Futurismo prossimo

Ormai scoppia la netta convinzione che i sistemi produttivi debbano cambiare radicalmente, come affermo da decenni. Adesso questa opinione viene addirittura dal centro dell’economia capitalistica, gli Stati Uniti! Ho talvolta riferito di spunti sorti da Elon Musk e Sam Altman, ma in questi giorni un altro personaggio basilare nel campo tecnologico, Bill Gates, affronta in pieno la questione e devo riconoscere con sufficiente preveggenza. Ovviamente non ho la più lontana opinione che l’imprenditore Bill Gates abbia letto qualcosa che io scrivo, il primo mio libro che riguardava questo argomento: La quarta scelta, è del 1981. Consideravo l’innovazione tecnologica automatizzata che differisce nettamente dalla macchina, non ha bisogno dell’uomo e addirittura governa altre macchine. Ancora ignoravo l’intelligenza artificiale creativa, odierna. Onnivalente. Continuavo, allora, la mia analisi con la biografia di Karl Marx, che pubblicai nel 1983, sostenendo che il proletario sarebbe presto che scomparso perché l’automazione avrebbe eliminato il lavoro umano: quindi nessuna dittatura del proletariato. Ma, attenzione, la decapitazione del proletariato avrebbe suscitato la decapitazione dei consumatori, vi sarebbe stata un’enorme produzione in virtù della tecnologia e ridottissimo consumo. Con l’inevitabile crollo dei sistemi produttivi.

Produzione, non consumo, per la disoccupazione dei lavoratori. Ne derivava che occorreva salariare anche coloro che lavoravano minimamente o addirittura non lavoravano, la finalità sociale dell’impresa che poteva anche esistere con mentalità capitalistica imprenditoriale ma decurtando il profitto personale. Bill Gates, nelle sue dichiarazioni, reputa che il lavoro si ridurrà a due, tre giornate settimanali a salario, stipendio inalterati, per favorire i consumi pur se attenuando i profitti. Credo che non colga all’estremo il fenomeno: saremo costretti a dare salari e beni persino a coloro che non lavorano. Una produzione sociale per la società anche se viene mantenuto il pregio della imprenditorialità personale sul modello capitalistico. Questo cambio di mentalità esige uno sforzo generalizzato, dell’intera umanità, altrimenti sciami di disoccupati graverebbero da una parte all’altra in una instabilità precipitante. Spiace che non si cominci a entrare in questo cambiamento di mentalità. Credo si abbia timore di perdere il passato. Ma l’automazione intelligente e la fusione nucleare ci obbligheranno a usare la tecnologia per il benessere di tutti. Non potremo avere consumatori che non lavorando non avrebbero salari, stipendi. O li paghiamo, o soddisfacciamo i bisogni anche se danno poco lavora o non lavorano o la produzione non avrà consumatori! Sia chiaro, il lavoro umano non cesserà, ma non sarà fondamentale nei sistemi produttivi, affidati ai robot, all’intelligenza artificiale generativa, alla fusione nucleare. E non sono eventi remoti, tutt’altro: la Mercedes si affiderà ai robot, in Cina un robot pulisce perfettamente e pare sia presso che pervenuta alla fusione nucleare. Il lavoro umano resisterà volontario non indispensabile ai sistemi produttivi. Come mantenersi se la produzione non viene destinata alla società senza più relazione economica con il lavoro? Dobbiamo destinarla anche a chi non lavora? Il robot al servizio dell’umanità? ecco il problema del nostro imminentissimo futuro.

Aggiornato il 03 aprile 2025 alle ore 11:09