Sicurezza stradale, “il numero delle vittime è un problema sociale”

“Il numero costantemente elevato delle vittime della strada è un importante e grave problema sociale che genera sofferenze umane e costi inaccettabili. Tra il 2010 e il 2020 gli incidenti gravi sono diminuiti grazie ad auto più sicure, infrastrutture migliorate, maggior senso di responsabilità e obblighi più severi. Ma non basta, dobbiamo fare di più. È preoccupante il numero di vittime tra pedoni e ciclisti, utenti vulnerabili”.

Così, Angelo Sticchi Damiani, presidente di Aci, nel corso di un convegno, organizzato da Anas, “Sicurezza stradale: obiettivo zero vittime”. Secondo quanto riferito, le cause principali dei sinistri sono “l’eccesso di velocità, la guida in stato di ebbrezza o sotto uso di stupefacenti, distrazione o stanchezza durante la guida”. Invece, “il mancato uso del dispositivo di protezione acuisce le conseguenze. Bisogna fare attenzione al miglioramento del comportamento degli utenti sulle strade. L’aspetto dissuasivo è importante, ma occorre educarci al rispetto dell'altro sulla strada. Insieme alla responsabilità reciproca è fondamentale a ridurre le vittime”. Secondo il presidente dell’Aci, un altro aspetto da non sottovalutare è l’inefficienza della rete stradale, “dovuta al fatto che negli ultimi anni si sono ridotti gli investimenti in manutenzione delle strade”.

Nel frattempo, il 54,1 per cento degli automobilisti italiani non utilizzerebbe le frecce in fase di sorpasso (né in uscita, né in entrata). Non solo: il 35,4 per cento non segnala l’ingresso in strada da rampa di accesso e il 19,5 per cento non indica l’uscita. E poi il 10,3 per cento fa un uso improprio del cellulare alla guida, l’11,4 per cento non utilizza la cintura di sicurezza. Dati, questi, illustrati nella seconda edizione della ricerca sugli stili di vita degli utenti commissionata da Anas – su un campione di 3.036 utenti e con osservazioni dirette dei comportamenti su sei differenti tipologie di strade e autostrade – presentata nel corso del convegno “Sicurezza stradale: obiettivo zero vittime”.

Inoltre, viene indicato che il 93 per cento degli incidenti deriva dal comportamento del guidatore. E poi su oltre 357mila veicoli monitorati, il 9,6 per cento oltrepassa i limiti di velocità, il 77,7 per cento non rispetta la distanza minima di sicurezza. C’è anche un altro punto: il mancato rispetto delle norme del codice della strada è relativo all’utilizzo dei dispositivi di ritenuta per bambini: il 41,7 per cento non li utilizzerebbe sul lato anteriore del veicolo (che cresce all’48,4 per cento nel sedile posteriore). Gli automobilisti, per la cronaca, in una scala da 1 a 10 ritengono il loro rispetto del codice della strada tra 8 e 8,8. Numeri che scendono a 5 e 5,9 sugli altri.

Aldo Isi, ad di Anas, commenta: “La manutenzione stradale è la più grande opera che dobbiamo portare a termine nei prossimi anni. Dobbiamo tornare a curare il patrimonio delle nostre infrastrutture. Lo faremo con un piano di investimenti di 50 miliardi in 10 anni, di cui buona parte dedicati all’infrastruttura esistente. Una cifra che porta concretezza all’azione di presidio del nostro personale, che ogni giorno garantisce la sicurezza”.