l suo nome è risuonato per decenni nei laboratori di fisica delle particelle, nei centri di ricerca internazionali e nelle aule di divulgazione scientifica. Scienziato rigoroso e combattivo, ha fornito contributi fondamentali alla comprensione della materia e dell’antimateria, guidando gruppi di ricerca e istituzioni come l’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn), il Centro Ettore Majorana e portando l’Italia al centro della fisica mondiale. Ma Antonino Zichichi, sia chiaro, non è stato soltanto un semplice ricercatore di fenomeni fisici invisibili, bensì un vivace ed eclettico protagonista del dibattito culturale nella sua più ampia accezione. Ha combattuto con passione contro l’astrologia e le superstizioni che – come egli stesso amava definire – rappresentano una vera “Hiroshima culturale” per la ragione umana.
In un’epoca contraddistinta dal rapido dilagare del catastrofismo apocalittico tipico della religione climatista fondata sull’accattivante culto green, Zichichi ha inoltre avuto il merito di sollevare un’altra epocale sfida: non accettare slogan o profezie indignate, ma esigere una comprensione fondata sui dati e sulla matematica. Per lui, il ruolo dei modelli scientifici non era spaventare le coscienze, ma arricchire la nostra conoscenza del reale, pur mantenendo spazio per il dubbio, il dialogo e la verifica. Chi lo ha ascoltato – sia nei convegni internazionali, sia nelle trasmissioni televisive dove portava la fisica al grande pubblico – sa bene che non temeva affatto il confronto. Al contrario, era solito affrontare con grande coraggio le questioni che toccano la nostra società: scienza e fede, sviluppo e responsabilità, progresso e paura del futuro. Non avvertiva alcun timore reverenziale nell’'affermare che il ruolo della scienza debba essere quello di spiegare i fenomeni naturali senza inchinarsi a narrazioni catastrofiste o di comodo, con uno sguardo sempre vigile sulla natura.
Ricordiamo, pertanto, un uomo che ha amato pensare, discutere e insegnare con rigore, razionalità e buonsenso. Un fisico che ha saputo guardare al di là delle semplificazioni, che ha creduto in una scienza viva, dialogante, capace di illuminare le coscienze, ma anche le paure collettive e i sentimenti più profondi. Che il suo impegno resti per noi una lezione di passione, equilibrio e amore per la verità. Sempre da cercare, mai da assumere passivamente come qualcosa di scontato.
Aggiornato il 10 febbraio 2026 alle ore 10:35
