Il tempo è galantuomo e mai come in codeste vicende questo proverbio è alquanto veritiero nella declinazione degli eventi. Un giorno, probabilmente non tanto lontano, i libri di storia parleranno dell’isterica campagna vaccinale di farmaci a mRna non sperimentati, ma allo stesso tempo imposti ai cittadini come fossero essi stessi delle cavie da macello.
Inoltre, per quanto il mainstream abbia cercato e continui incessantemente a cercare, di occultare e censuare gli effetti collaterali nefasti dei cosiddetti vaccini anti Covid, la verità emerge, quella verità scientifica che dimostra che tutto ciò che è accaduto ha violato in modo colposo (se non doloso) il diritto alla salute, ossia quell’unico principio costituzionale che, oltre a essere considerato fondamentale, è inviolabile.
Il racconto di seguito riportato testimonia che quanto finora asserito non può essere discriminato come complottismo, bensì deve essere definito come realtà dei fatti comprovati dalla scienza medico-legale. La vicenda in oggetto è assai tragica e proprio perciò scuote le istituzioni, interroga la politica sanitaria e apre scenari giudiziari di enorme portata. Infatti, per la prima volta in modo così netto, un organismo medico militare dello Stato ha riconosciuto il nesso causale tra il vaccino anti-Covid Comirnaty di Pfizer e una disabilità gravissima e irreversibile.
Protagonista, suo malgrado, è un giovane militare di carriera originario di San Severo, arruolato nell’esercito e sottoposto, come migliaia di colleghi, alla vaccinazione obbligatoria durante l’emergenza pandemica. L’aspetto più drammatico è che il suddetto militare all’epoca dei fatti aveva ventiquattro anni, nessuna patologia pregressa, con una carriera davanti, ma oggi è completamente cieco. Il pronunciamento della Commissione Medica Militare di Bari è destinato a segnare un punto di svolta, perché l’aspetto alquanto dirimente è rappresentato dal fatto che i medici hanno accertato all’unanimità che la somministrazione del vaccino ha avuto un ruolo “concausale preponderante” nell’insorgenza della patologia neurologica che ha travolto il giovane, collocandola nella fascia più grave prevista dalle tabelle ministeriali.
Una formula tecnica che, tradotta in termini concreti, equivale a un riconoscimento ufficiale di responsabilità sanitaria, con potenziali effetti a catena sul piano risarcitorio. Pertanto, la ricostruzione clinica è drammatica, dopo la prima dose, il militare inizia ad avvertire disturbi neurologici importanti, si tratta di sintomi che, secondo quanto riferito dal suo legale, l’avvocato Gianluca Ottaviano, vengono inizialmente sottovalutati e ricondotti a semplici problemi cervicali dall’ospedale di Treviso. La seconda dose segna il punto di non ritorno, ovvero una trombosi dei seni cavernosi di eccezionale gravità, complicata da ipertensione endocranica e neuropatia ottica bilaterale.
Nonostante ciò il giovane sopravvive, ma il prezzo è altissimo, con la perdita totale della vista e una condizione clinica instabile, segnata da recidive tromboemboliche che impongono cure continue e monitoraggio costante. Il paradosso istituzionale emerge con forza pochi mesi dopo, per la serie oltre al danno anche la beffa: la vaccinazione era obbligatoria per il personale in servizio, ma una volta esplose le conseguenze avverse, l’esercito procede alla riforma del militare per inidoneità permanente, interrompendone bruscamente la carriera e tutte le sue speranze e ambizioni.
Nessuna ricollocazione, nessuna tutela rafforzata, nessuna presa in carico immediata, ma solo un interminabile calvario giudiziario e amministrativo, fatto di perizie, ricorsi e attese estenuanti. Il primo scontro è con l’Inps, che in modo quasi provocatorio riconosce al giovane un’invalidità del 75 per cento ossia una percentuale ridicola che, di fronte alla cecità totale e alla necessità di assistenza continua, appare insufficiente e decisamente offensiva.
Il verbale viene impugnato e il Tribunale, attraverso un consulente tecnico d’ufficio, ribalta la valutazione, riconoscendo un’invalidità totale al 100 per cento da un lato e l’indennità di accompagnamento dall’altro lato. Un passaggio fondamentale, ma non ancora risolutivo e per questo parallelamente viene presentata l’istanza di indennizzo per danni da vaccinazione ai sensi della legge 210 del 1992. Invero, una procedura che dovrebbe garantire una risposta rapida a chi subisce lesioni irreversibili a causa di trattamenti sanitari imposti o raccomandati dallo Stato, ma in concreto il giovane e la sua famiglia attendono oltre tre anni e mezzo prima di ottenere il parere decisivo della Commissione Medica Militare di Bari.
Una lentezza ignominiosa, la quale mortifica lo stato di diritto, pesando come un macigno su chi, nel frattempo, deve reinventare la propria vita nella disabilità più totale.
Dopo tutte queste ingiuste traversie, con il riconoscimento ufficiale del nesso causale, si apre una nuova fase e l’avvocato Ottaviano annuncia l’avvio delle azioni risarcitorie vere e proprie. In gioco non c’è solo l’indennizzo previsto dalla legge 210/92, ma il ristoro integrale dei danni subiti, come le spese sanitarie per le patologie trombotiche recidivanti, gli ausili e i supporti necessari per la cecità irreversibile, l’assistenza quotidiana, le indennità legate all’invalidità totale con accompagnamento.
Altresì, a fronte di quanto subito, a causa della somministrazione di un cosiddetto vaccino non ancora sperimentato, non potrà non essere riconosciuto il risarcimento per la perdita della carriera militare, costruita con anni di impegno e spezzata da una scelta sanitaria obbligata.
Questo caso pone interrogativi che vanno ben oltre la singola vicenda. Quali tutele reali sono state previste per chi ha subito danni gravi da vaccini imposti per legge?
Quanto è stato efficiente il sistema di sorveglianza e di risposta agli eventi avversi?
E, soprattutto, lo Stato è pronto ad assumersi fino in fondo la responsabilità delle conseguenze delle proprie decisioni durante la pandemia?
Al postutto, la storia del giovane militare di San Severo non è solo un dramma personale, ma rappresenta una cartina di tornasole della tenuta giuridica, etica e sociale delle scelte compiute in nome dell’emergenza, imponendo sulla pelle dei cittadini e di conseguenza sulla loro salute, la sperimentazione di vaccini a m-Rna non testati.
Aggiornato il 13 gennaio 2026 alle ore 11:43
