Dall’abisso del bunker alla luce di TikTok

Catello Maresca e la nuova frontiera della “giustizia pop”

Mentre il boss Michele Zagaria resta murato nel 41bis, il magistrato che lo ha strappato al suo regno sotterraneo ha cambiato arma: via la toga (temporaneamente) e dentro lo smartphone. Catello Maresca porta la lotta alla camorra e il dibattito sui referendum giustizia nell’arena dei giovani, rompendo i protocolli tradizionali e affrontando minacce in diretta social. 7 dicembre 2011. In un bunker claustrofobico di Casapesenna, un magistrato giovane, con gli occhi stanchi ma determinati, chiude la partita con il superlatitante Michele Zagaria, detto “Capastorta”. Zagaria si arrende con una frase che è già storia: “Lo Stato vince sempre”. Quel magistrato è Catello Maresca, l’uomo che ha decapitato il clan dei Casalesi. Oggi, 2026, lo scenario è radicalmente diverso. Zagaria è un ricordo chiuso a doppia mandata, ma la camorra – lo sa bene Maresca – si evolve, cambia pelle, si fa finanziaria e digitale. E Maresca, magistrato atipico e spesso divisivo, ha deciso di non restare in silenzio dietro le carte processuali. È sceso in piazza, nella politica (con la candidatura a sindaco di Napoli nel 2021) e, soprattutto, sui social network, in particolare TikTok.

IL MAGISTRATO SU TIKTOK: “NON È POPULISMO, È PRESENZA

Fuori dal coro significa anche non avere paura di sporcarsi le mani con i linguaggi della Gen Z. Maresca usa TikTok non per balletti, ma come un megafono per la legalità, con oltre 100mila follower al seguito. La sua narrazione è diretta, a tratti accesa, fuori dai formalismi giudiziari che spesso allontanano i cittadini. In un’epoca in cui il giudice è visto come una figura lontana, Maresca utilizza la diretta streaming per parlare di “buona giustizia”, legalità e per smontare le narrazioni mafiose. La sua è una “antimafia di strada” traslata nell’antimafia digitale.

LA BATTAGLIA REFERENDARIA E LO SCONTRO CON L’INTELLIGHENZIA

L’ultimo campo di battaglia di Maresca è il referendum sulla giustizia (marzo 2026). E anche qui, non le manda a dire. In una posizione decisamente “fuori dal coro” rispetto a gran parte della magistratura associata, Maresca ha sposato una linea di riforma, dichiarando che voterà “”. Senza paura di inimicarsi il salotto buono della cultura antimafia, ha attaccato duramente figure come Roberto Saviano, definendo alcune delle loro posizioni sul referendum come “pura propaganda populista” e accusandoli di raccontare “balle sulla lotta alla mafia”. La posizione di Maresca è chiara: la giustizia per funzionare ha bisogno di regole moderne e imparziali, non di emotività.

SOTTO SCORTA DA 12 ANNI, MINACCIATO ANCHE IN DIRETTA

Il coraggio di Maresca ha un prezzo alto: vive sotto scorta dal 2008. E le minacce non si fermano. Nell’ottobre 2025, ha subito minacce dirette proprio durante una diretta su TikTok, un fatto che testimonia come la sua presenza social sia fastidiosa per chi vorrebbe una giustizia silenziosa. Maresca, tuttavia, non arretra. La sua visione della “buona giustizia” è un connubio di rigore repressivo – quello che ha portato al 41bis per il clan Zagaria – e di educazione alla legalità. Maresca non è il magistrato da talk show che cerca l’applauso facile. È un uomo che ha dimostrato sul campo (a rischio della vita) di saper sconfiggere i mostri. Oggi, la sua sfida è dimostrare che lo Stato può vincere non solo nei bunker sotterranei, ma anche nell’etere, dove la camorra cerca i nuovi giovani affiliati. Forse il suo stile non piacerà a tutti i puristi del diritto, ma la sua mobilitazione per la “giustizia possibile” e il suo uso non comune dei social rendono Catello Maresca una delle figure più peculiari e coraggiose del panorama italiano attuale. Un uomo delle Istituzioni che ha capito che, per vincere la guerra, bisogna saper combattere in ogni trincea. Anche quelle digitali.

Aggiornato il 25 febbraio 2026 alle ore 12:05