Tajani, Forza Italia e il rapporto con gli Stati Uniti
Foto: Antonio Tajani (Ansa)

Antonio Tajani rivendica la propria posizione centrista all’interno della coalizione di Governo e si smarca dalle posizioni trumpiane. Un fatto è certo: il rapporto con gli Stati Uniti non è in discussione. Il segretario forzista, fedele al proprio profilo basso, usa un’espressione indiscutibile, dopo le elezioni di Midterm: “La relazione con gli Usa non cambia granché”. Il leader di Forza Italia e ministro degli Esteri non ha dubbi: “Sono i nostri principali alleati, perché costituiscono l’altra faccia dell’Occidente e rappresentano la più grande democrazia al mondo”. In un’intervista al Messaggero, sottolinea: “Essere alleati degli Usa per noi significa dialogare a testa alta e a schiena dritta. Io non sono Maga e non lo sarò mai”, aggiunge Tajani sostenendo che “essere alleati non significa essere sottomessi. È questo che la sinistra non capisce, perché troppo spesso manca di senso patriottico dello Stato e non coglie il fatto che l’interesse nazionale deve prevalere sulle posizioni politiche o ideologiche”. La sinistra, spiega ancora il vicepremier, “è sempre convinta di vincere fino al giorno prima del voto e il giorno dopo si accorge che era stato soltanto un sogno. Non solo. Pensano che le vittorie delle altre sinistre negli altri Paesi siano le loro. Ma non è così”. Alla domanda se non crede che l’onda blu americana diventi l’onda lunga del Campo largo, Tajani risponde infine così: “Io mi auguro l’onda azzurra di Forza Italia alle prossime elezioni”.

Roberto Occhiuto, presidente della Calabria e vicesegretario nazionale di Forza Italia, in un’intervista al Foglio, è ancora più esplicito del segretario. “Più che su chi ha vinto credo sia importante concentrarsi su che tipo di destra ha perso. Penso che, se sapranno leggerla bene, la sconfitta di Donald Trump possa essere una buona notizia per i repubblicani americani. Ma anche per la destra europea. Mi auguro che da noi non ci sia più chi sogna di emulare la destra populista del tycoon”. A suo avviso, “il Partito repubblicano americano non nasce certo come il partito di Trump. Ha una gloriosa tradizione liberale. È il partito di Abraham Lincoln fondato per la libertà contro la schiavitù, di Theodore Roosvelt che spezzò i monopoli, di Reagan che viene assimilato a Trump ma è il suo contrario. Il presidente americano ha vinto evocando paure, ma i cittadini gli hanno voltato le spalle soprattutto a causa di ricette fallimentari come i dazi. Una promessa di protezione che gli si è rovesciata contro. Per questo credo possa essere un’occasione per un grande reset, per un ritorno a una tradizione di destra più liberale”.

Secondo Occhiuto “se il centrodestra decide di copiare Trump, decide di avere un’involuzione verso una destra populista invece che verso una destra liberale, questa lezione che ora può osservare gratis rischierebbe di pagarla in prima persona”. Tuttavia Occhiuto osserva come Giorgia Meloni abbia già dimostrato di essere altro rispetto alla destra nazionalista dei repubblicani Usa di questi anni. “Una conservatrice moderna”, la definisce il forzista. “E fa benissimo – dice – la premier a tenere chiuse le porte del centrodestra alla destra populista italiana perché sì, il terreno dove radicarsi non manca e forse darebbe quei 4-5 punti che darebbero la certezza della vittoria, ma renderebbe impossibile governare”. Riferendosi a Forza Italia Occhiuto afferma: “Siamo sempre stati qualcosa di diverso, ma dobbiamo esserlo con ancora più determinazione, con più incisività. È interesse della destra europea avere una parte autenticamente liberale”.

Aggiornato il 05 novembre 2026 alle ore 18:41