#Albait. La via verso la felicità
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FASCISTI CONTRO COMUNISTI

Per quasi un secolo il dibattito politico italiano è rimasto ostaggio di una contrapposizione falsa e binaria: a destra i fascisti, a sinistra i comunisti. Una realtà deformata a uso e consumo delle ideologie di massa. Eppure, i fascisti in senso proprio sono sempre stati una minoranza, persino durante il Ventennio. Con “comunismo” si indicano forme distanti tra loro: l’idea che figure come Palmiro Togliatti, Enrico Berlinguer e Massimo D’Alema appartengano alla stessa categoria fa sorridere. C’è un abisso tra il “Migliore”, emissario della Lubianka in Italia, e i leader post-ideologici degli anni Novanta. E come si può accostare il radicalismo di Alessandro Pavolini a Giorgio Almirante o a La Russa?

LA FARSA ALTERNATIVA

La contrapposizione fascismo-comunismo è diventata e forse è sempre stata una farsa. Si è sempre trattato di due approcci politici in competizione nello stesso campo: la distruzione della libertà individuale in favore di un collettivismo soffocante.

I GIOVANI NELLE STRADE E LE ANALISI

Di fronte alle proteste giovanili, il commento politico affronta il tema secondo quelle vecchie inutili etichette. Le ideologie di derivazione hegeliana sono morte e falsificate dalla realtà. Le prove storiche abbondano. L’Italia degli anni Trenta fu pioniera nei motori aeronautici a reazione, ma entrò in guerra con velivoli inadeguati, travolta dalla macchina industriale americana e dal pragmatismo britannico. L’Unione Sovietica, dal canto suo, ha dimostrato come la pianificazione centralizzata potesse garantire risultati nel breve periodo, per poi condannare il blocco orientale a un collasso per implosione. Anche la fine della Guerra Fredda è stata determinata più dall’esaurimento logistico ed economico dei sistemi totalitari hegelisti che dalla pura superiorità strategica degli avversari. In sintesi: le architetture filosofiche basate sulle masse del Novecento, perfette in astratto ma che non funzionano in pratica, sono masticate ma indigeribili.

I SENIOR INVIDIANO GLI JUNIOR CHE PROTESTANO

Finché si utilizzeranno lenti interpretative novecentesche, i moti di piazza di oggi saranno indecifrabili. I giovani scendono in piazza e lo fanno con violenza. Hanno motivazioni concrete per farlo? Certamente, e la lista dei disagi sociali che anche i senior vivono potrebbe essere allungata. C’è una solidarietà intergenerazionale del disagio. Siamo tutti sulla stessa barca.

IL MOVIMENTO SENZA TESTA

I ragazzi manifestano perché i loro percorsi scolastici non garantiscono sbocchi probabili. Il futuro crea ansia. Il disagio si traduce spesso in devianza o rifugio in mondi fantastici. Il ritiro dal mondo può vestirsi anche di microcriminalità e spaccio come strumenti di riduzione dell’ansia e acquisizione di ruolo. Si genera così una doppia dipendenza, chimica e culturale, alimentata dal mito del “romanzo criminale”. Ovviamente la maggioranza dei ragazzi rifiuta le derive fuorilegge. Persegue una vita normale, tranquilla. Ma sperimenta la stessa incertezza. Sono mondi che si comprendono senza sapere il perché.

IL CORTO CIRCUITO

Il principio del merito è saltato per tutti, adulti e giovani. Gli studenti più brillanti scoprono spesso che i canali del familismo e delle nomine politiche garantiscono corsie preferenziali. Chi vale e ha coraggio ha due alternative: l’emigrazione o l’autoimprenditorialità in un ambiente politico che vede nell’impresa fonte di estorsione fiscale o occupazionale per raccomandati. L’ignoranza analitica ha trasformato la gestione della cosa pubblica in amministrazione del potere senza progetto.

L’ERA DEL BULLISMO ISTITUZIONALE

Nei media e nella cultura nazional-popolare televisiva e social il merito è un concetto scomparso. Le narrazioni si basano sull’esaltazione della forza, della volgarità, della scorciatoia. È l’era del bullismo istituzionale elevato a sistema. Il declino sociologico in politica corrisponde al linguaggio della Russia autocratica, del giustificazionismo predatorio di Trump, nell’estremismo teocratico.

IL TEPPISMO DIVENTATO POLITICA

La violenza urbana dei giovani che spaccano vetrine e distruggono l’arredo urbano è la copia del teppismo prepolitico istituzionale sia nazionale che internazionale. I manifestanti non hanno coscienza teorica del nichilismo in cui sono immersi, ne avvertono gli effetti disfunzionali. In soldoni: la politica non programma lo sviluppo e il benessere collettivo, così le piazze esplodono improvvisamente e senza una piattaforma rivendicativa. In Francia i ragazzi hanno protestato per avere una migliore edilizia scolastica e hanno dato alle fiamme gli istituti all’avanguardia.

ABBIAMO BISOGNO DI RAZIONALIZZARE LE OPZIONI POLITICHE

Cosa fare allora? Prima di tutto capire che abbiamo bisogno di innovazione. Le categorie politiche vanno riformate rispetto al Novecento. A destra va inserito chi propone di tornare al nostalgismo dei ‘comunisti’, degli zaristi e dei fondamentalisti religiosi. Al centro resta chi propone la stasi e ha paura che qualsiasi azione possa portare al caos che le destre di oggi promettono con violenta determinazione. La Sinistra è la grande assente ed è la vera richiesta che arriva dalle piazze e dalle case: sconfiggere il vuoto pneumatico creato da paura per sostituirle con un futuro felice, libero sicuro.

LA VIA VERSO LA FELICITÀ

Come pensare alla felicità, se in tanti dalla Russia agli iraniani, fino a Trump usano la minaccia bellica come strumento ordinario? I giovani si sono accorti della minaccia, più degli adulti. La loro violenza di piazza è uno sfogo anche a quest’ansia, agevolato da una sostanziale percezione di impunità. Chi li dovrebbe aiutare a uscire da questo loop autodistruttivo usa gli strumenti ai quali è abituato, improntati all’oscillazione tra cautela a non infilarsi in guai più grossi e la minaccia di uso della forza muscolare. In pratica, gli adulti non sanno che pesci prendere. Qualcuno arriva a liquidare la questione con un banale: sono “immigrati di seconda generazione”. La verità è che in piazza c’è l’Italia reale. Anche se non ci sono piattaforme rivendicative e abbiamo spiegato il perché, dobbiamo ricostruire le premesse per la felicità.

Aggiornato il 23 ottobre 2026 alle ore 14:20