Sergej Krikalëv, “l’ultimo cittadino sovietico”

Quando Sergej Krikalëv lasciò la Terra nel maggio del 1991, l’Unione sovietica esisteva ancora. Quando tornò a casa, nel marzo del 1992, il Paese in cui era nato non c’era più. Per questo motivo la stampa occidentale lo soprannominò “l’ultimo cittadino sovietico”: un uomo partito come cosmonauta dell’Urss e rientrato in una Russia completamente diversa, segnata dal crollo politico ed economico dell’impero sovietico. Sergej Krikalëv è una delle figure più emblematiche della storia dell’esplorazione spaziale. La sua vicenda unisce eroismo, scienza e trasformazioni geopolitiche in un racconto quasi surreale, che sembra uscito da un romanzo di fantascienza. Nato a Leningrado il 27 agosto 1958, Krikalëv studiò ingegneria meccanica e lavorò nel settore aerospaziale sovietico. Fin da giovane mostrò una forte passione per il volo e per la tecnologia spaziale, qualità che lo portarono a essere selezionato come cosmonauta negli anni Ottanta.

Il suo addestramento avvenne durante il periodo finale della guerra fredda, quando la corsa allo spazio rappresentava ancora una delle principali competizioni tra Stati Uniti e Unione sovietica. Krikalëv si distinse rapidamente per le sue capacità tecniche e per la resistenza fisica, diventando uno dei cosmonauti più affidabili del programma sovietico. La sua prima missione spaziale avvenne nel 1988 a bordo della stazione orbitante Mir, il grande laboratorio spaziale dell’Urss. Ma sarebbe stata la missione del 1991 a consegnarlo alla storia. Il 18 maggio 1991 Krikalëv partì verso la stazione spaziale Mir per una missione che avrebbe dovuto durare pochi mesi. In quel momento l’Unione sovietica stava vivendo una crisi sempre più profonda: l’economia era in difficoltà, le repubbliche sovietiche chiedevano maggiore autonomia e il potere centrale vacillava. Mentre il cosmonauta orbitava sopra la Terra, gli eventi precipitarono. Nell’agosto del 1991 avvenne il fallito colpo di Stato contro Michail Gorbačëv; nei mesi successivi diverse repubbliche dichiararono l’indipendenza e, il 26 dicembre 1991, l’Urss cessò ufficialmente di esistere.

Krikalëv, però, era ancora nello spazio. Il programma spaziale sovietico attraversava una crisi finanziaria drammatica. Mancavano fondi e organizzazione per il rientro immediato dell’equipaggio della Mir. Inoltre, il nuovo assetto politico rendeva complicata la gestione delle missioni spaziali: il cosmodromo di Baikonur, ad esempio, si trovava ormai in territorio kazako. Di conseguenza, la permanenza di Krikalëv venne prolungata ben oltre il previsto. Per mesi il cosmonauta continuò a lavorare sulla Mir mentre sulla Terra cambiavano bandiere, governi e sistemi economici. Quando finalmente rientrò il 25 marzo 1992, dopo 311 giorni nello spazio, trovò una realtà completamente trasformata. Non esistevano più l’Urss, il Partito comunista sovietico e nemmeno molte delle istituzioni che lo avevano mandato in orbita. Era partito come cittadino sovietico ed era tornato come cittadino della Federazione russa.

L’immagine di Krikalëv divenne il simbolo perfetto della dissoluzione sovietica. La sua storia mostrava in modo concreto quanto improvviso e radicale fosse stato il cambiamento geopolitico dei primi anni Novanta. Molti giornali occidentali raccontarono la sua vicenda con toni quasi cinematografici: un uomo sospeso nello spazio mentre il mondo sottostante cambiava completamente volto. In realtà Krikalëv mantenne sempre un atteggiamento pragmatico e professionale. Continuò a svolgere il proprio lavoro senza lasciarsi travolgere dal caos politico. Negli anni successivi dichiarò più volte che la situazione sulla Mir era certamente difficile, ma meno drammatica di quanto spesso raccontato dai media. La missione del 1991-1992 non fu che una parte della sua carriera. Krikalëv partecipò a numerose missioni spaziali, collaborando anche con la Nasa dopo la fine della guerra fredda. Divenne uno dei simboli della cooperazione internazionale nello spazio. Nel corso della sua vita trascorse oltre 800 giorni in orbita, stabilendo record mondiali di permanenza nello spazio per la sua epoca. Partecipò anche alle prime fasi operative della Stazione spaziale internazionale, contribuendo alla costruzione della nuova era dell’esplorazione spaziale.

Aggiornato il 15 maggio 2026 alle ore 13:11