Michele non te ne andare

Sulla sicurezza dei vaccini è in corso un dibattito di libertà che sembra non trovare spazio in televisione. Già da tempo l’hanno notato un po’ tutti coloro che frequentano, a vario titolo, i social e il mondo dell’informazione in generale, in particolare quello internazionale. All’estero, infatti, non c’è questo appiattimento narrativo sul buon vaccino, il caro vaccino, il salvifico vaccino, tutt’altro. Persino sulla morigerata televisione francese, che non è certo famosa per essere particolarmente creativa o dissidente, si intavolano trasmissioni di approfondimento non solo giornalistico sulla reale scientificità della corsa alla vaccinazione di massa. Qualcuno, insomma, che si pone qualche dubbio c’è ancora persino lì.

Qui da noi l’ultimo in ordine di tempo, ma di certo non l’unico a dar voce al dubbio che assale chiunque abbia un minimo di raziocinio indipendente, è stato Michele Santoro ospite nella trasmissione di Lucia Annunziata, il quale ha avuto l’ardire di far notare che i media italiani si occupano del vaccino in modo supino e prevalentemente acritico rispetto alla rappresentazione governativa della campagna vaccinale. È finita che se n’è andato borbottando a microfono aperto, fondamentalmente perché offeso o quantomeno colpito sul vivo da Lucia Annunziata, che gli ha rinfacciato di non avere una trasmissione, di “non esercitare” l’attività giornalistica.

Santoro, dal canto suo, ha indubbiamente tutto il diritto di definirsi un giornalista, peraltro tra i più bravi che abbiamo mai avuto in televisione. E di riderci sopra o anche in faccia, a prescindere dalla conduzione di una trasmissione e la scivolata di eleganza da una signora, fa un certo effetto sgradevole. Si potrebbe ridurre l’episodio a battibecchi tra primedonne, se non fosse che la ragione è dei cornuti e ha senz’altro ragione Michele Santoro nel voler avere dalla scienza, dalla medicina, dalle istituzioni preposte e anche dai programmi televisivi più dati in base ai quali valutare liberamente, in coscienza, la realtà, la sicurezza e l’incisività di questa che è, ricordiamolo, una sperimentazione in corso sulla pelle del mondo.

Si poteva fare altrimenti? Ovviamente no, visti i numeri impressionanti dei contagi portati dalla pandemia di Covid-19, ma questo non esclude di poter alzare il dito e fare – o farsi – delle domande. Sono, siamo, siete, davvero sicuri di questi sieri che ci facciamo inoculare “sulla fiducia”? Quello che Santoro ha denunciato con il suo intervento a in Mezz’ora in più, in sostanza, che se tutti i giornalisti dicono le stesse cose e tutti programmi raccontano la stessa storia e tutti i medici per non essere radiati devono dire la stessa cosa, dove sono le opinioni critiche, che pure esistono, là fuori nel mondo? Ma soprattutto dove è finita la libertà di pensarla diversamente senza essere oscurati? Quello che ci preoccupa è che chi pensa con la sua testa e non si piega alla favoletta, qualsiasi essa sia, su qualsiasi argomento, vada bruciato nella pubblica piazza.

Ebbene, stando a Michele Santoro, il trenta per cento degli italiani ha posizioni di scetticismo se non di contrarietà all’affidamento cieco ad una sperimentazione sanitaria su un virus dall’origine ancora misteriosa e che non è nemmeno sottoposta alla farmacovigilanza degli effetti avversi, che pure ci sono in tutto il mondo e non son pochi. Significa, spiegato semplice, che ancora non c’è un registro di correlazioni e statistiche approfondite delle situazioni mortali e delle famigerate “correlazioni” né, allo stato, esiste uno studio sulle concomitanze infauste tra vaccini e situazioni gravi anche per i vaccinati più giovani.

Se la pensi leggermente scostata sei Giordano Bruno, sei Galileo Galilei, sei l’Evangelista che urla nel deserto, bene che ti vada sei un no vax. O sei un giornalista senza pulpito, anche che sei una persona che usa la sua testa, la cui idea, diversa, deve essere quantomeno presa in considerazione. Questo brutto vizio della superiorità morale… ma non bisogna andarsene. Proprio per questo bisogna restare, caro Michele.