Libertà è nonna

Roma, quartiere molto bene. Ragazzino onestamente griffato inserisce una retromarcia diligente nella sua microcar, il cui rombo di tuono rende buffo lo scatto da lumaca del motore nato agricolo. Esce dal parcheggio, radio con casse truccate come la marmitta, capelli corti-perbenino. Tre semafori, è l’unico che si ferma dietro la riga, mentre un nugolo di scooter guidati da anzianotti gli taglia la strada e infesta le strisce pedonali, coprendogli l’orizzonte. È vero, lui è borghesuccio, come tanti di un tempo. Quelli che stavano in silenzio, schiacciati dalla massa contestatrice dei loro coetanei. Invece, alle coetanee di questo Michael Schumacher trabiccolato, i social mostrano la foto delle loro nonne, non mamme. Minigonna ascellare, maglietta senza reggiseno, sguardo da duro che ricorda “Comme un garçon” di Sylvie Vartan.

Dunque, trasgressione. Negli anni Sessanta era, sì, trainata dai tam-tam di certe sinistre, ma aveva una sua spontaneità, una voglia di libertà solo in parte condizionata. Oggi la ribellione è on-line, please fill the form. Chi protesta accetta una delle opzioni indicate, nessuno si sogni di crearne alcuna. Dal burattino senza fili di Edoardo Bennato al giovane spettatore con i fili al quale raccontano che la sua età è garanzia di libertà. Invece si vive di pattern, multiple (mai free) choice. E si riesce a controllare la ribellione con briglie on-air.

La prima è il politically correct, garantito dai suoi stessi creatori: ipse dixit, traduzione, se la cantano e se la suonano. E condannano implacabilmente i termini, quasi mai i fatti. Il crollo del comunismo reale, quello onesto nei suoi orrori, ha provocato la fusione, da molti sognata per anni, di quel catto-comunismo che ora non è più un termine quasi ironico degli avversari, ma una federazione di nostalgici dei veti addizionati, non più incrociati.  Tramite gli implacabili schemi dei computer, che non tollerano nulla e ci abituano a obbedire anche a quello che ci sfugge, anche le grandi aziende contribuiscono alla sottomissione del popolo schiavo dei bisogni, primari o no e favoriscono, a loro modo, il trionfo del vetero-bigottismo.

Riescono ad avere gioco facile persino arruolando come schiavi con quelli che pagano. Una chicca: il modulo di manutenzione degli scooter Piaggio indica i tagliandi come “obbligatori”, tout court, senza specificare se una dimenticanza o l’intervento di un meccanico non di apparato faccia solo decadere la garanzia o sia materia penale. Rap, trap, euro- Måneskin sono solo fuffa, protesta senza nerbo né tantomeno linea comune. Sembra che ognuno di questi gruppi manifesti contro quello che non sa, inneggiando a simboli di pura democrazia come la Lamborghini di Fedez o le borse di Chiara Ferragni coniugata Tod’s. Tutto in linea con lo sponsor, quella sinistra che non esiste più, ma che da qualche parte, in Parlamento, deve pur sedere.

Risultato: chi, oggi negli anta avanzati, criticò il Sessantotto, ne rimpiange comunque gli aneliti di libertà. Jane Birkin e Serge Gainsbourg ansimavano Je t’aime… moi non plus, l’Isola di Wight era piena di giovani che sognavano la libertà totale e il bene collettivo e universale. Certo, fra i figli dell’Amore Eterno c’erano anche quelli poi ridicolizzati da Carlo Verdone, quelli in seguito diventati inflessibili funzionari di banca, quelli che hanno continuato a protestare in silenzio, chiedendo aiuto ai passanti. Comunque, allora, credevano in qualcosa. Non chiaro, non tanto concreto. Citavano Mao, mostravano il libretto rosso senza averlo letto. Pochi distinguevano Ho Chi Minh da Pol Pot sulla cui criminalità furono informati in seguito.

Ma la liberazione sessuale, il distacco degli Stati dalle religioni, la libertà reale con fiducia per i giovani non erano temi vaghi e, anche grazie alle loro spinte, il mondo si è evoluto. Per poi cadere nelle grinfie dei web-bacchettoni attuali, quelli che programmano e controllano, riuscendo a imbrigliare le voci dei ragazzi dentro righe virtuali. E lasciando solo negli occhi dei più anziani i simboli delle vecchie illusioni di libertà, tette di Jane Fonda, orizzontali sotto magliette sottili, e tante altre, vertical limit. Ma orgogliose di rappresentare un’idea.