Ambientalismo all’italiana

Mi giunge notizia di questa iniziativa nazionale per “l’Ambiente”. Si tratta di un viaggio, compiuto da uno e-scooterista e da un ciclista, dotati di cassetta con dei bruchi di farfalla Macaona. I due viaggiatori a zero impatto raggiungeranno ogni giorno una Regione italiana (il logo dice “20 Regioni in 20 giorni, a impatto zero”), dove gusteranno i cibi locali che poi giustamente esalteranno oppure no. E dove consegneranno a una scuola o a un’associazione ambientalista tre bruchi, così che poi i bambini possano seguire la loro trasformazione in farfalle macaone. Il punto è questo: l’obiettivo di questa iniziativa “green” è innanzitutto didattico. Ciò che si nota è proprio la sottolineatura dell’impatto zero via scooter elettrico e via bicicletta. I Comuni e le Regioni aderiscono al progetto: chi sarà mai contro la Natura? Vale lo stesso discorso delle statistiche sulla Pace: chi sarà mai contro la Pace?

Temo però che il progetto difficilmente possa raggiungere il suo scopo didattico-educativo. Stringi-stringi, si lasciano tre bruchi (tre!) alle scuole. Dopodiché, i bambini aspetteranno che si trasformino in farfalle e volino via. Saranno trepidanti come quando si piazzano davanti all’altare della PS5 (la Playstation)? Uhm. Nel testo del progetto si scrive proprio che si tratta di un “progetto didattico”. Ma in cosa consiste il “progetto”? Lo leggo sulla presentazione in PowerPoint: “In ogni tappa, a una scuola o un’associazione ambientalista locale verrà consegnato un kit con tre bruchi e tutto l’occorrente, perché gli alunni possano seguire passo-passo il loro sviluppo. Un esperimento che porterà quindi alla reintroduzione nei territori di tre farfalle Macaone, sempre più rare a causa dell’inquinamento e del cambiamento climatico”.

Mi dicono che al momento giusto i bambini – che già stanno in scuola 40 ore alla settimana – dovranno andarvi anche un sabato mattina, per assistere al primo volo di tre farfalle. La vita sociale obbligatoria dei bambini è diventata un disastro colossale. Da un lato, con il senso di colpa li viziamo troppo. Dall’altro, siccome non c’è più la vita nei cortili, grazie alla quale anni fa i bambini potevano auto-costruirsi un campetto di calcio in spazi di terra liberi rimasti liberi dalla razionalizzazione urbana, non c’è più neanche la libertà di stare e giocare da soli nel cortile. Infine, manca sempre più ai bambini il fondamentale rapporto educativo all’interno di famiglie in cui entrambi i genitori devono lavorare. Molti genitori, poi, figli dell’era dei cuoricini Instagram e di una Meta o pseudo-vita, “devono” perdere altro tempo tra spesa al supermercato, stare on-line sui social, portare i bambini al termine delle otto ore di scuola e di lavoro alla scuola calcio. Neanche più parlano ai bambini. Cresce la dislessia e cala la capacità di fare deduzioni logiche, ragionamenti, discorsi, sia tra gli adulti sia tra i bambini. Il chiacchiericcio di tutti ha assordato tutti. Ha ammutolito tutti, sia quelli che sproloquiano sia i pochi che non parlano, perché hanno capito quanto sia difficile oggi dire e far capire qualsiasi cosa, anche la più minima e banale. Figurarsi la sparizione della Natura – quella vera, selvaggia e anche crudele – non quella disneyana e falsa che ti insegnano su Discovery Channel e a scuola. E delle tre neo-farfalle cosa resterà, quindi? Poco. Non perché al primo volo saranno mangiate da un merlo vorace, ma perché il problema della sparizione di molte specie è complesso e non va affatto risolto a colpi di liturgie ovvero con atti simbolici greenwash o non greenwash che siano. Usare l’educazione del popolo al posto della scienza è una costante modalità in cui le nostre democrazie sbagliano. Ciò va detto e compreso, per migliorarci nella competizione con le mefitiche e – ahinoi – sempre diffuse dittature.

Vicino al palazzo dove abitiamo c’è un campo sportivo con scuola calcio annessa. Anche quest’anno, in questi giorni, gli unici 300 metri quadri di erba vera rimasta in un campo dove ormai c’è solo erba sintetica e pallini di gomma puzzosa, dove non vivono neanche i topi, viene falciato dal tagliaerba a motore. Tagliando l’erba, tutto un oceano di lucciole che anni fa, prima dell’arrivo della razionalizzazione del territorio, potevano nascere e volare di notte, viene massacrato ogni anno. Uccidendo gli insetti, ne risentono anche le rondini. Tutto per fare bella figura davanti agli inesistenti tifosi (chi assiste urlando sono quasi tutti genitori). Basterebbe rinviare il taglio dell’erba per due settimane. Lo stesso succede nei parchi cittadini. Ed ecco perché non ci sono più lucciole nelle città. “Ah, davvero! Non lo sapevo” dirà qualcuno. Eppure, è così che sono sparite le lucciole. In compenso ti arrivano i Comuni iper-democratici e le tv “green” che ti sparano negli occhi, nel cranio e in altre parti meno nobili, un bel documentario sulle lucciole.

Altra annotazione. Mentre si moltiplicano nelle scuole elementari i progetti sulle Lune di Plutone o sull’educazione civile dei virus, i bambini non sanno più nulla delle farfalle o dei lombrichi o delle galline. Conoscono, però, ciò che hanno imparato guardando a scuola un documentario sugli armadilli. Così, in questo fiume ininterrotto e ipocrita di laudi e gloria per la Natura con la maiuscola, si certifica che non c’è più società civile, che la gente non è più neanche in grado di trovarsi il sedere con le proprie mani o di pensare col proprio cranio. Figurarsi cosa resterà nelle 20 Regioni italiane del progetto sui bruchi di macaone.