Medicina a km 0
In un tempo che corre veloce, c’è chi ha scelto di fermarsi, di ascoltare. Luna De Luca Bianchi è la fondatrice di 1Vale100, un’associazione nata da un incontro che ha cambiato tutto. Un progetto che oggi porta ascolto, presenza e speranza nei reparti ospedalieri, dove la fragilità si intreccia alla forza e la medicina incontra l’umanità.
In questa intervista, Luna De Luca Bianchi racconta la nascita di 1Vale100, il senso dei “camici della speranza”, come vengono chiamati i volontari e i sogni futuri di un’associazione che ha scelto di trasformare il dolore in cura condivisa.
L’associazione nasce da un incontro molto personale, quello con Teo, racconta la presidente. Non un’idea astratta, ma un’esperienza concreta, vissuta nella profondità di un reparto ospedaliero. È stato lì che qualcosa si è acceso: la consapevolezza che, accanto alle cure mediche, esiste un bisogno altrettanto vitale ˗ quello di sentirsi visti, ascoltati, accolti.
“Non è stato un progetto pensato a tavolino. È stato un richiamo. A un certo punto ho capito che non potevo più tirarmi indietro”, ha detto Luna De Luca Bianchi. L’ospedale è un luogo di passaggio, di sospensione. È il posto in cui le certezze si incrinano e le domande diventano più grandi delle risposte.
“Lì dentro ho visto quanto può pesare la solitudine ˗ ha continuato Luna De Luca Bianchi ˗ Anche quando sei circondato da medici, infermieri, macchinari, protocolli. La medicina è fondamentale. Ma non basta sempre”.
Ed è proprio in quella distanza sottile tra cura clinica e bisogno emotivo che si inserisce 1Vale100. In un reparto ospedaliero, cosa fa davvero la differenza? La medicina salva, l’ascolto accompagna. E a volte è proprio l’ascolto a restituire forza alla cura. Nei reparti, nelle sale d’attesa, negli spazi di accoglienza, il problema che emerge con più forza è uno: la solitudine. Non solo quella dei pazienti, ma anche dei familiari. L’attesa, l’incertezza, la paura sono emozioni che cercano uno spazio dove poter essere accolti.
A volte basta sedersi accanto. Senza fretta. In una società che dimentica di fermarsi, l’ascolto è un gesto rivoluzionario.
Aggiornato il 04 marzo 2026 alle ore 15:59
