Le mani dei partiti sullo scontro Rai

Alla vigilia del rinnovo dei vertici di viale Mazzini è scoppiato un duro scontro politico sulla destinazione da parte del Cda in scadenza di ingenti finanziamenti per lo spostamento della sede di corso Sempione al quartiere milanese Portello, a scapito di Roma.

L’innesto del fuoco che covava sotto gli orientamenti degli amministratori di viale Mazzini è stato il perfezionamento di una decisione presa il 18 aprile 2018, quando il Cda dette via libera al progetto i cui contorni si sono conosciuti solo da poco e sui quali ha espresso perplessità il Collegio dei revisori dei conti (indicato dal Mef) per l’eccessivo costo degli affitti e la lunghezza del contratto.

Decisione opportuna da parte di un Consiglio di amministrazione in scadenza? La tempistica direbbe di no, perché l’assemblea dei soci è stata indetta per il 30 giugno e bussano alla porta i nuovi vertici che usciranno da Palazzo Chigi dopo un compromesso con le forze politiche che sostengono il Governo Draghi.

Il progetto Saxa Rubra padana è costoso (5 milioni all’anno che fanno 135 milioni in affitto fino al 2052), senza contare che soltanto 4 anni fa vennero spesi 2 milioni di euro per la sede di via Mecenate ora da lasciare, vendendo anche la storica sede di Corso Sempione. Le polemiche risalgono ai primi anni Cinquanta, quando Milano (con il primo Telegiornale e Mike Bongiorno) ebbe un ruolo dominante rispetto ai centri di Torino (via Asiago e via Verdi), di Roma (via Teulada, poi Saxa Rubra) e di Napoli ora al centro direzionale.

La lunga storia della Rai ha visto negli anni vari tentativi di riportare a Milano la messa in onda di un telegiornale. Dopo la riforma del 1975 si parlò del Tg2 considerato vicino ai socialisti di Bettino Craxi. Ora da Milano è trasmessa l’edizione nazionale delle 12 del Tg3 e c’è la sede della Tgr Lombardia. I tempi cambiarono con la nascita del Tg3 diretto dal comunista Sandro Curzi e della Terza Rete targata Angelo Guglielmi.

In occasione dei Mondiali di calcio del 1990 venne inaugurato il centro di Saxa Rubra per la trasmissione del Tg, Tg2, Tgr, poi Rai News e Televideo e della Radio. Fu allora un grosso errore del centrosinistra aver impedito la creazione a Cinecittà (che apparteneva all’Iri come la Rai) della cittadella del cinema e della televisione.

Ora si ripete l’errore litigando con sospetti, veleni, errori di valutazione. Quello che è più grave è l’arroccamento dei politici: da una parte il sindaco di centrosinistra Beppe Sala e il governatore leghista Attilio Fontana che difendono il piano Portello e dall’altra i tre candidati sindaci della capitale (Virginia Raggi, l’ex ministro del Partito Democratico, Roberto Gualtieri e Carlo Calenda) e il governatore Pd del Lazio, Nicola Zingaretti.

Il Cda in scadenza avrebbe dovuto evitare scelte strategiche? Secondo le carte visionate il progetto Portello è un’operazione in perdita per la Rai fino al 2029, con il rischio di “rubare” investimenti alla capitale nell’audiovisivo, che è Roma. Nella Capitale in fibrillazione per la scelta del nuovo sindaco ricordano che l’indagine per trovare immobili adatti alla Rai milanese era partita nel 2014 e che quindi il presidente Marcello Foa (eletto dal governo Conte 5 Stelle-Lega tre anni fa) aveva tutto il tempo per non scatenare una battaglia dell’ultimo mese di gestione.

La tv pubblica è ancora una volta a un bivio. Le polemiche non mancano neppure per le tante produzioni esterne, con esborso di cifre enormi come è il caso della società L’officina di Fabio Fazio che produce “Che tempo che fa”.