Discussione e libertà critica

Alcuni anni fa il regista e scrittore Pier Paolo Pasolini mi dette appuntamento, con Elsa De Giorgi, diva negli anni Quaranta, sulla Nomentana, a Roma, in una villetta in campagna, mentre erano in corso le riprese del film “Uccellacci e uccellini”. Trovammo molta gente. L’invito era richiesto perché dovevo consentire una minima presenza, la quale supponevo potesse venire dalla mia connotazione: giovinezza, nerissimo di capelli, scurissimo di occhi, bruno di pelle, alto, un siciliano egizio autentificato. Sospettavo che avrei conservato l’immagine di me e che Pasolini questo chiedesse.

Tutt’altro. Pasolini mi chiese di pronunciare una battuta. Eravamo amici, in frequenti e cordiali rapporti. Lo avevo convocato a un mio seminario all’Università. In successione vennero anche Alberto Moravia, Vasco Pratolini, Primo Levi, Elsa De Giorgi (di questo ne parlerò nel libro che esce a settembre). La frase che dovevo pronunciare era: “Voi siete dantisti dentisti o dentisti dantisti?”.

Quando Pasolini mi ospitò alla proiezione del film prima della distribuzione, la mia frase non apparve. Invece vi è un lento primo piano sul mio volto da parte della macchina da presa, che poi si volgeva verso Elsa De Giorgi e i protagonisti. Prima Totò, dai larghi occhi di un addensato marrone, appannati, buoni. Poi il festoso Ninetto Davoli. Mi torna in mente questo ricordo, poiché giorni fa un signore mi ha chiesto: “Professore, lei è europeista atlantista o atlantista europeista?”. Ho associato la domanda, involontariamente, al film di Pasolini sui dentisti dantisti o dantisti dentisti. Ma dopo ho riflettuto.

A che punto siamo? Alla settimana enigmistica, a un quiz? Come spiegare che potrei essere europeista, mantenendo il mio giudizio libero nei confronti delle decisioni europee ed essere atlantista, conservando la mia opinione nei confronti delle decisioni atlantiste? Si cerca un’identità crocifissa, statica, senza la minima critica interna. Davvero: che significa essere europeisti? Niente e tutto. Accettare qualsiasi decisione europea non è minimamente concepibile come per qualsiasi altra scelta. Stessa cosa vale per l’atlantismo.

Anche nelle più spietate religioni, o meglio, soltanto nelle più fanatiche religioni vi è un’asserzione coattiva quale si esige attualmente. È un rituale. Sono europeista, atlantista; tu non sei europeista, atlantista. Sei sovranista. Non sono sovranista. Sei filorusso. Non sono filorusso. Un “Putin-ferio” incredibile quel che sta accadendo sul piano della logica. Ma sul piano della logica non accade, non deve accadere che, una volta scelto un orientamento, non si possa discutere sui modi di attuarlo.

Concretamente: armare l’Ucraina è il modo efficace per vincere contro la Russia? Si manca di europeismo o di atlantismo se cerchiamo di scorgere con verosimiglianza le finalità di una guerra che, al presente, sta causando una rovina per tutti noi? Bloccare i commerci della Russia e della Cina, con la Russia e con la Cina, da parte degli Stati Uniti e dell’Europa rischia di danneggiare più noi che la Russia e la Cina? O quando pure danneggiasse Russia e Cina, che ne sortirebbe per noi?

Si può discutere? Si dice: la libertà critica è vietata o vietabile, in quanto può favorire il “nemico”. Vero. Ma non si tiene conto dell’antitesi: non discutendo si possono vietare buone ragioni per combattere il nemico con migliori risultati. Al dunque: difendere l’Occidente non esime dal discutere sui suoi possibili errori, che magari apparirebbero se si concedesse alla libertà la libera manifestazione, invece di essere dannata immediatamente come inficiata dal “nemico”.

Una parte dell’opinione pubblica ama la Russia, gli europei la “sentono” europea. A che debilitazione siamo pervenuti per svalutare la cultura, la civiltà russa? Chi è andato in Russia può trascurare il Cremlino, le chiese cupolate a tinte vive, le icone di una condensatissima sacralità medioevale. Come è concepibile sradicare queste presenze in noi?

La “simpatia”, la voglia di mettere fine alla guerra vengono da cause extrapolitiche. Sono, in quest’epoca che pare voglia desertificarsi, dei moventi di civiltà consortile. Ma come possono un francese, un italiano, un tedesco essere “esteticamente” antirussi? Persino la Germania – che ha combattuto contro la Russia – ha avuto nel suo più tragico filosofo, Friedrich Nietzsche, un’ispirazione russa proveniente, in modo stravolto, da Fëdor Dostoevskij. E Lev Tolstoj invase il pianeta.

Al dunque, la guerra è impopolare nel senso realistico del termine. Possiamo condannare l’aggressione e tuttavia non volere la guerra, ossia auspicare un esito che metta la parola “fine”. Senza troppe complicazioni su chi vince e chi perde o sulle cessioni dei territori. I rapporti tra Russia e Ucraina sono secolarmente a brani, sbranati. Non vi è mai stata una compattezza di nazioni definite. Quindi basta con le retoriche nazionaliste improprie. Frenare la libertà dopo aver scelto di essere europeisti ed atlantisti? Al contrario. Proprio in quanto sicuramente europeisti ed atlantisti, cerchiamo i modi per difenderci con migliori risultati. Bisogna restare cauti nello spaccare la società, il “da questa parte o da quell’altra parte” va bene, ma all’interno di una unità superiore. Se manca questa unità superiore, il conflitto con gli altri diventa conflitto interno. La società implode, si divide al suo interno e perde la libertà perché la meta di queste dichiarazioni di fede è la stigmatizzazione, la marginalizzazione, la criminalizzazione.

Analizziamo l’essere europeisti e l’essere atlantisti. Ad oggi non è servito a niente. Anzi, ha danneggiato l’Europa e particolarmente il fulcro del Vecchio Continente. La Germania è un Paese sostanziale dell’Europa. L’Ucraina adesso è spezzettata. Nel futuro si concepisce un tracollo o, comunque, una dissestante crisi della Russia. E che la Cina e l’India oggi, legate alla Russia, potrebbero mutare orientamento. O potrebbe cambiarlo la Russia, volgendosi a Occidente. Ma la Russia accetterebbe la sconfitta o trascinerebbe il mondo nelle sue rovine? E la Cina accetterebbe l’occidentalizzazione della Russia?

Insorge la voce della guerra: non cedere al ricatto del conflitto atomico! Non farsi tiranneggiare dalla Cina. Siamo europeisti. Siamo atlantisti. I nostri valori. Giusto. Ma pare che escludere dal commercio mondiale in epoca cosmica-onnilaterale Russia e Cina si stia rivelando trombotico. Certo, consentiamo agli Stati Uniti di vendere armi, petrolio, farmaci nello spazio europeo senza concorrenti “asiatici”. È questo lo scopo della caccia alla volpe russa? Un’area monopolizzata dagli Stati Uniti e la spezzatura dell’Europa con la Russia? E i vantaggi, prego? Difendiamo i nostri valori! E chi li disturbava? La guerra in Ucraina? Ma se questi due soggetti litigano da mille anni. Per dire, così, la Crimea di chi sarebbe? E il Donbass? E Gogol? E Babel?

Esiste in Ucraina una presenza russa cospicua che non può essere affidata ad una Ucraina ostile ai russi. Chi affiderebbe una porzione del proprio popolo alla tutela di un popolo avverso? Di tutto ciò, discutiamo. Una personalità con un ruolo pubblico estremo che deve pesare le particelle millesimali del suo dire vorrebbe escludere il sospetto che (addirittura) la guerra continua, per continuare la vendita di armi! Sono termini gravi, rilevanti, in sé e per chi li dichiara, il Pontefice (davvero stimabile per l’insistenza delle dichiarazioni, temo che tema guerre puniche!).

Allora? Allora proprio chi ama l’Europa cerca di salvare la pace. Dalla guerra, come si sta svolgendo, verrebbe e sta montando un tale dissesto da rendere offuscato il diagramma. Apprendiamo tuttavia che: nessun Paese è in condizione di fare il legislatore universale, e gli altri tutti sudditi. Impedire a Russia e Cina aree commerciali è contenere l’acqua in un cesto forato. Danneggiare gli altri e non danneggiarsi è come un corpo a corpo con il pugile Rocky Marciano. La Russia è uno Stato espansivo, la Cina è uno Stato imperialista, quanto gli Stati Uniti. Ma gli Stati Uniti sono un Paese democratico quindi noi siamo con gli Stati Uniti e con l’Europa. Europeisti e atlantisti. Ma non suicidi. Che significa? Che il modo di essere europeisti e atlantisti non deve rovinarci. Una volta stabilito che siamo europeisti ed atlantisti, è proprio da quel momento che comincia non cessa la discussione sulle maniere per difenderci appropriatamente, il cammino della libertà critica. Tu pensi che pure chi critica ama e difende, sarebbe disposto a combattere per la Patria, per l’Europa? Ascolta. Ho scritto un libro con questa denominazione, Europa o morte (Dino Editore, 2002). Nessuno spende tempo e vita, se non ama. Sono certo che vi è maggior passione in chi critica per salvare la pace, ritenendo di salvare la propria civiltà di chi grida alla guerra se cagiona soltanto rovina. Nella Storia, la pace è necessaria quando è necessaria. E quando lo è? Vorrei discutere quest’ultimo punto. Discutiamo.