En passant
Dovrebbe interessare la destra e la sinistra, e pure il centro se ci sarà. I ricorsi per incostituzionalità della nuova legge elettorale saranno vagliati dalla magistratura. Battezzata “stabilicum” per dover assicurare il Governo della Repubblica, magari la sera stessa delle elezioni se scattasse il “premio di minoranza qualificata” (questo è il nome esatto), la legge già traballa nell’intenzione dei ricorrenti, tutti esponenti politici a vario titolo dell’opposizione.
Adesso possono accadere due cose. La prima, improbabile: nessun magistrato accoglie un ricorso e solleva un’incostituzionalità alla Consulta. La questione di costituzionalità agitata finisce lì e la legge trova piena e legittima applicazione nelle prossime elezioni. La seconda, probabile: uno o più magistrati eccepiscono una o più incostituzionalità, la Consulta accetta le eccezioni e le giudica nel merito, per decidere se sono fondate tutte o in parte o altro.
Dando per certo i ricorrenti che la legge finirà all’esame della Consulta, la discussione verte intanto sui tempi della decisione di costituzionalità o incostituzionalità. Arriverà prima o dopo l’indizione delle elezioni, la quale è incerta perché dipende da altri organi costituzionali? La domanda ha una risposta sia politica sia istituzionale. Per esempio, se la Consulta, ad elezioni concluse, annullasse il “premio di minoranza qualificata” già nel frattempo attribuito, quale dovrebbe essere lo sbocco del sistema? I costituzionalisti amano ripetere che la legge elettorale purgata dalla Consulta è sempre auto applicativa. Sarebbe vero anche per l’annullamento del “premio”, se il “premio” fosse annullato prima delle elezioni, come anche per altre norme ritenute incostituzionali.
È indispensabile, pertanto, e non dovrebbe essere impossibile, scongiurare il garbuglio inestricabile che prospetterebbe al mondo politico una sentenza “tardiva” della Consulta. I giudici costituzionali devono bruciare i tempi e non ripetere l’errore di legittimare in fatto con il ritardo della sentenza un parlamento illegittimo in diritto per effetto della sentenza. Se la sovranità appartiene al popolo, nessuna “necessità” della Consulta può causare “de facto” l’alterazione della rappresentatività.
L’urgenza di decidere prima (meglio molto prima) delle elezioni costituisce “interesse costituzionale bipartisan” delle forze politiche che perciò hanno il dovere di sollecitare la Consulta “by suasion”, per persuasione e per consenso.
Aggiornato il 16 ottobre 2026 alle ore 11:28
