Non c’è più tempo per chi non ha tempo

Qual è il tema più profondo, tra i molti, contenuto in Blade Runner? Il film di Ridley Scott del lontano 1981, con Harrison Ford nella parte del replicante inconsapevole di esserlo, cacciatore assassino dei suoi simili come Roy Batty, lo straordinario e poetico guerriero Nexus 6, offre molte domande filosofiche allo spettatore attento. Ma una è costante più d’ogni altra. Ed è… “quanto tempo abbiamo”? Il Tempo. Forse il più grande nemico dell’uomo, così inafferrabile e superiore a ogni altra cosa. Il Tempo.

“Tempo bastante” dice nelle sequenze finali Roy prima di cominciare, lui, la preda, un tempo il cacciatore, a ribaltare ancora la situazione prima di morire e accettare che “tutti quei ricordi andranno perduti, nel tempo, come lacrime nella pioggia”. Il Tempo è il vero nemico dei giorni contati di Batty. Lui e tutta la sua specie artificiale, ma alla fine più umana degli umani, vivono soltanto per quattro anni, durante i quali devono dare il meglio di loro stessi. Il Tempo non basta e allora, prima di acquisire un’anima con la coscienza di loro stessi, gli vengono impiantati falsi ricordi. Ma il Tempo scorre inesorabile e, allo scadere del loro quarto anno di vita, li spegne. Quindi la domanda che mi pongo ma che rivolgo anche a voi è tragicamente seria: usiamo bene il nostro tempo? Cosa ne facciamo? Abbiamo tempo a sufficienza? Indubbiamente è sarcastico l’assioma di Oscar Wilde che afferma come sia meglio sempre rimandare a domani ciò che avremmo potuto fare oggi. Ma di là dalla salace ironia dell’irlandese, il Tempo continua a scorrere, irridendoci.

Quante volte abbiamo detto o sentito dire “scusa, non ho avuto tempo” oppure “non ho tempo”. Tutti abbiamo ascoltato queste parole. Tutti, ipocritamente, vigliaccamente mentendo per primi a noi stessi per giustificare la nostra coscienza di una cosa che sappiamo essere totalmente falsa, l’abbiamo detto. Io l’ho detto. Mentivo. Me lo sono sentito dire. Mentivano. In realtà, per quanto possiamo essere gargantuescamente impegnati, occupati in mille e molteplici ancora attività di questa nostra vita, composta per lo più di cose inutili, alcune superflue ed altre necessarie, il Tempo, se si vuole, se è importante, lo si trova benissimo. Per noi e per chi conta davvero. Perché è vero che “Il Tempo è tiranno”, ma è altrettanto vero che con la volontà, magari con dolorosa fatica, a quel crudele signore, ci si può ribellare sottraendo tempo al Tempo.

Quanti momenti gettiamo via della nostra vita durante il giorno? Innumerevoli. Pigrizia, accidia, negligenza o forse – ammettiamolo – disinteresse e disaffezione fanno sì che non troviamo mai il tempo per fare una telefonata, per un caffè, per un messaggio che dica semplicemente “come stai?”, “ti penso”, “buona giornata”, “sogni d’oro”… nulla poi di trascendente o filosofico. Quanto tempo comporta tutto questo all’interno della nostra frenetica vita?

Intanto il tempo passa, le cose non sono state dette ma trattenute, la vita scorre, infine è troppo tardi… troppo tardi e il Tempo si è esaurito perché è finito. Si sono persi i treni, credendo stessero fermi in stazione, ai confini dell’Asia, ad attenderci in eterno e se anche fosse vero – ma non sempre lo è – che dopo un treno ce n’è sempre un altro. Di certo quell’altro treno non sarà quello perduto. Perché il Tempo è non-fratello della vecchiaia e della Morte, impietoso e indifferente come loro e gettarlo via, fa sì che le cose non dette restino poi inespresse nel lungo vuoto dell’Aldilà. No meglio, il vuoto è nell’Aldiqua, nel nostro piccolo mondo fatto di meschinerie e miserie, d’inutile orgoglio e di presuntuoso solipsismo.

Allora, mi chiedo e vi chiedo: abbiamo fatto e facciamo buon uso del tempo che ci è stato concesso? Cosa resterà di noi, della nostra vita, di ciò che abbiamo fatto e detto quando il nostro tempo sarà terminato e chiuso in un circolo perfetto o in una curva interrotta? Abbiamo detto “ti amo” a chi volevamo dirlo per non portarcelo dietro inespresso e timoroso negli anni? Abbiamo detto “fottiti, maledetto bastardo, che tu possa morire di mille morti dolorose!”. A chi avremmo dovuto mandare agli inferi, accompagnato da un calcio poderoso? Abbiamo usato il nostro tempo per farne cosa? Per fare felici noi stessi e gli altri? Per creare arte e bellezza, per goderne, per fare l’amore o comporre una poesia? Abbiamo usato il nostro tempo per curare il dolore altrui? Forse l’abbiamo usato per fare del male agli altri. E non sempre involontariamente, comunque in qualunque di questi casi esso è andato… esaurito… finito.

Il Tempo chiude le porte dietro di sé, quelle porte che non si è avuto il coraggio di varcare e saltare nel buio… il Tempo guida i treni sempre più in velocità fuori dalle stazioni dimenticate e li fa svanire all’orizzonte lontano. Il Tempo che viene non è più quello che è stato. Ed è bene così.