Nuove strategie di islamizzazione in Europa e in America
Foto: Ansa

L’Islam politico ha adottato nuove strategie per penetrare nelle società occidentali. Mira, approfittando di emergenze, a cambiare le leggi. Sfrutta il pluralismo giuridico. Fa proseliti con i social network. Si unisce alla protesta studentesca. Ue e Usa stanno prendendo contromisure.

Oltre ai conflitti aperti e alle minacce geopolitiche esterne, le democrazie occidentali affrontano oggi le insidie di un’infiltrazione progressiva condotta dalle reti dell’islamismo politico. L’elemento di massima criticità per la tenuta dello Stato di diritto risiede nell’abilità con cui questi gruppi organizzati sfruttano gli spazi di libertà e le garanzie istituzionali per promuovere agende ideologiche inconciliabili con i valori della società aperta. 

È quanto documenta il lavoro di monitoraggio svolto dal Focus on Western Islamism, centro di ricerca nato nell’alveo del Middle East Forum, le cui analisi mostrano come il passaggio dalla contrapposizione eversiva all’insinuazione capillare nei gangli burocratici, finanziari e culturali delle società liberali a vantaggio della propria agenda ideologica trovi una chiara e preoccupante validazione nei fatti. Il metodo radicale si fonda oggi sulla strumentalizzazione spregiudicata delle garanzie democratiche, dissimulata dietro un linguaggio di facciata apparentemente conforme ai valori occidentali.

L’episodio registrato a San Diego rappresenta un modello di scuola in questa direzione. Sfruttando l’emotività e l’urgenza seguite a un grave episodio di odio contro la comunità musulmana, il Consiglio comunale ha adottato una definizione formale di “Islamofobia” destinata a tutti gli uffici pubblici e alla polizia, senza rendere noto al pubblico che era stato interamente redatto dai funzionari del Council on American-Islamic Relations, un’organizzazione indicata nei processi federali come co-cospiratrice nel finanziamento del terrorismo e colpita da sanzioni in diversi Stati americani. L’operazione, emersa da un’inchiesta del Focus on Western Islamism e condotta su oltre duemila pagine di atti amministrativi, evidenzia come le tutele democratiche possano venire piegate per condizionare l’azione pubblica e inibire la critica politica e confessionale.

Questo cambio di paradigma sta orientando i processi decisionali su entrambe le sponde dell’Atlantico. A Strasburgo, il Parlamento europeo ha adottato un provvedimento di grande rilievo politico, approvando una risoluzione volta a contrastare l’entrismo ideologico nelle istituzioni comunitarie. L’iniziativa richiede verifiche rigorose sulla destinazione delle risorse pubbliche per blindare i finanziamenti dell’Unione e impedire che possano fluire, anche indirettamente, verso reti fondamentaliste. L’Eurocamera invita inoltre il Consiglio a valutare l’inserimento delle articolazioni dei Fratelli Musulmani nel catalogo europeo delle organizzazioni terroristiche.

La linea sollecitata da Strasburgo si intreccia con le misure già operative oltreoceano. A Washington, il Dipartimento del Tesoro americano ha già classificato i rami egiziano, giordano e libanese della Fratellanza tra le entità colpite da sanzioni antiterrorismo. Sul fronte interno europeo, il monitoraggio delle intelligence conferma intanto la pervasività del fenomeno. I report governativi in Germania evidenziano come l’omofobia a matrice islamista sia diventata un vettore primario di radicalizzazione, mentre in Francia si moltiplicano gli episodi di esaltazione del terrorismo negli ambienti studenteschi, con un picco registrato proprio nel contesto delle rivolte che stanno scuotendo i licei di tutto il Paese.

In Italia, i dossier dei nostri 007 presentati al Parlamento documentano un’impennata delle indagini sul jihadismo digitale tra i minorenni, raddoppiate in due anni. L’uso di social network, server autogestiti, messaggistica criptata consente la diffusione di manuali e l’organizzazione di azioni violente in poche settimane, spinte da una ricerca di appartenenza che precede la stessa adesione confessionale.

Parallelamente all’attivismo ideologico e alla propaganda digitale, il contesto italiano registra le insidie del pluralismo giuridico. L’azione della Procura di Padova nei confronti della Camera Arbitrale Islamica ha riaperto il dibattito sui sistemi di giustizia ombra, la cui pretesa di risolvere contenziosi civili ed economici applicando in via prioritaria i precetti della legge coranica rischia di erodere la sovranità giurisdizionale dello Stato.

In questo solco, l’esperienza dei Sharia Councils britannici mostra le distorsioni di questo modello. Le corti ufficiose finiscono per monopolizzare la gestione dei matrimoni religiosi, imponendo alle donne ostacoli finanziari e sessioni di conciliazione forzata anche in presenza di abusi domestici per concedere il divorzio, spingendole a rinunciare alle tutele patrimoniali e all’assistenza della giustizia ordinaria pur di evitare l’ostracismo della comunità di appartenenza.

Nei prossimi mesi, le riforme normative e gli accertamenti della magistratura misureranno l’effettiva capacità di tracciare un confine netto tra la tutela della libertà religiosa e la salvaguardia dello Stato di diritto. L’efficacia di questo nuovo corso dirà se le risposte istituzionali saranno sufficienti a preservare la tenuta democratica di fronte a strategie d’influenza e di condizionamento sempre più sofisticate.

(*) Tratto da La Nuova Bussola Quotidiana

Aggiornato il 15 ottobre 2026 alle ore 10:55