria attività scientifica proprio agli effetti del cambiamento climatico sulle malattie allergiche e respiratorie. La sua ricerca ha evidenziato come temperatura, inquinamento, pollini e altri fattori ambientali possano interagire nel determinare un aumento del rischio respiratorio. La domanda, dunque, è inevitabile: se il clima continua a cambiare, dovremo prepararci a una società nella quale le allergie saranno sempre più frequenti e dureranno sempre più a lungo, senza stagionalità? 

Ma soprattutto, siamo ancora in tempo per intervenire? Lo abbiamo chiesto al professor Gennaro D’Amato cercando di capire non soltanto che cosa sta accadendo oggi, ma se stiamo facendo abbastanza per proteggere i bambini, le famiglie e le generazioni future. Perché parlare di allergie oggi vuol dire parlare anche di ambiente, prevenzione, scuola, formazione e salute pubblica. 

(*) Nella foto il professor D’Amato (Facebook) 

Aggiornato il 09 settembre 2026 alle ore 16:39