venerdì 29 agosto 2025
Il primo Municipio di Roma ha circa 163mila abitanti. Comprende il centro storico ed altre porzioni di quartieri esterni alla Ztl, per cui è ragionevole pensare che gli abitanti del centro storico, in Ztl siano un numero molto più esiguo di quello che ci offrono le statistiche ufficiali. Su una popolazione di circa 2.746.000 abitanti complessivi del comune gli abitanti dentro la Ztl sono meno del 5 per cento della popolazione complessiva.
Ebbene, in questi ultimi giorni di agosto, in una città ancora sostanzialmente in ferie, con molti negozi ed attività che riapriranno il primo settembre, si è cominciata a diffondere la notizia che entro il prossimo mese, in tutto il centro storico verrà adottata l’area 30, ossia il limite massimo a cui è consentito guidare i veicoli di tutti i tipi (ivi inclusi i mezzi pubblici e taxi, chissà le “auto blu”?). La motivazione sarebbe ridurre gli incidenti, i feriti ed i morti, che però, stando ai dati, nel primo Municipio sono in diminuzione rispetto all’anno precedente. Ma lo ribadiamo, il centro storico non è il primo Municipio, per cui si rischia di determinare delle situazioni in cui certe misure in zone che non presentano problemi, sulla base di dati teoricamente omogenei, nella realtà affatto.
I residenti del centro storico, ossia quelli che vivono in Ztl, già pagano cifre molto consistenti per ottenere i permessi per entrare con i propri veicoli in centro storico, nonostante siano magari proprietari di casa e quindi sono costretti a scegliere se godere appieno del proprio diritto di proprietà (della casa quale abitazione principale) o rinunciarci. Se uno vive in una certa via ed in un certo palazzo, gli andrebbe garantito il diritto di poter far salire a bordo agevolmente bambini, anziani, di poter scaricare la spesa, insomma di compiere quegli atti di vita quotidiana che in centro storico, a Roma, per chi vi risiede (e spesso ha la casa da oltre mezzo secolo, quindi non poteva certo immaginare la legislazione restrittiva che sarebbe stata adottata quale decennio dopo) diventa solo occasione per una iper-tassazione, come se non pagasse già abbastanza tasse locali e nazionali. Si aggiunga che i permessi peraltro sono rilasciati solo ai veicoli meno inquinanti ed in regola con i controlli periodici, di fronte al dato nazionale stimato di circa 2,9 milioni di veicoli non assicurati e di circa 3 milioni di veicoli circolanti non assicurati, relativo ad un parco circolante che ha di media 12 anni, ed in costante crescita. Quindi a Roma, e solo in centro storico, vivere sembra impossibile farlo senza che venga limitata fortemente la libertà di circolazione e sosta dei residenti, spesso costretti ad usare la macchina anche solo per andare e tornare da una lavanderia, da un supermercato, attività commerciali ormai quasi introvabili in centro storico, e di vivere appieno la propria vita di residenti, come invece è possibile in altre zone dove sono state istituite zone blu per le quali i residenti sono (giustamente) esentati di pagare; dove è ragionevole pensare che il diritto di entrare ed uscire dalla zona di residenza non debba essere sottoposto ad alcun tipo di pagamento.
In buona sostanza questa sembra l’ennesima misura per ridurre il traffico privato, per vessare con tasse e gabelle quei pochi residenti (già massacrati dai tanti cantieri, dalle chiusure improvvise per manifestazioni e scioperi, dall’immenso cantiere di piazza Venezia per la realizzazione della metro C, dall’incombenza della realizzazione del tram), ritenuti ininfluenti dal punto di vista elettorale, a cui peraltro a volte si rimprovera anche che se ne vadano da centro storico e trasformino in b&b i loro appartamenti. In un’area così vessata da tante imposizioni, prive di parcheggi e con vigili accaniti solo con i residenti o i commercianti ed artigiani (prendiamo per esempio la zona del foro romano e di San Teodoro, dove sono stati di fatto azzerati i parcheggi, peccato che vi siano abitazioni e che sia lecito che qualcuno ogni tanto, mica sempre, abbia la macchina carica e debba scaricare, ecco che arriva solerte a piedi la pattuglia della polizia municipale e multa a raffica chiunque stia magari scaricando l’acqua minerale o stia facendo scendere il nonno che deambula male), quale sarebbe l’alternativa?
Le aree 30, nei posti dove sono state immaginate e da cui poi sono state diffuse nel resto d’Europa, sono state realizzate rendendo funzionali al limite imposto la conformazione strutturale delle infrastrutture stradali in cui sono state istituite, perché è ben noto che non si può sempre e solo incidere sul comportamento del guidatore per ottenere risultati in cui una forte componente ce l’ha anche la conformazione della strada.
Forse una simile rivoluzione andava non imposta dall’alto ed in piena estate, ma comunicata e condivisa, in un processo democratico di partecipazione della popolazione nei riguardi della quale essa incide di più, tutta roba tanto cara ai dem che governano questa città, che improvvisamente sembra si siano dimenticati del loro vessillo “libertà è partecipazione”.
Altrimenti il dubbio che assale è e rimane sempre il solito: “Ma non è che le casse del Comune vanno rimpinguate dai fessi che ancora hanno la pretesa di vivere nel centro di Roma?”.
(*) Leggi il Taccuino liberale #1, #2, #3, #4, #5, #6, #7, #8, #9, #10, #11, #12, #13, #14, #15, #16, #17, #18, #19, #20, #21, #22, #23, #24, #25, #26, #27, #28, #29, #30, #31, #32, #33, #34, #35, #36, #37, #38, #39, #40, #41, #42, #43, #44, #45, #46, #47, #48, #49, #50, #51, #52
di Elvira Cerritelli