Alcuni commentatori si sono mostrati sorpresi denunciando il “doppio standard” degli intellettuali e giornalisti di sinistra, incluse le femministe che in questi giorni stanno passando quasi sotto silenzio la tragica vicenda della ragazza di origini pakistane, Saman, probabilmente uccisa dai suoi familiari per non avere voluto accettare un matrimonio forzato che la famiglia le voleva imporre. C’è chi ha notato che, a differenza di altri casi, non si è parlato di “femminicidio” e non è scattata la grancassa mediatica delle femministe e degli antirazzisti. La giornalista Ritanna Armeni ha fatto onestamente “autocritica”, anche a nome delle altre femministe italiane, parlando di un “sottile razzismo” che sarebbe scattato inconsapevolmente nelle femministe nel solo caso della ragazza pakistana. Ma si tratta di una spiegazione parziale anche perché non si tratta di un caso isolato di silenzio.

Altri commentatori hanno fatto notare che l’indignazione mediatica dei professionisti dell’antirazzismo è scattata invece alla grande per il suicidio del giovane etiope Seid Visin. Grandi giornali, grandi e piccoli “intellettuali” e commentatori hanno cercato finanche di fare forzosamente passare per razziali le motivazioni del gesto del giovane, nonostante che il padre del giovane le abbia ripetutamente smentite.

Molti si sono esibiti nel solito mea culpa del “razzismo sistemico” dell’Occidente “colpevole” e sulla solita indignazione per un presunto dilagare del razzismo in Italia. Roberto Saviano ci ha spiegato che Seid è stato in sintesi ucciso da Matteo Salvini e Giorgia Meloni: “Un giorno farete i conti con la vostra coscienza, perché la sadica esaltazione del dolore inflitto ai più fragili prima o poi si paga” ha osato scrivere. Laura Boldrini non è stata da meno: “Seid sentiva il peso infame dello sguardo del razzismo. Mi auguro che anche una certa politica rifletta sulle conseguenze delle sue sprezzanti parole” ha cinguettato la paladina del nuovo femminismo.

Il segretario del Partito Democratico, Enrico Letta, ha twittato per ben due volte: “Seid Visin. Se puoi, scusaci”. E poi l’apoteosi, “chiediamo perdono” ha intimato Letta con il capo coperto di cenere. E quindi auspici di ius soli e ius culturae che ci salveranno dalla destra “mandataria”. Non ci curiamo di loro perché si squalificano da soli.

Il doppio standard dei presunti antirazzisti e progressisti, incluse le femministe, non deve sorprendere. La spiegazione è molto semplice: Saman viene quasi ignorata e la grancassa mediatica non scatta perché nel suo caso non è possibile colpevolizzare in alcun modo né gli occidentali, inclusi gli italiani, né l’Occidente e la sua cultura. Il silenzio dei progressisti in questi casi non è sorprendente anche perché non è nuovo.

Si è verificato in altri casi analoghi a quelli di Saman avvenuti anche in Italia; si è verificato nel caso di Colonia la notte di Capodanno del 2016, quando centinaia di donne tedesche furono molestate ed alcune violentate da emigrati maghrebini ed africani musulmani. Quel silenzio si sta registrando in queste settimane in cui in Africa ed in particolare in Nigeria si verificano uccisioni e stragi di cristiani, di cui nessuno si cura. C’è anche un razzismo inconscio in questi silenzi, ma c’è soprattutto un odio per l’Occidente che ne è l’origine. Questo odio alberga talvolta inconsapevolmente nei cuori e nelle menti degli intellettuali e dei giornalisti della sinistra radicale e massimalista, incluse le femministe radicali.

Questo odio, che è anche un odio di sé, scatta invece immediatamente come un riflesso istintivo quando, come nel caso del suicidio del povero Seid, si possa in qualche modo colpevolizzare gli occidentali, gli italiani medi non politicamente corretti (in primis i liberali e i conservatori) e in definitiva l’Occidente e la sua cultura. Il doppio standard dei sedicenti “progressisti” trova nel loro odio paradossale e patologico per la civiltà occidentale (che pure è l’unica liberale al mondo) la sola e semplice spiegazione razionale. Si tratta di un odio che è anche un odio di sé. E questo non è tanto semplice da spiegare.