La verità sui contagi dai numeri dell’Iss

Il Centro StudiFranco Maria Malfatti” pur disponendo al suo interno di medici esperti della materia sanitaria e farmaceutica, addirittura attivi nelle Usca (Unità speciali di continuità assistenziale) non è finora intervenuto nella baruffa sui vaccini, ai quali per inciso non siamo contrari, considerandoli anzi fondamentali presidi sanitari che hanno contribuito a sconfiggere malattie gravissime. Tuttavia, avendo registrato una vera e propria offensiva mediatica, in pratica totalmente allineata sulla posizione dei favorevoli ai vaccini e assolutamente ostile ai cosiddetti No Vax, dopo che il presidente della Associazione nazionale di Anestesia ha comunicato che il 95 per cento dei ricoverati in terapia intensiva sono non vaccinati. E quando addirittura in questo conciliabolo eterogeneo e despecializzato è intervenuto anche un organo religioso con un anatema nei confronti di chi è contrario al rimedio, a questo punto mi sono chiesto la ragione di tanta mobilitazione contro questi presunti untori, e sono andato a cercare i dati statistici.

Sommessamente, non essendo purtroppo né medico né biologo, ma un semplice dottore di ricerca in Economia, ho analizzato gli ultimi dati nazionali disponibili per il mese di novembre sull’epidemia da Covid-19, come resi disponibili dall’Istituto superiore di Sanità. E senza dover ricorrere a sofisticate formule statistiche, tanto i dati sono chiari, ho letto ad esempio che il 52,3 per cento dei deceduti sono vaccinati, il 66,4 per cento dei ricoverati nelle terapie intensive sono non vaccinati, il 46,9 per cento degli ospedalizzati sono vaccinati, il 58,1 per cento dei malati di Covid sono vaccinati. Da questa prima semplice analisi, dunque, ho capito che statisticamente le due categorie si attestano molto vicino al 50 per cento di frequenze in tutti i casi analizzati, e che se procedessi con una ponderazione i numeri cambierebbero notevolmente, e non nella direzione presentata dai media.

Se uno studente universitario, commentando questi dati numerici durante un esame di statistica affermasse che da essi si può evincere l’efficacia dei vaccini, oppure la pericolosità dei non vaccinati quello studente sarebbe molto probabilmente bocciato. In conclusione, senza entrare nel merito delle esternazioni di questo o quell’opinionista, la diacronia evidente e macroscopica tra l’informazione sparsa a profusione dai media, persino in modo ossessivo, e i risultati che si ricavano dall’analisi di semplici dati, ci induce sospetto, ma soprattutto un certo sconforto, non sapendo più di quale fonte sia giusto e utile fidarsi. E infine, come sarà possibile limitare la libertà dei non vaccinati quando è dimostrato che non rappresentano un pericolo di diffusione del contagio superiore a quello dell’altro “schieramento”?

In sintesi, da questa brutta storia se ne ricava una sola certezza, proprio la divisione artificiosa e falsamente fondata della popolazione in due schieramenti, seppure i vaccinati, muniti di Green pass, hanno – decimale più decimale meno – la stessa probabilità di ammalarsi e contagiare dei non vaccinati. Ma questi ultimi, cornuti e mazziati, sono anche costretti spendere cifre considerevoli per fare test e tamponi, costo del quale potrebbero giustamente richiedere il rimborso allo Stato, che per legge ha imposto l’iniquo tributo.

(*) Direttore Centro studi Franco Maria Malfatti