Paradosso italiano-europeo sui rapporti uomo-animali

Mi diceva un vecchio e saggio amico che, se non vuoi problemi, non devi fare assolutamente nulla: solo osservare senza minimamente fiatare. Perché in Italia basta davvero poco per finire in Tribunale, anche solo incautamente adottare un animale raccolto per strada, oppure mettersi a coltivare un orto domestico, casomai per tenerci anche un paio di polli ed un coniglio a razzolare. Nelle procure italiane ci sono sezioni che perseguono proprio chi s’improvvisa allevatore o contadino; ci sono “sezioni agrarie” che, oltre alle vertenze tra contadini, si occupano delle denunce a carico di chi detiene un cane senza documenti o alleva conigli senza permesso, casomai riproduce canarini e poi li regala o li vende a parenti e amici. Reati gravissimi? Non siamo fatti per giudicare, ma è un dato di fatto che, dal 2019 ad oggi, i controlli di polizie locali e guardie zoofile si siano notevolmente incrementati sui vari possessori di cani; soprattutto su coloro che in giardino hanno cura di colonie di gatti, voliere con tanti uccelletti o spazi con animali da cortile come conigli e pollame vario.

Non si tratta di semplici controlli nei parchi pubblici, ed al fine di verificare che i cani vengano condotti al guinzaglio, ma pattuglie congiunte di polizie locali e guardie zoofile che fermano i proprietari dei cani per chiedere loro i documenti dell’animale: nel caso la bestiola sia munita di microchip, invitano a portare la documentazione al comando entro tempi molto stretti, onde evitare sanzioni o, alla peggio, il momentaneo sequestro dell’animale presso il canile.

Una stretta che sta certamente incidendo sulle abitudini dei proprietari di cani: ovviamente portano a spasso i loro amichetti in maniera sempre più lesta e guardinga, e per timore d’essere fermati. Perché, anche se il cane ha il microchip, non sempre ci si ricorda di portare i documenti a seguito. Poi è davvero difficile rammentare tutta la mole di “documentazione certificata” imposta dalla vita di oggi.

Intanto la ventata di legalità, con pugno duro delle forze di polizia, impazza dal Piemonte alla Sicilia, dal Veneto alla Puglia, toccando vette inusitate a Roma. Proprio la Capitale, dove nella frequentatissima e multietnica Piazza Vittorio non è casuale che, le guardie abbiano chiesto i documenti del cane ad anziane signore a spasso con volpini e barboncini: per alcune di loro è stato un dramma, avevano animale con microchip ma non ricordavano dove avessero conservato i documenti, altre con animali molto avanti con gli anni (cani di circa vent’anni) non avevano mai pensato di portarli a fare il microchip, poi alcune signore ultraottantenni hanno il cane registrato presso la residenza di figli o nipoti, che avevano sbrigato in loro vece la burocrazia informatizzata dell’animale e solo per agevolare la poco digitale nonnina. Così a qualche anziana è stata applicata la massima sanzione e tutto il codice: e solo perché la vecchietta, con cane a seguito senza documenti, ha risposto alle guardie per le rime, “perché a me chiedete i documenti del cane e non identificante quel gruppo di migranti che sosta lungo il muretto della villa comunale? Stanno lì tutti i giorni, ma per voi è più facile identificare me ed il cane”. I due poliziotti hanno invitato la donna a non lanciare accuse, quindi sono passati a termini perentori, stilando il verbale per oltre duecento euro: hanno invitato la pensionata a presentarsi in tempi celeri al comando con la documentazione, onde evitare il sequestro del cane presso il canile ed ulteriori implicazioni sia amministrative che penali. Nei rioni di Roma ci sono tanti pensionati con animaletti domestici. Nelle zone Esquilino e San Lorenzo non mancano le lamentele: “Ai vigili torna facile fermarci per i documenti del cane, ma non vediamo controlli sui migranti che girano per il quartiere senza meta e solo per chiederci soldi”.

In questa Italia delle tante leggi e leggine è anche facile passare i guai, anche solo per un bel gesto come adottare un cane smarrito o abbandonato: perché la mancata denuncia tempestiva del ritrovamento di un cane può portarci a processo per “appropriazione di cose smarrite (Articolo 647 del Codice penale), e starà al nostro avvocato dimostrare l’errore, la buona fede, il caso fortuito. Perché, nel peggiore dei casi, a denunciarci potrebbe essere il proprietario del cane che vuole evitare grane per l’abbandono: normalmente potrebbe anche farlo una qualsivoglia guardia che ci vede raccogliere l’animale per strada e caricarcelo in auto. Il nostro gesto salva la povera bestiola, ma la querela del proprietario in malafede o la denuncia della guardia ci portano a rischiare la reclusione fino a un anno con una multa da 30 euro fino a 309. Quando si trova un cane abbandonato necessiterebbe chiamare le forze dell’ordine e, solo dopo l’affidamento al canile, se ne può richiedere l’adozione secondo l’iter burocratico di legge: e non c’è da giurare che lo affidino a chi lo ha rinvenuto.

Essì, ci piacerebbe tanto allevare animali, ma le leggi hanno reso questo sogno fiabesco sempre meno entusiasmante: cani, gatti, canarini, pappagalli, polli e conigli ci portano ad essere attenzionati. Non va certo meglio a chi si coltiva orto e campagna per autoconsumo: potrebbe subire controlli ispettivi, o anche solo essere fermato mentre porta frutta e verdura a casa e non sa come dimostrare alle guardie l’autoproduzione. Leggi nazionali, normative europee e regolamenti comunali hanno edificato una burocrazia che sta dissuadendo gli italiani dal coltivare ed allevare. La giurisprudenza italiana già disciplinava gli aspetti specifici del benessere animale, nonché il diritto di coabitazione dell’uomo con l’animale: poi l’Unione Europea ci ha messo lo zampino, introducendo norme che rendono complicato essere in regola con qualsivoglia allevamento. Così tenere galline in un centro abitato o per uso domestico sta comportando non poche denunce e sequestri: capita che i vicini non tollerino la presenza di animali domestici e indipendentemente dalla distanza del confine (per legge dieci metri, ma la presenza può comunque recare disturbo e dipende dalla sensibilità dei singoli). Così fioccano le cause, anche perché l’autoconsumo di pollame offende la sensibilità animalista del vicino, che telefona continuamente alle guardie. Le normative nazionali badano allo stato di salute della popolazione avicola (dal punto di vista veterinario) e quelle comunali all’igiene e alla sanità pubblica.

Comunque, potrebbero aprirsi un mondo di reati quando la denuncia di un animalista finisse in mano al magistrato: ecco che le polizie locali sconsigliano di detenere animali in casa o in giardino. Un tempo, ed aldilà di ogni normativa, vincevano le regole di buon vicinato e buon senso; accudire galline o avere una bella voliera con canarini, pappagalli, fagiani, passeracei in genere era un piacere, oggi può comportare uno spiacevole inter processuale, con costi legali e condanne penali.

Nell’epoca della tracciatura continua di ogni nostra attività, con gente sempre pronta a fotografare o denunciare, non potrebbe sfuggire al Grande Fratello nemmeno la boccia con i pesci rossi parcheggiata sul frigorifero.

Aggiornato il 13 febbraio 2026 alle ore 14:17