Dalla Spagnola del 1918 al Covid-19

L’influenza Spagnola del 1918 è un punto di riferimento per gli studi sulle pandemie “moderne”, ma anche un punto di analisi sulle pandemie precedenti. La Spagnola colpì il Pianeta tra il 1918 e il 1920 – due anni – ma contrariamente al nome che ne attribuiva la matrice alla Spagna, in realtà l’origine dell’influenza fu negli Stati Uniti. Assunse questo nome a causa della obbligatoria neutralità della frastornata e debole Spagna nella Prima guerra mondiale, che la rendeva non soggetta a censurare “particolari notizie”. Diversamente dalle nazioni europee che hanno cercato di nascondere i loro morti causati della “vera pandemia”, la Spagna pubblicò liberamente i dati su questa strage, da cui il nome “influenza Spagnola”.

La Spagnola fu un vero disastro sanitario e sociale; i vari dati, forse più attendibili degli attuali, la dichiarano più letale della peste nera del XIV secolo (1348). Risulta che l’influenza Spagnola fece circa cinquanta milioni di morti, ma ovviamente i dati non possono essere precisi data l’impossibilità di riscontrare i decessi. Tuttavia, altre fonti danno qualche milione in meno, altre qualche milione in più. Comunque, superarono di molto i morti della Prima guerra mondiale, da 9 a10 milioni di caduti in quattro anni; la Guerra e la pandemia hanno percorso la stessa strada insieme per circa un anno. Il virus H1N1, così identificata la Spagnola, era particolarmente virulento e contagioso, come detto si manifestò per prima negli Stati Uniti, poi in Europa, anche tramite il “legame militare”, prima di diffondersi in tutti i Continenti tramite il “legame coloniale”. Tralasciando i dettagli delle teorie dei ricercatori dell’Università dell’Arizona, come Michael Worobey, che attribuiscono la nascita della Spagnola alla combinazione di un ceppo umano (H1), proveniente dall’influenza stagionale H1N8, con geni aviari di tipo N1 e che da questo incrocio sarebbe emerso tra il 1917 e il 1918 il ceppo all’origine del virus chiamato H1N1, gli effetti dell’agente patogeno si presentavano solo alcuni giorni dopo che era stato contratto, colpendo il sistema immunitario indebolito, causando febbre, tosse e difficoltà respiratorie.

Appunto, nel 1918 la Morte presentò le sue due facce, quella della Guerra e quella di un invisibile killer che era l’influenza Spagnola. I decessi causati dalla pandemia, la cui mortalità del virus era sbalorditiva, in quanto le persone infette spiravano in pochi giorni, resero consapevoli che le epidemie rappresentavano una minaccia globale. Fu così che i governanti capirono la necessità di organizzare una medicina socializzata, nella convinzione che le epidemie non possono essere trattate individualmente, accompagnata a una rete di sorveglianza e ad azioni di igiene strutturate nella società. Pertanto, nell’ottica di preparare il Pianeta ad affrontare le future pandemie, nel 1922 la Società delle Nazioni (Sdn), decise di creare il Comitato per la Salute e l’Organizzazione per l’igiene, che fu “la madre” dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Inoltre, da questa esperienza il mondo scientifico si dedicò allo sviluppo degli studi sulla virologia e l’epidemiologia che fino ad allora erano scienze in fase embrionale.

Ma quali sono le differenze essenziali tra la pandemia Spagnola e l’influenza Covid? Partendo da una macro-visione sui decessi, la differenza è abissale; almeno dieci volte maggiore il numero dei morti nei cinque Continenti, un secolo fa, rispetto ai presunti decessi da Covid. Inoltre, una parte degli “osservatori” mette in dubbio che tutti i morti dichiarati causa Covid lo siano veramente, aprendo ambiti di ragionamento e di analisi che ritengo al momento evitabili, perché necessitano di una fisiologica “maturazionesociale al fine di non acuire divisioni. Inoltre, anche i virus e le sue varianti non sono gli stessi. Ma quella che ritengo la differenza maggiore è che l’influenza Spagnola è avvenuta all’ombra dei media della Grande Guerra: infatti le drammatiche vicende belliche occupavano quasi totalmente i titoli dei giornali.

Per il Covid è il contrario: vediamo che il ruolo del mainstream è essenziale nella diffusione di una informazione orientata verso un “horror pandemico”, non corrispondente alla realtà, che cannibalizza ogni altra informazione, creando quella “info-psico-pandemia” che regola la società più plasmabile. Tuttavia, una similitudine si può riscontrare e riguarda l’atteggiamento reattivo degli Stati. Nel 1918, a pandemia conclamata, vengono applicate misure per chiudere i luoghi pubblici e per accedere ai mezzi pubblici, ma in vari modi, spesso discordanti e che venivano messi in atto sulla istintività; allora le autorità “navigavano a vista”. Oggi, in “epoca Covid”, la “navigazione a vista” pare sia cronica anche se, data la scivolosa congiuntura socio-politica, non è da escludere che tale modalità navigatoria sia voluta.

Comunque, la Vera pandemia, quella Spagnola, in circa due anni è stata debellata esclusivamente dal fantastico “sistema immunitario umano” e senza sieri sperimentali. Ma quanto ci metterà, o quanto vorranno che ci metta, il nostro fantastico sistema immunitario a debellare il Covid, che rappresenta chiaramente il cugino povero della “Spagnola”? I due anni sono quasi passati! Intanto il dramma socio-economico dilaga più veloce e devastante che mai, minando la “speranza” e amplificando la depressione.