I lefebvriani hanno mantenuto il punto. A Econe, in Svizzera, la Fraternità Sacerdotale San Pio X ha proceduto alla consacrazione di quattro nuovi vescovi, ignorando l’appello del Pontefice a sospendere la cerimonia. A seguire arriverà la scomunica latae sententiae. Ecco l’ennesima frattura con la Chiesa cattolica. La formalizzazione da parte della Santa sede è attesa nelle prossime ore o, al più tardi, nei prossimi giorni. La celebrazione è entrata nel momento centrale con l’imposizione delle mani sui nuovi presuli da parte del vescovo consacrante, monsignor Alfonso de Galarreta, affiancato dal co-consacrante monsignor Bernard Fellay. Al rito sono poi seguiti gli altri passaggi previsti dalla liturgia episcopale.
Era tutto già successo il 30 giugno 1988, quando monsignor Marcel Lefebvre consacrò quattro vescovi senza il mandato pontificio di Giovanni Paolo II. In quell’occasione la Santa sede decretò la scomunica dello stesso Lefebvre, del co-consacrante Antonio de Castro Mayer e dei quattro nuovi vescovi: Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta. Giovanni Paolo II definì quell’iniziativa “un atto di disobbedienza” e la qualificò come “atto scismatico”. A sottolineare il legame con quell’episodio storico, durante la cerimonia di Econe sono stati utilizzati gli stessi paramenti impiegati nel 1988 nella consacrazione che diede origine al primo scisma lefebvriano, successivamente ricomposto sul piano canonico con la revoca della scomunica decisa da Benedetto XVI. Tra i protagonisti della celebrazione figurano proprio monsignor Alfonso de Galarreta e monsignor Bernard Fellay, già destinatari della scomunica pronunciata nel 1988 e revocata nel gennaio 2009 da Benedetto XVI. Con la nuova consacrazione episcopale, per entrambi scatta nuovamente la scomunica automatica, destinata ora a essere confermata formalmente dal Vaticano. La celebrazione si è svolta nel pieno rispetto della tradizione liturgica cara alla Fraternità San Pio X. I due consacranti hanno indossato guanti rossi, mentre ai quattro nuovi vescovi sono stati riservati guanti bianchi e calzature bianche abbinate a calze rosse. Durante il rito i nuovi presuli sono stati inoltre bendati sulla fronte e sulle mani per ricevere l’unzione con l’olio sacro, secondo le antiche prescrizioni liturgiche.
Nel corso dell’omelia, il superiore della Fraternità San Pio X, don Davide Pagliarani, ha respinto le accuse rivolte al movimento: “Siamo accusati di non amare il Papa, siamo accusati di non rispettarlo ma è proprio perché amiamo il Papa come vicario di Cristo” noi “non vogliamo più vedere il Papa umiliato, messo sullo stesso piano dai falsi pastori”. Il sacerdote ha quindi aggiunto: “Quante volte abbiamo visto il Papa in questa situazione. Proprio perché amiamo il vicario di Cristo non vogliamo questa umiliazione, umiliazione che ricade su tutta la Chiesa, messa sullo stesso piano delle false religioni”. Pagliarani ha infine attribuito l’incomprensione tra la Fraternità e la gerarchia ecclesiastica a una diversa visione della missione della Chiesa: “Perché non veniamo capiti? Il problema è che parliamo due lingue diverse”, “noi parliamo la lingua delle fede, il linguaggio della tradizione” e “davanti a noi troviamo un linguaggio che parla di altre cose, il linguaggio dell’inclusione, del dialogo, dell’accompagnamento. Noi invece vogliamo la fede. Poi certo nella fede dialoghiamo con le persone per convertirle”, ha sottolineato don Pagliarani.
Aggiornato il 01 luglio 2026 alle ore 16:01
