Informazione: futuro di qualità

C’è sempre più bisogno di un’informazione affidabile e di qualità. Non solo per raccontare le complesse vicende dei singoli e dei Paesi ma soprattutto per distinguere il vero dal falso, sempre più in agguato.

L’esplosione dei mezzi tecnologici sta trasformando il mondo dell’editoria e della comunicazione come non era mai avvenuto prima. Sono tante le chiavi di lettura per capire dove va il mondo e la pandemia da Coronavirus, che coinvolto tutto il pianeta, è la dimostrazione di quanto fragili siano le conoscenze e quindi le difficoltà del giornalismo di raccontare, in maniera chiara e precisa, una realtà mutevole.

In occasione dei 145 anni dalla fondazione (Milano marzo 1876-marzo 2021) il Corriere della Sera ha posto all’attenzione dei lettori, in un supplemento, dove vada l’informazione. Più che guardare al passato, l’obiettivo è guardare avanti perché la battaglia per il pluralismo informativo e la democrazia si gioca in un campo dai confini inediti.

Il territorio della carta stampata è stato preso d’assalto da piattaforme distributive multiple e in continuo cambiamento. Vanno dai tablet, web, app, Google, Facebook, TikTok, Instagram. E poi Twitter, YouTube che hanno attirato l’attenzione e il consenso delle giovani generazioni. Per frenare il calo degli introiti dalle edicole e della pubblicità, i gruppi editoriali stanno cercando percorsi nuovi di diffusione del prodotto informativo.  Nel supplemento c’è un’analisi del vicedirettore, Venanzio Postiglione, sui numeri di sei quotidiani europei e uno brasiliano. Il Corriere della Sera nasce a Milano il 5 marzo 1876 (direttore Eugenio Torelli Viollier) con una tiratura che va da 14 a 25mila copie, per poi passare a quota 150mila nel 1906, superando Il Secolo e con il nuovo palazzo di via Solferino, voluto dal direttore Luigi Albertini. L’interesse delle notizie sulla Prima guerra mondiale fanno sbalzare le copie a 275mila nel 2011 e a 600mila nel 1920. Il giornale milanese parte dai fatti e punta sulla chiarezza fin da subito. Oggi gli articoli sono solo l’inizio e non la fine di un percorso, perché rimbalzano sui siti e sui social. In piena pandemia da Covid, Corriere.it ha superato i 12 milioni di utenti unici on-line.

Il Corriere con le sue grandi firme e le inchieste esclusive ha raccontato 145 anni di storia italiana e internazionale, divenendo il primo quotidiano italiano. Il futuro è credere nell’informazione sul web, dal sito alle edizioni digitali, dai podcast alle newsletter. Carta e web dovranno convivere, come è successo quando si è passati dalla composizione a caldo (le linotype che sono ancora all’ingresso di via Solferino, 28) a quella con le macchinette e ai computer. In definitiva, attribuire ancora un valore all’informazione, portando innovazione all’interno e intorno alle redazioni, offrendo di più e di tutto.

Degli altri quotidiani il più avanzato è The New York Times con 410mila copie cartacee e 130 milioni di lettori unici on-line. Poi l’inglese Financial Times con 100mila copie cartacee e oltre un milione di abbonati, in prevalenza digitali. Le Monde vende circa 140mila copie e registra 20 milioni di lettori nell’insieme dei supporti. Il tedesco Süddeutsche Zeitung vende 305mila copie e vanta 1,7 milioni di utenti unici on-line al giorno. El País ha smesso dal febbraio 2021 la vendita delle copie cartacee ma registra 3 milioni di utenti unici on-line al giorno. In Brasile avanza Folha de S. Paulo con 285mila copie vendute e 43,5 milioni di utenti unici on-line al giorno.