Prima parte
Il titolo di questo lavoro evoca i genocidi del Novecento come fatti di memoria e ricordo, che s’inerpicano nei sentieri dell’anima di tutti noi. A me tocca, come storico, cultore di studi storico-politici dell’età contemporanea, delinearne gli aspetti salienti, razionali, non tanto come elementi meramente descrittivi, quanto piuttosto come assieme di più accurate indagini e riflessioni volte a ricercare fattori causali, una più omnicomprensiva meditazione storico-critica, in direzione di un riposizionamento concettuale e logico a fronte di quei drammatici avvenimenti. Di certo, condizione essenziale perché le commemorazioni di eventi possano servire a qualcosa, il che peraltro non è nemmeno sempre certo, è che esse si propongano come occasioni di serie riflessioni storico-critiche e non retoriche o apologetiche circa gli eventi di cui si discute o di cui ricorre l’anniversario. Ma così non è stato e spesso non lo è tuttora, ma spero che questa occasione possa esserlo.
Il XX secolo è stato più esattamente definito il “secolo delle ideologie”, ma è stato anche delineato come il secolo della fine delle ideologie, intendendosi per tali, così come affermava Albert Camus, “utopie che si distruggono da sé, nella Storia, per il prezzo che in ultima istanza esigono”. Cosicché, si potrebbe meglio definire il Novecento il secolo della riattivazione della mentalità chiliastica, centrata sull’attesa di un evento catastrofico-palingenetico: la rivoluzione come guerra cosmica tra i figli della luce e i figli della tenebra. Non a caso il “secolo delle ideologie” è iniziato proprio con la Grande guerra, le cui conseguenze psicologiche e sociali hanno profondamente alterato l’esistenza di buona parte delle Nazioni europee, il secolo in cui prende piede una strategia volta a materializzare il Millennio, ponendo così fine all’attesa millenaristica, attraverso un annientamento implacabile del vecchio mondo, corrotto e corruttore; ed è per l’appunto questa idea – la rivoluzione come purificazione dell’esistente – che si ritrova sia in Lenin che in Adolf Hitler. In entrambi, infatti, il mondo è concepito come un pantano infestato da parassiti morali, che Lenin chiama “borghesi” e Hitler “ebrei”, i quali devono essere eliminati.
Ed è questo, per l’appunto, il tratto specifico del totalitarismo: la rigenerazione del corpo sociale attraverso la purga permanente. In un sistema totalitario il terrore è qualcosa di più di uno strumento di dominio: è uno strumento di purificazione spirituale. Infatti, se Lenin teorizzerà il terrore in permanenza per “ripulire di qualsiasi insetto nocivo… la maledetta società capitalistica”, dal canto suo Hitler dichiarerà che “per impedire la bolscevizzazione ebraica del mondo”, era imperativo annientare i “focolai di infezione”.
Insomma, stando così le cose, si può affermare che il secolo delle ideologie è stato il secolo delle religioni secolari, le quali hanno elevato la politica al rango di prassi salvifica, con ciò approdando al nichilismo puro. Sono state, per appunto, le ideologie degli stupefacenti spirituali che, attraverso l’istituzionalizzazione del culto idolatrico della comunità divinizzata, hanno surrogato le religioni positive, discreditate dalla ragione di derivazione illuministica. Esse per un certo tempo sono riuscite a re-incantare il mondo, ma lo hanno fatto con tali risultati da confermare l’ammonimento di Gaetano Salvemini: “Se cercheremo di trasformare il purgatorio in cui viviamo in un paradiso, alla fine finiremo tutti all’inferno”. Insomma, non v’è dubbio che il totalitarismo, con i suoi allucinati teoremi diagnostico-terapeutici, sia stato la cifra caratterizzante l’intero Novecento: la storia si era addentrata in un tunnel in cui l’uomo era entrato nel buio, senza sapere dove lo avrebbero portato le sue azioni. Uno degli aspetti – l’altro lo esamineremo in successione – della riflessione sul secolo è costituito dallo sterminio nazista degli ebrei, cosicché la memoria della Shoah si è venuta sempre più caratterizzando come punto nodale e imprescindibile per una vera comprensione del nostro tempo.
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Aggiornato il 16 marzo 2026 alle ore 12:16
