Il Giovedì Santo di Leone: “L’uomo bestemmia quando vuole vincere uccidendo”

Papa Leone XIV ha celebrato la sua prima Coena Domini nella Basilica di San Giovanni in Laterano, dove ha lavato i piedi a undici sacerdoti ordinati da lui stesso lo scorso 27 giugno e al direttore spirituale del Pontificio Seminario Maggiore. Una rottura rispetto alle celebrazioni degli ultimi anni, che hanno visto la presenza di Papa Francesco principalmente nelle carceri.

Quello di Leone è l’incontro del vescovo coi i suoi sacerdoti, del pastore con il suo gregge: Prevost si fa sacerdote tra gli apostoli e ricorda ai ragazzi e agli uomini che hanno ricevuto il presbiterato di farsi carico di chi è perduto, di perdonare e di riavvicinare a Cristo chi si è allontanato. Il pontefice ricorda quanto Cristo sia strumento non solo in grado di farci vedere diversamente Dio, ma anche gli uomini: “Gesù purifica non solo la nostra immagine di Dio dalle idolatrie e dalle bestemmie che l’hanno sporcata, ma purifica la nostra immagine dell’uomo, che si ritiene potente quando domina, che vuole vincere uccidendo chi gli è uguale, che si ritiene grande quando viene temuto. Vero Dio e vero uomo, Cristo ci dà invece un esempio di dedizione, di servizio e di amore”.

Il Giovedì Santo di Leone è fortemente simbolico: arriva all’altare con lo stesso pastorale utilizzato per l’Epifania, giorno di conclusione del Giubileo della Speranza. Un bastone portato dal vescovo di Roma nel giorno in cui il re bambino riceve la visita dei pastori e nel giorno in cui Cristo si fa agnello pronto a ricevere il peccato del mondo. Nell’analisi delle letture compiuta nell’omelia, Leone parla del banchetto solenne in cui “il suo amore si fa gesto e cibo per tutti, rivelando la giustizia di Dio. Nel mondo, proprio lì dove il male imperversa, Gesù ama definitivamente, per sempre, con tutto sé stesso”.

L’ultima cena è il momento del donarsi totalmente, dell’inginocchiarsi a lavare i piedi dei fratelli, una promessa d’amore che Cristo proietta fino all’eternità. I gesti però non devono essere visti e interpretati come indicazioni pratiche o morali: per Leone sono “sintesi della rivelazione di Dio, segno esemplare del Verbo fatto carne, sua memoria inconfondibile”.

Ricordando le parole di Benedetto XVI, Papa Leone allontana l’immagine di un Dio del successo ed evoca il Dio della Passione, che non serve invocare nel momento del bisogno: “Non comprendiamo invece che Dio ci serve davvero, sì, ma col gesto gratuito e umile di lavare i piedi: ecco l’onnipotenza di Dio. Così si compie la volontà di dedicare la vita a chi, senza questo dono, non può esistere. Il Signore sta in ginocchio per lavare l’uomo, per amore suo. E il dono divino ci trasforma”. Leone ricorda che il Giovedì Santo, la Cena del Signore, “è un giorno di ardente gratitudine e di fraternità autentica” e invita a vivere in ogni parrocchia l’adorazione eucaristica.

Il Papa riflette su tutte le volte a cui ci viene data la possibilità di risorgere, in un tempo dove ogni cosa sembra essere destinata a finire e dove il buio prevale sulla luce della speranza: “Quante risurrezioni anche a noi è dato sperimentare, quando, liberi da un atteggiamento difensivo, discendiamo nel servizio come un seme nella terra! Nella vita, possiamo attraversare situazioni in cui tutto pare finito. Ci chiediamo allora se la missione sia stata inutile. È vero: a differenza di Gesù, noi viviamo anche fallimenti che dipendono dall’insufficienza nostra o altrui, spesso da un groviglio di responsabilità, di luci e ombre. Ma possiamo fare nostra la speranza di molti testimoni”.

Al termine della liturgia Leone ha portato il Santissimo nella Cappella di San Francesco, dove è stato allestito l’altare per la Reposizione. L’ultimo gesto prima che la Basilica rimanesse in silenzio. Oggi, Venerdì Santo, Papa Leone presenzierà alla Via Crucis al Colosseo dove porterà la croce per tutte le stazioni. Quest’anno le meditazioni sono affidate a fra Francesco Patton, custode di Terra Santa del 2016 al 2025. L’augurio è quello che celebrazione della Pasqua, in un tempo così buio e scoraggiante per l’intera umanità, possa ristabilire il giusto baricentro e orientare ogni persona – non soltanto i leader, ovviamente – alla ricerca del bene comune, che parte anzitutto dalla propria pace interiore.  

Aggiornato il 03 aprile 2026 alle ore 12:57