Rubrica. Sesso e nostalgia: internet ci ha rovinato

“... Avevo dato quattro esami con la media del 18. Il mio paese era lontano, in un pezzetto di provincia. Gli Squallor, gruppo musicale dai testi più che espliciti, sostengono che il ’68 abbia rappresentato più un danno che un guadagno. Una catastrofe culturale, che ha partorito ingegneri, architetti, parrucchieri, cantautorialcuni santi e qualche Dio, stilisti, uomini d’affari”. Anche se “l’unico st...zo sono io”.

Insomma, tanti sogni e molte certezze che però sono precipitate come un castello di sabbia. Un crollo verticale che, per certi versi, ai giorni nostri tocca la sfera sessuale. Già: senza andare troppo oltre, negli anni Novanta del secolo scorso vedere un perizoma dal vivo, indossato da chi avevamo davanti, valeva quanto un Sei al Superenalotto, una fuga in solitaria sull’Alpe d’Huez, un gol in rovesciata al Novantesimo, un’impennata con la mountain bike dopo una serie di capitomboli sull’asfalto vecchio e bisunto. Adesso no: le chiappe al vento sono merce quotidiana. Ci sono natiche che sforano dai jeans (le toppe nude) indossati da influencer che prenderebbero alle elezioni più voti di qualsiasi politico di turno. Ci sono tette sbandierate in ogni dove e lingue ammiccanti alla tv mentre mangi i rigatoni all’amatriciana. Tutto alla luce del sole, anche dove non batte il sole.

E poi internet, la rete che ingloba usi e costumi, pulsioni e onanisti. Canali hard per tutti i gusti, gratis, con categorie e specialità, dove i contorsionisti del sesso si cimentano in posizioni ai limiti della fisica: se provi a emularli a casa, poco-poco te la cavi con una distorsione della caviglia o con la benedizione della sciatica. Ragazzini e ragazzine vedono, osservano e chissà se si pongono dei dubbi. Quantomeno, rischiano di non conservare più quella sana curiosità, mista al desiderio, che ci faceva venire la pelle d’oca quando le tapparelle venivano abbassate, sfruttando le occasioni migliori, alla Pippo Inzaghi, mentre casa era libera o l’auto era parcheggiata nei posti più disperati. Come non c’è più la corsa in cameretta, il volume abbassato e la ricerca dei canali delle reti locali, con film erotici di dubbio gusto o spogliarelli pane e cicoria. Senza dimenticare i gruppi di lavoro attenti a sfogliare riviste o a vedere cassette anonime la cui filiera aveva sempre un punto di arrivo, ma mai uno di partenza (“era nello zaino, qualcuno ce l’ha messa”).

Il piacere del proibito era una conquista. Adesso – a volte – c’è come l’impressione che debba essere una normalità, un qualcosa di acquisito, una tabellina del 2 imparata a memoria. Così, sarebbe bene – di tanto in tanto – ascoltare gli Squallor. Che non saranno ricordati come maestri di galateo, ma qualcosa hanno insegnato: “Il ’68 lo passammo in trincea, gridando forte, “giù le mani dal Vietnam”. Era la storia che apriva strade nuove. E finalmente fu il ’69”.