Viene alle cronache il caso di un lavoratore in una Cina che vuole assolutamente innovarsi nelle tecnologie, ma evitare che l’Intelligenza artificiale divenga causa per licenziare ed abbassare i costi di produzione e quindi avvantaggiare i profitti. Non è un facile trovare una soluzione, ma l’importante è la conoscenza del problema, negare la possibilità di licenziare se si tratta solo di abbassare i costi di produzione e ricollocamento a nuovo posto inferiore. In Cina un tribunale ha sentenziato la non legalità del licenziamento. Ma il problema sarà enorme.
Negli Stati Uniti tentativi ci sono ma di altro genere, come mantenimento del salario con un orario ridotto, dare una partecipazione agli utili dei vantaggi delle imprese a chi non lavora. Queste soluzioni non possono avvenire facilmente in un paese capitalistico dove le imprese non obbediscono allo Stato, ma al profitto: sarà difficile e avrebbe dei grandi effetti nella stabilità sociale. Ed il marasma che riguarda le guerre accresce l’oscurità sul futuro.
Anche in Italia si comincia a parlar e dell’intelligenza artificiale in rapporto alla occupazione. Il convegno della Uil ha fatto proprio quanto ipotizzato da Sam Altman: riduzione dell’orario di lavoro a parità del reddito passato, di spartizione di utili credo a chi non ha lavoro. Ma sono frasi. Sarà una vicenda molto drammatica tutt’altro che risolvibile se non vi è un forte intervento dello Stato e se non si mette un limite al profitto diminuendo i costi di produzione, perché quello che è palese nella vicenda cinese è che l’intelligenza artificiale serve a diminuire i costi di produzione.
Una catastrofe economica, saranno scelti i robot e l’intelligenza artificiale al posto dell’uomo in quanto le imprese guadagnano di più, ma i sistemi sociali non reggerebbero. Questa vicenda, in maniera non propriamente come si sta attuando ma non del tutto difforme, è stata prevista. Karl Marx ipotizzò che il lavoro doveva venire da ciascuno quanto possibile nei sistemi produttivi automatizzati ma il lavoratore doveva ricevere secondo i bisogni, una affermazione che potrebbe essere risolutiva, ma non con un’impresa privata che tende al profitto: dare a ciascuno secondo i bisogni suppone una economia sotto controllo statale.
Ecco il punto: lavorare pochissimo, ricevere moltissimo vista la altissima produttività. Punto decisivo del nostro futuro, se non ci è chiaro: vivremo la parte più oscura della storia, ci sarà una disoccupazione di immensa quantità. L’errore di Marx fu credere che il mutamento di scopo delle imprese sarebbe avvenuto con l’avvento al potere della classe operaia. Non sarà la classe operaia a dirigere questa situazione, saranno le imprese altamente tecnologiche ma che lo Stato impedisce siano produttive per il profitto con relativamente poche persone e nell’insieme mondiale milioni di milioni di disoccupati. Anche perché non ci sarebbero consumi.
Ritengo che bisognerebbe lasciare l’impresa al genio dell’imprenditore, ma non con il profitto come essenziale scopo dell’impresa, ma la richiesta sociale: o si entra in questa logica o finiremo al muro. Non potremo gestire la disoccupazione di masse.
Aggiornato il 07 luglio 2026 alle ore 15:21
