La solita solfa sulla scuola

Rieccoci, siamo quasi alla metà di settembre e come ogni anno si ripete lo stesso copione: collegamenti televisivi nei vari istituti di Roma o Milano, domande imbarazzanti ai ragazzi e discorsi filosofici sull’importanza della scuola per il presente e il futuro del nostro Paese. Ogni anno politici, accademici e giornalisti ammettono con franchezza che il sistema scolastico è vecchio e così certamente non si può andare avanti. I ragazzi meriterebbero un sistema più adatto alle loro esigenze, che permetta loro di capire chi sono, quali sono i loro obiettivi e sogni e soprattutto come portarli avanti. Basta qualche giorno per far dimenticare a tutti l’importanza della scuola, e allora si lascia tutto immutato. E questo non avviene da ieri ma da decenni.

L’unica riforma importante degli ultimi anni è stata quella della Buona Scuola, che ascoltando i ragazzi che l’hanno subita ha prodotto più danni che benefici. La scuola riesce a ritornare sulle ribalte dei giornali solamente verso giugno-luglio con il fatidico esame di Stato, momento che dai media viene condito con un pathos smielato alquanto stomacante. E in quei giorni ripartono le interviste ai ragazzi, del tipo “che Università sceglierai, come ti vedi tra dieci anni”. Con tutti i giovani che sembrano convinti di diventare quasi per diritto degli importanti scienziati, accademici, politici o imprenditori. Gli stessi studenti, a cui per anni non è stato insegnato niente di particolarmente importante per la loro vita, in quei momenti sembrano improvvisamente diventare dei futuri premi Nobel.

Certo, in parte c’è la spregiudicatezza dell’età, ma quella andrebbe controbilanciata da una certa dose di realismo e di conoscenza delle proprie reali attitudini. È proprio questo che la scuola non fa: far capire al ragazzo chi è e soprattutto chi vuole diventare. In mancanza di questi elementi, le parole della maggior parte dei giovani rimangono soltanto il sogno capriccioso di un bambino cresciuto troppo in fretta.

Poi, per carità, ci sono le eccezioni. Ci sono quei ragazzi che da soli riescono a capire veramente verso cosa sono portati, ma la maggioranza finisce per sbattere qualche anno dopo contro un muro. Muro contro il quale sono sbattute tutte le generazioni precedenti di giovani alle quali non sono stati dati i mezzi per capire chi volessero diventare da grandi. E oggi il circo riparte, ancora una volta, con una nuova fermata. Per cambiare le cose basterebbe sentire cosa hanno da dire i ragazzi, spesso capiscono meglio loro cosa può essere utile per il loro futuro che il ministero dell’Istruzione.

Come se non bastasse, quest’anno da parte dei componenti della maggioranza c’è un grande entusiasmo riguardo alla ripartenza della scuola. Come se andarci non fosse un diritto acquisito ma una concessione da parte dello Stato. Luciano Nobili, parlamentare di Italia Viva, esultava sul piccolo schermo in un talk show mattutino per tutto quello che aveva fatto il Governo Draghi per garantire un ritorno in classe in sicurezza (leggasi vaccino obbligatorio per docenti e personale), a differenza del Governo Conte che invece non aveva fatto nulla. Speriamo abbia ragione lui e che, grazie alle vaccinazioni, le scuole non debbano più chiudere, ma su questo c’è da dire che in molti hanno parecchi dubbi.

A chi ci rappresenta andrebbe ricordato, però, che la scuola non deve rimanere soltanto aperta, deve innovarsi, stare al passo con i tempi. Il che non significa certamente sostituire i libri con un iPad e la didattica in presenza con quella da casa, ma dare ai ragazzi gli strumenti per capire chi vogliono essere.