Le molestie a Piazza Duomo, verità o censura?

Milano, notte di Capodanno, la notte degli orrori passata inosservata. Poca pubblicità, poca stampa, poco dibattito. Se n’è parlato a Quarta Repubblica, il programma condotto da Nicola Porro. Lo scontro tra i presenti in studio ha riguardato la questione posta da Hoara Borselli, l’artista opinionista italiana, la quale ha contestato che quando sono gli immigrati, nordafricani, a compiere assalti sul corpo delle donne, la sinistra non solleva mai il caso. Vero: non denuncia, non inveisce, non accusa con termini inammissibili, tipo “devono marcire in galera”, fa finta di niente. Forse perché hanno pietà dei poveri extracomunitari sotto culture di sopraffazione? Vedi la vicenda di Saman Abbas, a tutt’oggi dispersa, senza sapere se davvero le è stata applicata la punizione minacciata, lapidazione, o è stata sepolta viva come è circolato, o fatta a pezzi come capitato ad altre mal capitate. Oppure seppellita così bene che nemmeno i cani molecolari sono riusciti ad individuarla.
Valentina Forlanetto, giornalista del Sole 24 Ore, precedentemente intervenuta, aveva già individuato il problema principale: “Al primo punto metto la sicurezza”, aveva detto citando le sue perplessità su una polizia distratta, indifferente, che non è intervenuta, come si è potuto constatare dai filmati presentati in studio dal conduttore, occasionalmente collegato da fuori essendo egli in “quarantena cautelativa” avendo avuto contatti con un positivo.

La questione è culturale o ideologica? Il filosofo francese Alain De Benoist, intervistato dalla redazione del programma, ha spiegato: “Prima la censura era di Stato. Ora è censura dell’ideologia dominante. Sugli immigrati c’è un silenzio assordante”, ha concluso specificando che se gli atti vengono compiuti da persone del Terzo Mondo non si deve stigmatizzare e nemmeno denunciare. Una “censura sottile” l’ha definita il filosofo francese, che produce quel “corto circuito” per cui l’immigrato è sempre vittima”. Tesi rilanciata da Tommaso Cerno, ex direttore de L’Espresso ora senatore del Pd, il quale ha minimizzato sostenendo che “comportamenti aggressivi di massa” ne avvengono ovunque e ha aggiunto che “il maschio si sente più forte in branco” poi singolarmente arriva anche a confessare ciò a cui ha partecipato.

Ma come stanno davvero le cose? Parola a Piero Sansonetti, ha esclamato Nicola Porro. E Sansonetti, pur confermando la sua stima a Toni Capuozzo, che aveva voluto tradurre in arabo il termine che identifica questi atti, ha ribadito che sono “riti” della religione musulmana e ha ammesso che si può dire solo “violenze, molestie di gruppo”, obiettando che il ragionamento del filosofo francese lo si può anche rovesciare. Cioè il direttore de Il Riformista ha continuato ad insistere che nelle nostre tv e sui nostri media si discute troppo poco di “stupri”. Sansonetti sbaglia, i “riti” sono quei delitti definiti “delitti rituali” di alcuni casi di cronaca, di cui si parla anche disinvoltamente.

Ma qual è il finalone mondialista del nuovo ordine della sinistra italiana rappresentata da Piero Sansonetti? “Gli arabi non hanno avuto 40 anni di femminismo, che ha travolto la cultura maschilista”, ha tuonato. Immaginate voi cosa può accadere in Italia ora che migliaia di arabi musulmani, fedeli alla loro religione come dimostrano, comprenderanno cosa li sta per travolgere. Ecco la fine di Saman. Chiamata qui per sottrarla a un matrimonio combinato o novella Giulietta della nostra parodia italica? Magari fosse solo questo. O per trasformarla, come si vede nelle foto che ancora girano, da triste e privata della sua identità a immagine di quelle nipoti che già a quindici anni arrivano ritoccate e rifatte con fidanzati alla moda come loro? Ma è per l’amore o per la chirurgia estetica che si fa tutto questo.

Nicola Porro ha concluso riproponendo il problema della sicurezza, rendendosi alla fine conto che quelle manifestazioni in Piazza Duomo potrebbero essere l’inizio dell’ira di giovani musulmani, che pare abbiano “violentato” nove ragazze solo con le mani. Riuscirà il femminismo a fermare tutto questo? C’è bisogno di scomodare Dacia MarainiHa il nostro valoroso femminismo fermato qualcosa in Italia, visto che più se ne parla e più i casi di femminicidio diventano atroci? Religione, cultura, economia, politica? Politica, poiché la sinistra vince sempre e non certo con il buon governo e le buone cose, ma con “la propaganda sul corpo delle donne”Mario Draghi sta dicendo che non c’è nessuna corsa al Colle, ma due problemi: la sicurezza e l’economia.