Altro che “sovraffollamento”. La situazione nelle carceri francesi è letteralmente al “collasso”. Secondo una relazione di Dominique Simonnot, controllore generale dei luoghi di privazione della libertà (Cglpl), il numero di detenuti è passato da 73.699, a fronte di 60.562 posti disponibili, registrati il 1° giugno 2023, a 88.829, a fronte di 63.237 posti, segnalati il 1° giugno 2026. Una barbarie istituzionalizzata. Non a caso La Cglpl chiede l’inserimento nella legge di “un meccanismo vincolante per il sovraffollamento carcerario”, come una soluzione al problema della custodia cautelare. Si tratta di creare un meccanismo per “garantire il rispetto dei diritti fondamentali dei detenuti, primo fra tutti il diritto alla cella individuale, il rispetto della loro dignità e la tutela della loro integrità fisica e mentale”. La Cglpl ha già avanzato questa proposta in un parere pubblicato nella Gazzetta Ufficiale nel settembre 2023, che però l’attuale ministro della giustizia, Gérald Darmanin, respinge categoricamente. Ma la realtà è agghiacciante. La Francia, ormai, come la Turchia, ha la peggiore situazione carceraria nel Consiglio d’Europa. Quasi 90mila detenuti su poco più di 63 posti a disposizione significa, secondo la Cglpl, “il fallimento della politica di aumento del numero di posti nelle carceri per ridurre il sovraffollamento”, riporta Bfmtv.
Il Ministero della Giustizia prevede di aprire 3mila posti aggiuntivi in carceri modulari, metà dei quali entro il 2027, mentre solo meno di un terzo dei 15mila posti aggiuntivi previsti da un’iniziativa nazionale lanciata nel 2018 è stato realizzato. L’aumento della capacità carceraria è sistematicamente accompagnato da un aumento parallelo, se non addirittura accelerato, del numero di detenuti. La costruzione di nuove strutture, quindi, “non può essere considerata una soluzione adeguata: dato l’attuale tasso di aumento del sovraffollamento, per risolvere il problema bisognerebbe aprire un nuovo carcere ogni 6 settimane”. Resta sempre valido il sistema delle pene e delle detenzioni alternative, “che pur essendo essenziali, rimangono sottoutilizzate o ostacolate da condizioni di attuazione restrittive”, sottolinea il rapporto. Resta particolarmente critica la situazione del carcere di Fresnes, le cui condizioni igienico-sanitarie cono definite “estreme”. Ciò nonostante, continuano ad arrivare detenuti. L’invito alle autorità pubbliche è di “definire una chiara strategia immobiliare per il futuro del carcere, incluso un programma di ristrutturazione o ricostruzione commisurato al suo deterioramento osservato”. Sotto osservazione anche il carcere di Grenoble-Varces, dove le condizioni sono ulteriormente peggiorate, con un tasso di occupazione che ora ha raggiunto il 179 per cento, con un livello del personale insufficiente. La Cglpl menziona in particolare un aumento “esponenziale” del numero di materassi sul pavimento, detenuti esposti a violenze e condizioni antigieniche, alcuni costretti a “mangiare con le mani” per oltre 2 mesi a causa della mancanza di utensili. “È un caso estremo. Ma, purtroppo, è un caso che stiamo vedendo sempre più spesso: la prigione è in condizioni terribili”, dice Simonnot. “Ci sono ratti ovunque”, racconta un detenuto per traffico di droga, a France Info, che definisce Grenoble-Varces “la peggiore prigione di Francia”.
La normalità, racconta, è una “cella minuscola” per 3 detenuti e 2 letti: “Inevitabilmente uno di noi dorme per terra”. Un’ispezione dello scorso autunno ha assegnato al carcere zero su 100. Il detenuto menziona la riduzione del tempo dedicato all’attività fisica e un sovraffollamento insopportabile. “Ero completamente solo nella mia cella. Ora non è più così, e le cose possono degenerare molto rapidamente. Quello che ci piaceva era poter uscire a fare una passeggiata, prendere un po’ d’aria fresca. Per mesi e mesi abbiamo fatto solo una passeggiata al giorno. Siamo detenuti, meritiamo di essere in prigione, meritiamo di lottare. Ma meritiamo di essere trattati come cani? Dopotutto, abbiamo una dignità”. Le violenze si moltiplicano, soprattutto di notte. “Le guardie sono molto giovani e inesperte. Ci sono risse continue”, dice Simonnot a France Info. L’amministrazione ha allertato le autorità giudiziarie in merito al rischio mortale nel braccio dei detenuti vulnerabili, un’area separata che ospita i cosiddetti individui sensibili. La violenza è tale “che di notte ci sono risse nelle celle, ci sono detenuti che chiedono aiuto invano, che vengono picchiati, presi a pugni. La stessa cosa accade nel cortile, non c’è sorveglianza. È una situazione terribile”.
Aggiornato il 06 luglio 2026 alle ore 10:14
