Il canone Rai fuori dalla bolletta

Manca in Rai il direttore generale. Anzi c’è ma è ad interim. Una autonomina da parte dell’amministratore delegato Carlo Fuortes, insediato al settimo piano di viale Mazzini alla fine di luglio, assieme alla presidente Marinella Soldi (le due nomine volute dal Governo Draghi) e ai quattro consiglieri scelti da partiti (Simona Agnes per Forza Italia, Alessandro di Majo per il Movimento Cinque Stelle, Igor De Biasio indicato dalla Lega e Francesca Bria dal Partito Democratico) e a Riccardo Laganà eletto dai circa 12mila dipendenti. “Esclusione” per Fratelli d’Italia che nel precedente Consiglio di amministrazione aveva un rappresentante.

I partiti attraverso i quattro consiglieri di riferimento e la Commissione parlamentare di vigilanza continuano, quindi, ad avere influenza sulla televisione del servizio pubblico, tenuto conto che l’azionista di maggioranza assoluta, per oltre il 90 per cento, è il ministero del Tesoro. Le sfide che il nuovo vertice deve affrontare sono di vasto spessore, dovendosi la Rai confrontare con il mercato interno (Mediaset, La7, Sky, Dazn, Discovery da cui proviene la presidente Soldi) e soprattutto con le grandi multinazionali del mondo digitale.

Il settimo piano di viale Mazzini non è stato mai un posto tranquillo e per antiche tradizioni deve tener conto delle tensioni della politica. Passata l’estate con una raffica di repliche e grazie ai successi di “Techetè” e delle partite di calcio della Nazionale di Roberto Mancini, inizia una nuova stagione impegnativa. La rete ammiraglia parte tuttavia male. Mentre La7 riprendeva a tutto campo con l’attualità di Enrico Mentana, il ritorno di Lilli Gruber, gli approfondimenti di Myrta Merlino con “L’aria che tira” e “Omnibus” di Andrea Pancani, Rai Uno forniva ai telespettatori l’ennesima replica del “Commissario Montalbano”. In più lo scontro su “Uno Mattina” (condotto da Marco Frittella e Monica Giandotti) tra il direttore della Rete Stefano Coletta e il comitato di redazione del Tg Uno sulla impostazione della trasmissione e sulle eventuali modifiche da apportare a un formato che sembra aver fatto il suo tempo.

Senza approfondire per ora i vari aspetti della programmazione (ancora Antonella Clerici, Alberto Matone con “La vita in diretta”, “Elisir” di Michele Mirabella, “Cartabianca” di Bianca Berlinguer, Riccardo Iacona con “Presa Diretta”) una prima osservazione arriva dalla crisi di Rai Due nonostante gli sforzi del direttore del Tg2, Gennaro Sangiuliano. E dalla mancanza di innovazione.

In ballo c’è la definizione di tv di servizio pubblico, la raffica di nomine che vanno dai direttori di testata, di rete e delle partecipate, il disboscamento delle spese per risparmiare almeno 40 milioni l’anno. Il buco di bilancio per il 2021 è previsto in 57 milioni, ma con i debiti pregressi gli esperti hanno individuato un deficit di circa 300 milioni. La riforma dovrebbe essere portata a termine entro dicembre, riducendo a 9 le direzioni tematiche, effettuando una consistente operazione di prepensionamenti e di tagli agli appalti esterni. Un restyling del precedente piano industriale elaborato da Fabrizio Salini. Un piano di riforma che dovrebbe poggiare sulla reintroduzione del direttore generale, la cui figura venne mandata in pensione da una legge del Governo Renzi.

Altra modifica dovrebbe riguardare l’uscita del canone di 90 euro all’anno dalla bolletta dell’energia, misura introdotta da Matteo Renzi per combattere l’alta evasione. A questo punto si pone il nodo della riscossione perché, in base alle norme sul Recovery plan dell’Unione europea, anche l’Italia deve liberalizzare il mercato elettrico, rimuovendo gli extra-costi dalle bollette.