Il silenzio del mainstream sulle mancanze del governo

Lo scorso 6 maggio il sito Arezzoweb ha pubblicato in esclusiva un documento del ministero della Salute che attesta la mancanza di prove scientifiche per le quali è stato prorogato l’utilizzo della mascherina in classe per gli studenti al di sopra dei 6 anni.

La notizia viene ripresa dalla trasmissione condotta da Mario Giordano “Fuori dal Coro”. Il servizio televisivo viene poi commentato dalla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, sul suo profilo facebook: “Secondo quale principio, quindi, Speranza continua imperterrito con queste decisioni restrittive anche per i nostri figli? Criteri scientifici o decisioni politiche?”. 

La notizia non è stata ripresa da nessuno dei giornali mainstream. Perché?

Eppure, il fatto è increscioso quanto inquietante: il documento del ministero firmato da Gianni Rezza (direttore generale della prevenzione al ministero) inviato dall’ex membro Cts all’Ufficio di gabinetto del ministero e ad alcuni altri destinatari non lascia adito a dubbi. Per rispondere al quesito avente come oggetto “Riscontro istanze di accesso civico generalizzato rapporto rischi/benefici obbligo delle mascherine in classe per i minori”, Rezza scrive: “Richiesta documentazione che attesti studi e rischi/benefici utilizzo giornaliero imposto sui minori dai 6 anni di età. Al riguardo questa Amministrazione non è in possesso della documentazione richiesta”. Asciutto, sintetico, non fraintendibile nella sua interpretazione.

Insomma, la documentazione scientifica il Ministero semplicemente non ce l’ha. E, come sostengono alcuni virologi tra cui Maria Rita Gismondo, dell’ospedale Luigi Sacco, questa documentazione proprio non esiste: “Non ci sono dati scientifici che dimostrino che l’uso delle mascherine nei bambini abbassi il rischio di Covid”.

Però, decisioni non scientifiche continuano ad influenzare la vita di tutti i cittadini. Ma soprattutto, continuano ad essere imposte a bambini dai 6 anni in su, nonostante tutti gli effetti psicologici negativi dimostrati.

Ma non vigeva la regola “giù le mani dai bambini”? Perché il mondo mainstream non si è indignato di fronte a questa gravissima mancanza? Perché il cosiddetto quarto potere non si è imposto pretendendo dal ministero della Salute di reperire la documentazione scientifica necessaria per motivare le proprie scelte?

Non sarà mica che non si sia voluto dare il giusto risalto alla notizia solo perché la stessa è stata ripresa da Giorgia Meloni? Si sa, pur non sapendo quando (e se) si voterà, la campagna elettorale è già iniziata. E i sondaggi che vedono in testa FdI fanno preoccupare molti.

Poi, sempre meglio mantenere posizioni non scomode per nessuno, anche se sono a scapito dell’informazione: oggi vince la comunicazione. Ma che fine ha fatto la deontologia professionale?